Sentenza n. 121/2026 - L'aquila, Sezione 1
per l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia, - dell’ordinanza del Sindaco del Comune di Villa Santa Lucia degli Abruzzi n. -OMISSIS-, con la quale il Comune ha ordinato ai ricorrenti il ripristino dello stato dei luoghi rispetto alle opere realizzate ed ivi puntualmente elencate; - di ogni altro atto, connesso, presupposto e/o consequenziale a quello impugnato, ancorché non conosciuto dai ricorrenti.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: Ordinanza sindacale di ripristino dello stato dei luoghi per la realizzazione senza titolo di un servizio igienico e per la demolizione senza titolo di una gradinata di accesso a un lastrico solare
Esito
Favorevole al resistente (comune)
Prevale l’amministrazione
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato l’ordinanza sindacale che ordinava, entro novanta giorni, il ripristino dello stato dei luoghi in relazione a opere ritenute abusive. Hanno dedotto la violazione e falsa applicazione degli artt. 9-bis, 31, 36 e 37 del d.P.R. 380/2001, nonché eccesso di potere per illogicità, carenza di motivazione, travisamento dei fatti, carenza assoluta dei presupposti e difetto di istruttoria, oltre alla violazione dei principi di buon andamento e imparzialità. Nel corso del giudizio il Comune ha ripristinato l’accesso dalla pubblica via al lastrico solare mediante la realizzazione e installazione di una scala in ferro. I ricorrenti hanno quindi dichiarato di non avere più interesse alla decisione. I controinteressati si sono opposti alla declaratoria di improcedibilità, sostenendo che non sussisteva una situazione sopravvenuta idonea a giustificarla.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, senza esaminare i motivi di legittimità dedotti contro l’ordinanza edilizia. Ha ritenuto chiara e inequivoca la dichiarazione dei ricorrenti di non avere più interesse alla decisione, resa prima che la causa fosse trattenuta in decisione. In applicazione del principio dispositivo, il ricorrente conserva fino a tale momento la piena disponibilità dell’azione e può dichiarare di non avere più interesse; il giudice deve prenderne atto, non potendo procedere d’ufficio né sostituirsi alla parte nella valutazione dell’interesse ad agire. L’interesse eventualmente coltivato dai controinteressati non può impedire la declaratoria, poiché la disponibilità della decisione sul merito appartiene ai ricorrenti. Le spese sono state integralmente compensate per la peculiarità della vicenda.
Norme richiamate
art. 31 d.P.R. 380/2001
Richiamato nell’ordinanza impugnata quale fondamento del ripristino relativo agli interventi edilizi abusivi; il TAR non ne ha esaminato l’applicazione nel merito.
art. 36 d.P.R. 380/2001
Richiamato nell’ordinanza impugnata quale disciplina pertinente agli interventi edilizi contestati; il TAR non ne ha esaminato l’applicazione nel merito.
art. 37 d.P.R. 380/2001
Richiamato nell’ordinanza impugnata quale disciplina sanzionatoria; il TAR non ne ha esaminato l’applicazione nel merito.
art. 35, comma 1, lett. c, c.p.a.
Applicato per la declaratoria di improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse.
art. 85, comma 9, c.p.a.
Richiamato unitamente all’art. 35 c.p.a. nell’ambito della decisione di improcedibilità.
Massime di principio
- Nel processo amministrativo, il ricorrente mantiene la piena disponibilità dell’azione sino al momento in cui la causa è trattenuta in decisione e può dichiarare di non avere più interesse alla pronuncia.
- Una dichiarazione chiara del ricorrente di sopravvenuta carenza di interesse obbliga il giudice a dichiarare l’improcedibilità del ricorso, senza che il giudice possa procedere d’ufficio nel merito o sostituirsi alla parte nella valutazione dell’interesse ad agire.
- L’interesse dei controinteressati alla prosecuzione del giudizio non è sufficiente a impedire la declaratoria di improcedibilità quando il ricorrente abbia rinunciato, in modo espresso e prima della decisione, all’interesse alla pronuncia sul merito.
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