Corte di giustizia, Sentenza C-685/16
Sentenza della Corte (Quinta Sezione) del 20 settembre 2018. — EV contro Finanzamt Lippstadt. — Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta da Finanzgericht Münster. — Rinvio pregiudiziale – Articoli da 63 a 65 TFUE ‑ Libera circolazione dei capitali – Abbattimento di utili imponibili – Partecipazioni detenute da una società controllante in una società di capitali avente la propria direzione commerciale e la propria sede in uno Stato terzo – Dividendi distribuiti alla società controllante – Deducibilità fiscale soggetta a condizioni più rigorose dell’abbattimento degli utili derivanti da partecipazioni detenute in una società di capitali di diritto nazionale non esente da imposizione. — Causa C-685/16
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeLa Corte ha esaminato la disciplina tedesca dell'imposta sull'utile di esercizio che rendeva più difficile l'abbattimento dei dividendi provenienti da società stabilite in Stati terzi rispetto a quelli interni. Ha qualificato la normativa come restrizione alla libera circolazione dei capitali e ha escluso che potesse rientrare nella clausola di standstill dell'articolo 64, paragrafo 1, TFUE. Ha inoltre respinto le giustificazioni fondate sulla diversa situazione fiscale e sulla prevenzione degli abusi, ritenendo la disciplina incompatibile con gli articoli 63-65 TFUE.
Libera circolazione dei capitali e disciplina fiscale tedesca che subordina l'abbattimento dei dividendi provenienti da una società situata in uno Stato terzo a condizioni più rigorose rispetto ai dividendi interni
La questione giuridica
Se gli articoli 63-65 TFUE ostino a una normativa fiscale nazionale che, ai fini dell'imposta sull'utile di esercizio, consente l'abbattimento dei dividendi distribuiti da una società di capitali stabilita in uno Stato terzo solo al ricorrere di presupposti più rigorosi rispetto a quelli applicabili ai dividendi distribuiti da una società di capitali di diritto tedesco non esente da imposta; in particolare, se tale disciplina integri una restrizione alla libera circolazione dei capitali e, in caso affermativo, se possa essere giustificata dall'articolo 64, paragrafo 1, TFUE o dall'articolo 65 TFUE.
Principio di diritto
Gli articoli 63-65 TFUE ostano a una normativa nazionale che, per concedere l'abbattimento fiscale dei dividendi distribuiti da una società di capitali stabilita in uno Stato terzo, imponga condizioni più severe rispetto a quelle previste per i dividendi distribuiti da società residenti non esenti da imposta. Una tale disciplina costituisce una restrizione ai movimenti di capitali tra Stati membri e Stati terzi; non può essere sottratta al divieto dell'articolo 63 TFUE ai sensi dell'articolo 64, paragrafo 1, TFUE, perché la normativa successiva al 31 dicembre 1993 non è sostanzialmente identica a quella preesistente; inoltre non è giustificata dall'articolo 65 TFUE né da esigenze di prevenzione di frodi e abusi, poiché introduce una presunzione assoluta di abuso per le società situate in Stati terzi.
Norme richiamate
- Articoli 63-65 TFUE
- Articolo 267 TFUE
- Gewerbesteuergesetz 2002 (GewStG 2002), articoli 2, 7, 8, 9, n. 2a, 9, n. 3, 9, n. 7
- Körperschaftsteuergesetz (KStG), articoli 8b, paragrafo 1, e 15, prima frase, punto 2
- Einkommensteuergesetz (EStG), articolo 20, paragrafo 1, n. 1
- Gesetz über die Besteuerung bei Auslandsbeziehungen (Außensteuergesetz), articolo 8, paragrafo 1
- Direttiva 90/435/CEE
- Direttiva 2006/98/CE
- Direttiva 88/361/CEE
Abattimento fiscale dei dividendi provenienti da uno Stato terzo e libera circolazione dei capitali
La pronuncia riguarda un rinvio pregiudiziale del Finanzgericht Münster in materia di imposta sull'utile di esercizio tedesca. La Corte è chiamata a stabilire se il diritto dell'Unione osti a una disciplina nazionale che tratta meno favorevolmente i dividendi distribuiti da una società di capitali avente sede e direzione commerciale in uno Stato terzo rispetto ai dividendi di società residenti.
Fatti e procedimento principale
La società EV, capogruppo tedesca, contestava un avviso di accertamento relativo al 2009. EV e la controllata R GmbH costituivano un'unità fiscale; R GmbH deteneva il 100% della HAP Ltd, società australiana, la quale aveva percepito dividendi dalla propria controllata H Inc. e successivamente li aveva distribuiti alla R GmbH.
L'ufficio delle imposte aveva ritenuto che, per i dividendi provenienti dalla HAP Ltd, l'abbattimento ai fini dell'imposta sull'utile di esercizio potesse operare solo a condizioni più rigorose di quelle previste per i dividendi interni, procedendo quindi a una reintegrazione nel risultato di esercizio della EV nella misura del 95%.
