Cassazione Penale, Sentenza n. 6000/2024 del 12/02/2024
Sintesi
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Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione per cassazione dell'ordinanza che ha rigettato la richiesta di riesame del decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente (art. 321, comma 2, c.p.p.) su un veicolo intestato al ricorrente, due conti correnti e un libretto di risparmio. Il sequestro era stato disposto in relazione alla contestazione provvisoria ex art. 10-quater D.lgs. 74/2000 per aver posto in compensazione crediti IRES inesistenti (codice tributo 2003) relativi al 2018 per complessivi €153.047,80. Nigra aveva dedotto, tra l'altro, che l'autovettura fosse gravata da finanziamento (proprietà sostanziale della finanziaria), era utilizzata per accompagnare il padre invalido e che i conti correnti dovevano essere in parte liberati per l'accredito dello stipendio e le esigenze di vita; censura centrale: difetto di motivazione del provvedimento in ordine al periculum in mora e motivazione apparente/assente su rischio concreto di dispersione dei beni.
La decisione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso ritenendolo fondato per vizi di motivazione (mancanza e motivazione apparente) relativi al periculum in mora. Ha rilevato che il giudice a quo non ha adeguatamente argomentato il concreto e attuale pericolo di dispersione dei beni qualora venissero restituiti all'indagato, non ha motivato la compatibilità dell'uso familiare del veicolo con il paventato rischio di alienazione e si è limitato a considerazioni apodittiche; richiamate le Sezioni Unite sul necessario contenuto motivazionale del sequestro preventivo finalizzato alla confisca. Conseguentemente la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato per nuovo giudizio al Tribunale di Roma ai sensi dell'art. 324, comma 5, c.p.p.
Norme richiamate
art. 321, comma 2, c.p.p.
Il sequestro preventivo finalizzato alla confisca richiede una motivazione specifica anche sul periculum in mora; non è sufficiente limitarsi ad affermare la confiscabilità del bene.
art. 240 c.p.
Norma sulla confisca (anche per equivalente) che giustifica l'adozione del sequestro, ma la sua sola sussistenza non esonera il giudice dall'esplicitare il pericolo concreto che giustifica l'anticipazione ablativa.
art. 10-quater D.lgs. 74/2000
Riferimento alla fattispecie tributaria contestata (compensazione di crediti IRES inesistenti) che costituisce il fatto-reato a base della misura reale.
art. 125, comma 3, c.p.p.
Imposizione dell'obbligo di motivazione per i provvedimenti giurisdizionali; la Corte ha ritenuto violato tale principio nella parte in cui la motivazione è assente o meramente apparente.
art. 324, comma 5, c.p.p.
Norma che disciplina il rinvio per nuovo esame alla corte territoriale competente: adottata la rimessione disposta dalla Cassazione.
Sezioni Unite, n. 36959/2021 ("Ellade") e altre pronunce (Ferrazzi, Pellegrino)
Giurisprudenza di legittimità richiamata per il principio secondo cui il provvedimento di sequestro preventivo finalizzato alla confisca deve contenere una concreta prognosi sul periculum in mora e non può limitarsi a rilevare la confiscabilità del bene; distingue la carenza di motivazione dalla mera illogicità.
art. 606, lett. e), c.p.p. (richiamato)
Riferimento alla limitazione della sindacabilità in cassazione delle censure di illogicità manifesta della motivazione quando il ricorso è limitato alla violazione di legge; la Corte utilizza invece la nozione di motivazione apparente per sindacare vizi di mancata motivazione.
art. 27 Cost. e art.6 CEDU (richiamati nei principi)
Richiamo ai principi costituzionali e convenzionali (presunzione di non colpevolezza) come limite alla motivazione riduttiva che scambia la confiscabilità per automatica prova del pericolo.
Massime di principio
- Il sequestro preventivo finalizzato alla confisca richiede una motivazione esplicita e concreta sul periculum in mora: non basta affermare la confiscabilità del bene.
- La mera dichiarazione astratta che i beni sono confiscabili o che potrebbero essere dispersi non è sufficiente: il giudice deve indicare elementi concreti che giustifichino l'immediata anticipazione dell'effetto ablativo.
- In caso di beni gravati da finanziamento (auto non ancora interamente pagata) è opportuno dimostrare la titolarità effettiva e il valore residuo; ciò può influire sulla decisione circa la rilevanza della misura sui diritti del terzo finanziatore e sulla proporzionalità della restrizione.
- La richiesta di utilizzo del bene per esigenze familiari o il bisogno di accesso allo stipendio devono essere espressamente valutati dal giudice e giustificati rispetto al rischio di dissipazione; omissioni su questi punti possono portare all'annullamento.
- Quando si contesta un sequestro, è efficace documentare l'assenza di rischio di dispersione (ad esempio prova di vincoli contrattuali, controllo della disponibilità economica, rapporti con la finanziaria) e proporre misure alternative meno intrusive.
- La discrepanza tra l'entità del profitto contestato e l'incidenza reale del sequestro sull'assetto patrimoniale dell'indagato è un elemento che il giudice deve esplicitare nella motivazione della misura.
- Se la motivazione del provvedimento è mancante o apparente, la Cassazione annullerà e rinvierà per nuovo esame, con conseguente obbligo per il giudice di merito di integrare la motivazione in conformità ai principi richiamati.
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