Cassazione Penale, Sentenza n. 19587/2024 del 16/05/2024
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che confermava la custodia cautelare per il reato di associazione mafiosa (operante in Cosenza e comuni vicini). Il ricorrente contestava la sussistenza del pericolo di reiterazione, deducendo travisamento della prova e carenza motivazionale: sosteneva che la sua partecipazione fosse riconducibile al solo rapporto familiare con gli zii (Patitucci e Rosanna Garofalo), interrotto nel periodo 2018-2019, e che non vi fossero elementi successivi a maggio 2019 o autonomi rispetto al vincolo parentale che dimostrassero una operatività continuativa nell'associazione; criticava inoltre la valorizzazione di intercettazioni e ammissioni come indizi di una partecipazione autonoma e stabile.
La decisione
Il ricorso è stato rigettato. La Corte ha ritenuto congrua la motivazione del Tribunale del riesame: ha valorizzato le ammissioni del ricorrente (trasporto di stupefacenti anche per altri capi di gruppi confederati, estorsione, intestazione di autovetture, consegne) come elementi non riconducibili esclusivamente al rapporto familiare e indicativi di una partecipazione stabile all'organizzazione. Ha richiamato l'orientamento giurisprudenziale secondo cui, per mafie storiche, il "tempo silente" non interrompe automaticamente il vincolo associativo; ha ritenuto insufficiente la prova della dissociazione e rilevante la gravità dei reati ammessi e la personalità negativa del ricorrente (pregiudicata non definitiva per reati previsti dagli artt. 629 c.p., 73 e 74 DPR 309/90). Conseguentemente il pericolo di reiterazione è stato ritenuto attuale e la misura confermata; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
Norme richiamate
art. 627 cod. proc. pen.
Norma richiamata in relazione agli obblighi motivazionali del giudice sulle esigenze cautelari; il Tribunale ha ritenuto di aver adeguatamente motivato in ordine all'attualità del pericolo di reiterazione nonostante il tempo trascorso.
art. 416-bis codice penale
Rilevanza della particolare pervasività e stabilità delle organizzazioni mafiose: per tale fattispecie il tempo trascorso non è di per sé idoneo a escludere il pericolo di reiterazione, salvo prova convincente di dissociazione.
art. 629 cod. pen.
Richiamato quale precedente penale (rapina) che, unitamente ad altre condanne/non definitive, contribuisce a delineare una personalità negativa e un concreto rischio di recidiva.
art. 73 e 74 d.P.R. n. 309 del 1990
Norme in materia di sostanze stupefacenti: la contestazione e le ammissioni riguardanti traffici di droga sono state valorizzate per fondare la prognosi negativa sulla pericolosità e sull'operatività nell'associazione.
Massime di principio
- In reati associativi di tipo mafioso 'il tempo silente' tra l'ultima acquisizione indiziaria e l'intervento cautelare non esclude automaticamente il pericolo di reiterazione; occorre valutare la specificità del caso e la pervasività dell'organizzazione.
- La prova della dissociazione dall'associazione grava sulla difesa: occorrono elementi chiari, univoci e successivi rispetto all'ultima attività contestata per escludere l'attualità del pericolo cautelare.
- Ammissioni del soggetto su attività criminose e collegamenti con più gruppi confederati, non riconducibili esclusivamente a vincoli familiari, possono giustificare la persistenza delle esigenze cautelari.
- La sussistenza di precedenti penali o condanne (anche non definitive) e la gravità dei reati contestati sono elementi rilevanti per la prognosi negativa e la valutazione del pericolo di recidiva.
- Il giudice deve motivare specificamente sull'incidenza del tempo trascorso e sulle prove di dissociazione; una motivazione congrua che ricorra a elementi concreti e alla giurisprudenza consolidata è sufficiente a sostenere la misura cautelare.
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