Cassazione Penale, Sentenza n. 19091/2025 del 22/05/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Roveto chiedeva la riparazione per ingiusta custodia cautelare patita dal 16/09/2002 al 29/03/2003, in relazione a un arresto disposto per il reato previsto dall'art. 74 d.P.R. n. 309/1990 (traffico di stupefacenti). In cassazione il ricorrente denunciava violazione di legge e vizio della motivazione, sostenendo che la Corte della riparazione aveva erroneamente ritenuto la sua colpa grave valorizzando mere congetture e circostanze non contestate né individuate con precisione, senza considerare l'esito assolutorio.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la Corte d'appello, nel rigettare la domanda di riparazione, avesse compiuto una valutazione autonoma ex ante delle risultanze processuali conforme alla giurisprudenza, ritenendo che le ripetute conversazioni criptiche con soggetti coinvolti nel traffico di stupefacenti (in particolare con Nicola Femia e Renato Commisso), nonché dichiarazioni ritenute attendibili e intercettazioni che indicavano acquisti di cocaina in ingenti quantità, costituissero indizi idonei a dimostrare una condotta di grave imprudenza del Roveto ostativa all'indennizzo. Perciò il ricorso non ha contrastato adeguatamente il percorso argomentativo dell'ordinanza impugnata. Condanna il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 alla Cassa delle ammende; nulla per le spese del Ministero resistente.
Norme richiamate
art. 74 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309
Norma sostanziale che disciplina gli illeciti in materia di stupefacenti; nel caso è la fattispecie per la quale Roveto era gravemente indiziato e rispetto alla quale fu disposta la custodia cautelare.
art. 314, comma 1, cod. proc. pen.
Disciplina la esclusione dell'indennizzo per ingiusta detenzione in caso di colpa grave dell'interessato; la Corte ha ritenuto applicabile tale causa ostativa avendo individuato comportamenti del ricorrente idonei a integrare grave imprudenza.
art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.
Richiamato quale norma procedurale relativa ai mezzi e termini per proporre ricorso per cassazione; invocata dal ricorrente nel motivare il gravame.
art. 606, comma 1, lett. c) ed e), cod. proc. pen.
Criteri di valutazione dei motivi di cassazione (vizio di motivazione, violazione di legge); il ricorrente li ha invocati per denunciare errori della Corte della riparazione, ma la Cassazione ha ritenuto il motivo aspecifico e inammissibile.
Massime di principio
- Il giudice della riparazione effettua una valutazione autonoma ed ex ante delle risultanze processuali: non valuta se i fatti costituiscono reato ma se il comportamento dell'interessato ha contribuito a determinare l'adozione della misura cautelare.
- L'indennizzo per ingiusta detenzione può essere escluso se è dimostrabile la colpa grave del detenuto (grave negligenza o imprudenza) che abbia concorso a creare l'apparenza della fondatezza dell'accusa.
- Frequentazioni ambigue con soggetti coinvolti in reati, linguaggio criptico o uso di 'codici' nelle conversazioni e ripetuti contatti finalizzati all'acquisizione di ingenti quantitativi di stupefacente possono essere valutati come indizi idonei a escludere l'indennizzo, purché il giudice motivi la loro idoneità oggettiva a indicare complicità o responsabilità.
- Il giudice della riparazione non può ritenere provati fatti che il giudice di merito ha escluso come non dimostrati, ma può autonomamente valutare gli stessi fatti nei limiti e secondo i principi giurisprudenziali richiamati.
- Il criterio della prevedibilità della reazione autoritativa va formulato in termini oggettivi e ex ante, secondo la comune esperienza, non secondo la soggettiva previsione del singolo agente.
- In sede di impugnazione in cassazione, i motivi devono confrontarsi specificamente con il percorso argomentativo della decisione impugnata; motivi aspecifici o che non incidono sulla logica decisoria possono determinare l'inammissibilità del ricorso.
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