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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 21900/2023 del 22/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente proponeva ricorso per cassazione in relazione alla sentenza della Corte d'Appello di Milano del 03/11/2022 che lo aveva riconosciuto colpevole del reato di furto e aveva rideterminato la pena riconoscendo la continuazione esterna. Il ricorso deduceva due censure: (1) vizio relativo alla legittimazione alla querela della signora Mantovani Ileana, sostenendo che fosse una mera dipendente dell'esercizio commerciale e quindi priva della titolarità necessaria per proporre querela; (2) vizio di motivazione ed errata applicazione dell'art. 54 c.p. (stato di necessità), per aver escluso la scriminante invocata dal ricorrente in relazione alla sottrazione di generi alimentari in stato di indigenza.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Sul primo motivo ha ritenuto manifestamente infondata la censura: la Corte d'appello aveva dato atto dell'esistenza di una delega rilasciata dal legale rappresentante di MD S.p.A. a favore di Mantovani e, comunque, ha applicato correttamente il principio giurisprudenziale secondo cui la posizione di fatto di possesso o la responsabilità assunta dall'addetto al momento della transazione attribuiscono alla stessa la qualifica di persona offesa e la legittimazione a proporre querela. Sul secondo motivo la Suprema Corte ha ritenuto manifestamente infondata la doglianza relativa allo stato di necessità: il ricorrente non aveva allegato elementi specifici idonei a integrare la scriminante; la Corte territoriale aveva motivatamente escluso la sussistenza dei requisiti dell'attualità e dell'inevitabilità del pericolo, dell'assoluta necessità della condotta e del rapporto di proporzione tra fatto e pericolo, considerando altresì la consistente quantità dei beni sottratti (diverse confezioni per un valore complessivo di circa euro 102,00) e l'esistenza di istituti di assistenza sociale come alternative. Conseguentemente è stata pronunciata la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di Euro 3.000,00 alla cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • art. 54 cod. pen.

    La causa di giustificazione dello stato di necessità è interpretata in senso restrittivo: richiede un pericolo attuale e grave per la persona, l'assenza di alternative prive di disvalore penale, l'inevitabilità e la proporzionalità della condotta. La mera situazione di indigenza o la destinazione degli oggetti al soddisfacimento di un bisogno alimentare non escludono automaticamente la punibilità, salvo casi estremi e di indilazionabilità.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    In caso di dichiarazione di inammissibilità del ricorso per profili di colpa emergenti dall'atto impugnatorio, il ricorrente può essere condannato al pagamento delle spese e al versamento di una somma alla cassa delle ammende; qui fissata in Euro 3.000,00.

  • art. 173, comma 1, disp. att. cod. proc. pen.

    Limita l'ambito di censura nel ricorso per cassazione; il ricorso è stato esaminato nei limiti di tale disposizione.

  • Sez. U, n. 40354 del 18/07/2013 (Sciuscio)

    Principio secondo cui il bene giuridico protetto dal delitto di furto comprende anche la posizione di fatto di possesso; chi detiene di fatto il possesso può essere considerato persona offesa e quindi legittimato a proporre querela.

  • Sez. 2, n. 50725 del 04/10/2016 (Filannino)

    Conferma che l'addetto di un esercizio commerciale che si occupi personalmente della transazione assume la responsabilità in primo persona dell'attività e può rivestire la titolarità di fatto dell'interesse protetto, con conseguente diritto di querela.

  • Giurisprudenza su stato di necessità (es. Sez. 5, n. 3967 del 13/07/2015; Sez. 6, n. 27049 del 19/03/2008; Sez. 6, n. 711 del 18/04/1967)

    Costante indirizzo che esclude l'automatica operatività dello stato di necessità per il furto di generi alimentari se esistono concrete possibilità di assistenza sociale; lo stato di bisogno economico non è di per sé idoneo a integrare la scriminante se mancano attualità, inevitabilità e proporzionalità.

Massime di principio

  • Un dipendente che abbia una delega formale o che agisca come responsabile di fatto della gestione commerciale al momento dell'evento può essere considerato persona offesa e legittimato a proporre querela anche se non è il titolare formale dell'impresa.
  • La posizione di fatto di possesso (anche senza titolo giuridico) è tutelata: chi esercita il controllo materiale sul bene può vantare la qualità di offeso dal reato di furto.
  • La scriminante dello stato di necessità (art. 54 c.p.) è interpretata restrittivamente: è necessario allegare e provare l'esistenza di un pericolo attuale e grave per la persona, l'inevitabilità dell'azione, l'assenza di alternative lecite e il rapporto di proporzione tra il bene sottratto e il pericolo da evitare.
  • La semplice condizione di indigenza o la natura alimentare dei beni sottratti non bastano a fondare lo stato di necessità se esistono strumenti di assistenza sociale o soluzioni meno lesive; inoltre la quantità/valore dei beni sottratti è rilevante per valutare la proporzionalità.
  • Il ricorrente ha l'onere di allegare elementi specifici e concreti per sostenere la sussistenza di cause di giustificazione; affermazioni generiche o non supportate non sono sufficienti in cassazione.
  • La Corte di Cassazione può dichiarare un ricorso manifestamente infondato e inammissibile; ciò può comportare condanne alle spese processuali e sanzioni pecuniarie alla cassa delle ammende per ricorsi temerari o colposi.

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