Cassazione Penale, Sentenza n. 32884/2022 del 07/09/2022
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Traore Oumar impugna l'ordinanza che aveva rigettato la sua richiesta di risarcimento per ingiusta detenzione. Era stato custodiato dal 25/05/2016 al 23/01/2018 per l'accusa di aver condotto un natante trasportando 121 cittadini extracomunitari dalla Libia (violazione dell'art. 12 d.lgs. 25/07/1998, n.286) e poi assolto con sentenza irrevocabile del 23/01/2018. Il ricorso alla Cassazione denunciava: (1) violazione degli artt. 314 e 273 c.p.p., sostenendo l'assenza di elementi a sostegno della custodia cautelare e che potevano applicarsi misure meno afflittive; (2) violazione degli artt. 275, comma 3, e 143 c.p.p. e dell'art. 2 della direttiva 2010/64/UE per la mancata nomina di un interprete in lingua wolof (sostenendo che l'imputato non comprendeva il francese, mentre gli atti sarebbero stati tradotti in inglese).
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Sul primo motivo la Corte ha ritenuto la censura generica e priva di specificità, non confrontandosi con il provvedimento impugnato. Sul secondo motivo ha confermato che la questione attiene a fatto accertato dal giudice di merito (l'imputato aveva effettivamente dialogato in francese durante l'interrogatorio) e che la contrapposizione opposta dal ricorrente era apodittica. La Corte ha inoltre richiamato il principio secondo cui la mendacità dell'imputato può rilevare come elemento concausativo nella privazione della libertà. Per questi motivi il ricorso è stato dichiarato inammissibile; il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a una sanzione pecuniaria di euro 3.000 a titolo di multa.
Norme richiamate
d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico sull'immigrazione), art. 12, comma 3 e seguenti
Norma sostanziale che disciplina il reato contestato (conduzione di natante per traffico di migranti); la sentenza di merito ha assolto l'imputato da tale accusa, ma la Corte di Cassazione richiama la norma solo come riferimento al fatto oggetto della custodia cautelare
codice di procedura penale, art. 314
Riferimento alle regole sulle misure cautelari; il ricorrente contestava l'adozione della custodia cautelare, ma la Cassazione ha rilevato che il motivo è generico e non prova l'insussistenza dei presupposti cautelari
codice di procedura penale, art. 273, comma 1
Norma sulle misure cautelari e sul contraddittorio; citata dal ricorrente per sostenere possibilità di misure meno afflittive, ma la Corte ha ritenuto la censura non specifica
codice di procedura penale, art. 275, comma 3
Norma relativa all'assistenza linguistica (interprete) nell'interrogatorio; la Corte ha ritenuto che il fatto rilevante (colloquio in francese) fosse accertato dal giudice di merito, quindi la doglianza sulla lingua era infondata
codice di procedura penale, art. 143
Norma sulla validità degli atti ove vi siano vizi nella traduzione o nell'assistenza linguistica; la Corte ha valutato che non sussisteva un vizio tale da annullare il provvedimento, essendo il dato fattuale del colloquio in francese accertato
Direttiva 2010/64/UE, art. 2
Principio europeo sul diritto all'interpretazione e traduzione; invocata dal ricorrente ma la Corte ha ritenuto che, alla luce degli accertamenti di fatto, non fosse applicabile la nullità dedotta
codice di procedura penale, art. 611
Procedura per la requisitoria scritta del Procuratore Generale in Cassazione; richiamato nel procedimento (PG aveva chiesto l'inammissibilità del ricorso)
codice di procedura penale, art. 616
Norma che riguarda la condanna alle spese quando il ricorso è dichiarato inammissibile e non sussista assenza di colpa; applicata per giustificare la condanna alle spese e la sanzione pecuniaria
Massime di principio
- Un ricorso alla Corte di Cassazione deve essere specifico e argomentato: motivi generici o apodittici sono dichiarati inammissibili.
- Le valutazioni di fatto operate dal giudice di merito (es. lingua usata nel colloquio, comportamento dell'imputato) sono vincolanti in Cassazione se supportate da adeguata prova e non manifestamente illogiche; la Cassazione non riesamina i fatti come primo grado.
- La mancata nomina dell'interprete può costituire un vizio rilevante solo se dimostrato che l'assenza di assistenza linguistica ha pregiudicato il diritto di difesa; se il verbale mostra che il colloquio è avvenuto in una certa lingua, la censura sarà difficile da sostenere.
- La mendacità o le false dichiarazioni dell'imputato nell'interrogatorio possono concorrere a giustificare la misura cautelare come elemento concausativo.
- Se il ricorso è manifestamente infondato o inammissibile, il ricorrente rischia la condanna alle spese e una sanzione pecuniaria ai sensi dell'art. 616 c.p.p.; è pertanto importante selezionare e motivare con cura i mezzi di impugnazione.
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