Normativa tedesca rilevante
La Corte ricostruisce il sistema del GewStG 2002, in particolare:
- l'articolo 8, n. 5, che prevede la reintegrazione di taluni dividendi nel reddito d'impresa;
- l'articolo 9, n. 2a, che disciplina l'abbattimento per i dividendi di società nazionali non esenti, con una partecipazione minima del 15%;
- l'articolo 9, n. 7, che prevede un regime più severo per i dividendi di società con sede e direzione fuori dalla Germania, imponendo ulteriori condizioni relative alla natura delle attività della controllata e, in alcuni casi, della sub-controllata.
Sono richiamati anche l'AStG, il KStG e l'EStG, oltre alla direttiva 90/435/CEE e alla direttiva 2006/98/CE per il regime delle società madri e figlie intra-UE.
Questione pregiudiziale
Il giudice del rinvio domanda se gli articoli 63 e seguenti TFUE ostino a una normativa che subordina l'abbattimento dei dividendi provenienti da una società di capitali situata in uno Stato terzo a requisiti più stringenti rispetto a quelli applicabili ai dividendi provenienti da una società di capitali tedesca non esente da imposizione.
Inquadramento della libertà rilevante
La Corte osserva anzitutto che, benché la questione sia formulata in termini generali, la controversia riguarda in concreto dividendi provenienti dall'Australia. Ricorda poi che, per stabilire se una normativa fiscale sui dividendi ricada sotto la libertà di stabilimento o la libera circolazione dei capitali, occorre guardare all'oggetto della disciplina.
Poiché la norma tedesca si applica anche a partecipazioni non idonee a conferire un'influenza determinante sulla società distributrice, la Corte la esamina alla luce dell'articolo 63 TFUE. Esclude inoltre che la differenza di trattamento tra dividendi esteri e utili imputabili a una stabile organizzazione situata fuori dalla Germania possa essere valutata sotto l'articolo 49 TFUE, che non si estende allo stabilimento in Stati terzi.
Esistenza di una restrizione alla libera circolazione dei capitali
La Corte rileva che i dividendi di società residenti e quelli di società stabilite in uno Stato terzo sono trattati diversamente:
- per i dividendi interni basta, in sostanza, una partecipazione di almeno il 15% all'inizio del periodo d'imposta;
- per i dividendi da Stato terzo sono richieste condizioni ulteriori e più restrittive, tra cui il possesso continuativo della partecipazione, la natura "attiva" delle entrate della controllata e, in presenza di sub-controllate, requisiti aggiuntivi.
Ne deriva un effetto dissuasivo per le società residenti dal investire in società stabilite in Stati terzi. La normativa costituisce quindi una restrizione ai movimenti di capitali vietata, in linea di principio, dall'articolo 63 TFUE.
Esclusione della clausola di standstill dell'articolo 64, paragrafo 1, TFUE
La Corte esamina poi la giustificazione fondata sull'articolo 64, paragrafo 1, TFUE, che consente di mantenere alcune restrizioni esistenti al 31 dicembre 1993 per i movimenti di capitali connessi a investimenti diretti.
Pur riconoscendo che la partecipazione al 100% nel caso concreto integra un investimento diretto, la Corte ritiene che la normativa applicata non possa beneficiare della deroga, perché il quadro giuridico è stato modificato dopo il 1993 in modo non meramente formale: la soglia di partecipazione è stata elevata dal 10% al 15%, l'abbattimento è stato ridotto da lordo a netto e il contesto legislativo complessivo è mutato. La disciplina non è quindi sostanzialmente identica a quella preesistente.
Inesistenza di una giustificazione ai sensi dell'articolo 65 TFUE
La Corte respinge anche la tesi secondo cui la differenza di trattamento sarebbe giustificata dalla diversa situazione dei contribuenti o dalla prevenzione di frodi e abusi.
Osserva che, nel sistema nazionale, le società che percepiscono dividendi interni e quelle che percepiscono dividendi da Stati terzi si trovano in una situazione oggettivamente comparabile rispetto all'obiettivo di evitare la doppia imposizione. Inoltre, la normativa tedesca non si limita a contrastare costruzioni puramente artificiali, ma introduce una presunzione assoluta di abuso per le società stabilite in Stati terzi, senza identificare in modo preciso il tipo di abuso che intende prevenire. Per questo motivo, la misura non può essere giustificata dall'articolo 65 TFUE né da esigenze antielusive.
Decisione
La Corte dichiara che gli articoli 63-65 TFUE ostano a una normativa nazionale che subordina l'abbattimento degli utili derivanti da partecipazioni in una società di capitali situata in uno Stato terzo a condizioni più rigorose rispetto all'abbattimento degli utili derivanti da partecipazioni in una società di capitali di diritto nazionale non esente da imposizione.
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