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Sentenza

Sentenza n. 1452/2026 - Catanzaro, Sezione 1

Giustizia amministrativa202400806

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Calabria - Catanzaro, Sez. ISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: decreto prefettizio di rigetto dell’istanza di revoca del divieto di detenzione di armi, munizioni ed esplosivi

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (autorità di pubblica sicurezza)

Prevale l’amministrazione

La controversia

Il ricorrente ha impugnato il decreto del Prefetto di Vibo Valentia del 7 febbraio 2024, con cui era stata respinta l’istanza di revoca del precedente divieto di detenere armi, munizioni ed esplosivi adottato nel 2018. Ha dedotto la violazione del R.D. n. 773/1931 e l’eccesso di potere, sostenendo che gli elementi posti a fondamento del diniego non fossero sufficienti a dimostrare la sua inaffidabilità. In particolare, ha contestato che il riesame fosse basato essenzialmente su un unico controllo, effettuato tra il 2018 e il 2023, nel quale era stato trovato in compagnia del fratello, non convivente, ritenuto soggetto controindicato. Il ricorrente ha quindi sostenuto che tale circostanza, considerata isolatamente e in presenza di un rapporto di parentela, non fosse idonea a giustificare il mantenimento del divieto.

La decisione

Il TAR ha respinto il ricorso. Ha richiamato l’art. 11, ultimo comma, e l’art. 39, comma 1, R.D. n. 773/1931, rilevando che il giudizio sull’affidabilità del soggetto in relazione all’uso delle armi rientra nella discrezionalità amministrativa del Prefetto ed è sindacabile soltanto per manifesta illogicità o irragionevolezza. Non è necessario che i comportamenti considerati abbiano rilevanza penale né che sia svolta un’ulteriore istruttoria specifica sulla pericolosità sociale, essendo sufficiente una valutazione prognostica fondata anche su elementi indiziari, purché complessivamente idonei a far emergere un serio rischio di abuso delle armi. Nel caso concreto, il giudice ha valorizzato sia gli elementi già posti a fondamento del divieto del 2018, la cui legittimità era stata accertata con precedente sentenza, sia gli elementi emersi successivamente: l’abusivo esercizio dell’attività venatoria, le frequentazioni con soggetti gravati da numerosi precedenti e, in sede di riesame, la presenza del ricorrente insieme al fratello, gravato da precedenti per vari reati. La valutazione prefettizia è stata ritenuta ragionevole e adeguatamente motivata. Il rapporto di fratellanza non è stato considerato elemento neutro o esimente, poiché un legame stabile e perdurante può accrescere il rischio che l’arma venga appresa o utilizzata da un soggetto controindicato. Spese di lite compensate.

Norme richiamate

  • art. 11 R.D. n. 773/1931

    Le autorizzazioni devono essere revocate quando nella persona autorizzata vengono a mancare, in tutto o in parte, le condizioni alle quali sono subordinate, e possono essere revocate quando sopraggiungono o vengono a risultare circostanze che avrebbero imposto o consentito il diniego della autorizzazione.

    La norma consente la revoca o il mantenimento del diniego del titolo di polizia quando emergano circostanze incompatibili con i requisiti di affidabilità richiesti per il possesso di armi.

  • art. 39, comma 1, R.D. n. 773/1931

    Il prefetto ha facoltà di vietare la detenzione delle armi, munizioni e materie esplodenti, …, alle persone ritenute capaci di abusarne.

    Attribuisce al Prefetto un ampio potere discrezionale e preventivo di vietare la detenzione di armi quando, sulla base di una valutazione prognostica anche indiziaria, non vi sia piena sicurezza circa il loro corretto utilizzo.

Massime di principio

  • Il potere prefettizio di vietare o impedire il mantenimento della detenzione di armi è espressione di discrezionalità amministrativa preventiva ed è sindacabile dal giudice soltanto quando la valutazione risulti manifestamente illogica, irragionevole o arbitraria.
  • Ai fini dell’adozione o del mantenimento del divieto di detenzione di armi non è necessario che i comportamenti valutati abbiano rilevanza penale o siano stati accertati con sentenza irrevocabile; è sufficiente una valutazione autonoma dell’amministrazione, fondata anche su elementi indiziari, dalla quale emerga un serio e non remoto rischio di abuso delle armi.
  • La valutazione di affidabilità del detentore di armi deve essere complessiva e può fondarsi sia su fatti anteriori già posti a base del divieto sia su ulteriori elementi emersi in sede di riesame, purché la motivazione dia conto della loro rilevanza attuale e del nesso con il rischio di abuso.
  • La frequentazione stabile con un soggetto gravato da precedenti o comunque controindicato può costituire elemento ostativo al rilascio, al rinnovo o alla revoca del titolo di polizia, anche quando il soggetto frequentato sia un familiare non convivente, poiché il rapporto di parentela non esclude il potenziale pericolo di apprensione o disponibilità dell’arma da parte del controindicato.
  • Nel giudizio sull’affidabilità ai fini della detenzione di armi non è necessaria un’istruttoria autonoma e ulteriore sulla pericolosità sociale quando gli elementi acquisiti consentano già una prognosi ragionevole di possibile abuso dell’arma.

Come è indicizzato

MateriePericolosità sociale e valutazioni di sicurezzaLicenze e autorizzazioni di polizia
RamiAntimafia, sicurezza e ordine pubblico
IstitutiDiscrezionalità amministrativa e tecnicaProporzionalità e ragionevolezza

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