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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 36405/2023 del 31/08/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte d'appello di Cagliari che aveva confermato, salvo limitata riforma sulle pene accessorie, la condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale in qualità di amministratore di fatto della Black & White s.r.l. (società fallita). Le contestazioni principali riguardano: 1) la presunta errata valutazione da parte della Corte d'appello dei presupposti della dichiarazione di fallimento e dell'ambiguità delle valutazioni peritali; 2) la qualificazione come distrattive di determinate condotte (sottrazione di due autovetture intestate alla società, prelievi dalle casse societarie per complessivi euro 93.482,86 non giustificati, spese personali per almeno euro 31.938, cessione gratuita di 49 progetti fotovoltaici alla Enki Energy s.r.l., sottrazione di libri contabili), nonché presunte violazioni di norme penali e civili richiamate dalla difesa; 3) la mancata attribuzione della riduzione di pena per il rito abbreviato condizionato all'acquisizione di una consulenza di parte e l'asserita omissione di poteri d'ufficio da parte della Corte d'appello.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo le censure in gran parte reiterative, aspecifiche e prive di fondamento. Ha confermato che il giudice penale non può sindacare i presupposti oggettivi e soggettivi della dichiarazione di fallimento (quindi non riesaminare lo stato di insolvenza alla base della sentenza civile di fallimento), ma può esaminare e valutare le singole condotte dell'imputato successive o connesse al dissesto. Sul merito delle condotte distrattive, la Corte ha ritenuto provata la sottrazione di denaro e beni, in particolare per l'esistenza e la mancata consegna delle autovetture (ammesse dall'imputato) e per i prelievi documentati in bilancio come credito verso i soci senza giustificazione sostanziale; analogamente ha ritenuto congrua la qualificazione come distrattiva della cessione gratuita dei progetti fotovoltaici. Quanto al rito abbreviato condizionato, la Corte ha giudicato il motivo generico e non specificamente sostenuto nei gradi, confermando la legittimità del rigetto. Per tali ragioni il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato alle spese processuali e a una somma a titolo di ammenda a favore della cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • R.D. 16 marzo 1942, n. 267 (Legge fallimentare)

    art. 216; art. 219, comma 2, n. 1

    La Corte afferma che la declaratoria di fallimento, quanto al presupposto oggettivo dello stato di insolvenza e ai presupposti soggettivi della fallibilità, non puo' essere sindacata nel processo penale; resta però consentita la valutazione delle singole condotte distrattive/dissipative dell'amministratore.

  • Codice penale

    Art. 110 richiamato per il concorso di persone; la Corte respinge l'idea di una responsabilità oggettiva (art. 43 richiamato in tema di imputazione) e conferma la necessità del giudizio di colpevolezza fondato su elementi di dolo e prova.

  • Codice di procedura penale

    art. 438; art. 442; art. 603; art. 606 comma 1 lett. e); art. 616

    Norme sul rito abbreviato (art. 438 e 442) e sui poteri del giudice (art. 603). La Corte osserva che la richiesta di rito abbreviato condizionato deve essere specificamente coltivata e motivata nei gradi di giudizio; art. 606 lett. e) richiamata circa i limiti della motivazione manifestamente illogica; art. 616 applicato per la condanna alle spese e all'ammenda in caso di inammissibilita' del ricorso per profili di colpa.

  • Codice civile

    Art. 1965 (riguardo alla transazione) evocato dalla difesa sulla natura della cessione dei progetti; la Corte ha ritenuto che la cessione non fosse una transazione idonea a giustificare l'atto. Art. 2740 richiamato nella motivazione come principio della responsabilita' patrimoniale e della tutela dei creditori.

Massime di principio

  • Il giudice penale non puo' sindacare i presupposti della dichiarazione di fallimento (stato di insolvenza e condizioni di fallibilita') che hanno efficacia di fatto nei procedimenti penali: la declaratoria di fallimento non e' ri-litigabile in sede penale, ma le singole condotte dell'imputato possono essere valutate autonomamente.
  • La distrazione o dissipazione dei beni societari puo' essere provata anche mediante la mancata giustificazione della fuoriuscita di denaro o beni dal patrimonio aziendale: uscite incontestate e documentazione inadeguata a dimostrare finalita' aziendali possono legittimare la qualificazione di condotte distrattive.
  • La mera iscrizione di un bene (es. al PRA) non esclude automaticamente la configurazione del reato di sottrazione alla massa fallimentare quando il bene non viene consegnato al curatore e il possesso e' mantenuto dall'amministratore.
  • La libera autonomia negoziale dell'imprenditore non e' illimitata: atti leciti in astratto possono integrare bancarotta fraudolenta quando sono compiuti con finalita' incompatibili con l'interesse dei creditori e comportano un depauperamento prevedibile del patrimonio.
  • Per ottenere la riduzione di pena con rito abbreviato condizionato e' necessario che la relativa richiesta e le integrazioni probatorie siano specificamente dedotte e documentate nei gradi di giudizio; la genericita' o la mancata coltivazione in appello rende il motivo inammissibile.
  • In sede di valutazione probatoria la mancata produzione da parte dell'imputato di una ricostruzione alternativa credibile e documentata puo' essere considerata dal giudice come elemento residuale a rafforzamento delle risultanze accusatorie, purché non si configuri un'inversione dell'onere della prova.

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