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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 43695/2023 del 27/10/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

La difesa ha impugnato l'ordinanza che ha respinto la richiesta di revoca o sostituzione della misura cautelare degli arresti domiciliari, censurando la gravità indiziaria con riguardo a tre episodi contestati (delitti commessi in concorso ai sensi dell'art. 110 cod. pen. e dell'art. 73, comma 1, d.P.R. n. 309/1990). Si è sostenuto che le intercettazioni, lette correttamente alla luce delle osservazioni difensive e dell'audizione dei dialoghi, non proverebbero le cessioni di cocaina contestate ma piuttosto la consegna di telefoni e somme di denaro; si è inoltre rilevata carenza di motivazione circa le esigenze cautelari e si è lamentato un vizio di valutazione nella ricostruzione degli indizi.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le censure difensive fossero, in gran parte, una ripetizione di argomentazioni già valutate e rigettate nel precedente riesame e che non fossero accompagnate da elementi di novità o da vizi effettivi della valutazione cautelare tali da scardinare il giudicato formato sulla gravità indiziaria. Il Tribunale ha valutato nel complesso le intercettazioni e ha confermato la sussistenza del quadro indiziario e delle esigenze cautelari; ha inoltre condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali.

Norme richiamate

  • art. 310 cod. proc. pen.

    Norma richiamata per il tipo di impugnazione esercitata (appello contro il provvedimento del giudice cautelare): la Corte ricorda che l'appello non introduce nuovi elementi se non vi è effettiva novità rispetto al giudicato cautelare.

  • art. 110 cod. pen.

    Richiamato per qualificare il concorso di più persone nel reato; la contestazione è formulata in concorso con altri soggetti rispetto al reato di cui al D.P.R. 309/1990.

  • art. 73, comma 1, d.P.R. n. 309 del 1990

    art. 73, comma 1, d.P.R. n. 309 del 1990

    Norma che sanziona detenzione e traffico di sostanze stupefacenti; costituisce il fondamento della contestazione relativa alle presunte cessioni di cocaina oggetto delle intercettazioni.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma richiamata in relazione agli effetti della dichiarazione di inammissibilità del ricorso, connessi alle pronunce sulle spese processuali a carico del ricorrente.

Massime di principio

  • Per ottenere revoca o sostituzione di una misura cautelare è necessario proporre elementi di novità concreti e pertinenti rispetto al giudicato cautelare: semplici replica o rielaborazione delle stesse censure già esaminate in sede di riesame difficilmente avranno successo.
  • Il giudizio sulla gravità indiziaria valorizza il quadro complessivo delle intercettazioni e degli altri elementi: singoli passaggi ambigui o isolati non sono sempre sufficienti a scardinare una valutazione fondata sull'insieme delle emergenze.
  • Le doglianze generiche o non supportate da puntuali indicazioni di vizi logico-giuridici nella motivazione del provvedimento impugnato sono normalmente dichiarate inammissibili o infondate in sede di legittimità.
  • Quando si contestano le risultanze delle captazioni, la difesa deve indicare chiaramente perché la lettura alternativa proposta sia oggettivamente più coerente e dimostrare l'esistenza di errori nella valutazione probatoria o di travisamento dei fatti.
  • Il procedimento di riesame e l'appello cautelare richiedono che le nuove argomentazioni abbiano efficacia 'disruptive': vale a dire devono essere idonee a modificare la valutazione cautelare precedente, non solo a rimettere in discussione le stesse conclusioni.
  • In caso di inammissibilità del ricorso il giudice può condannare il ricorrente alle spese processuali; è pertanto opportuno valutare la forza delle argomentazioni prima di proporre impugnazioni prevedibilmente ripetitive.

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