Cassazione Penale, Sentenza n. 11701/2025 del 24/03/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il P.M. ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Messina che, adito ex art. 309 c.p.p., aveva riqualificato i fatti provvisoriamente contestati (artt. 56/610 c.p.) e disposto la rimessione in libertà dell'indagato, denunciando violazione di legge quanto alla qualificazione giuridica dei fatti: secondo il ricorrente la condotta avrebbe dovuto essere qualificata come tentata estorsione e non come tentata violenza privata.
La decisione
La Corte di cassazione ha rigettato il ricorso come infondato. Ha confermato la corretta applicazione del principio secondo cui la minaccia diretta a costringere qualcuno a ritirare una denuncia non integra il reato di estorsione quando l'obiettivo non è il conseguimento di un vantaggio patrimoniale o economico; tale condotta integra invece il reato di tentata violenza privata. Di conseguenza resta accolta la decisione del Tribunale che aveva annullato l'ordinanza coercitiva e disposto la rimessione in libertà dell'indagato se non detenuto per altra causa.
Norme richiamate
art. 309 cod. proc. pen.
Norma sul rimedio del riesame; la Corte prende atto che il Tribunale è stato adito ex art. 309 c.p.p. per la valutazione delle misure cautelari
art. 56 cod. pen.
Riferimento all'istituto del tentativo: la condotta è stata considerata come tentata (non consumata)
art. 610 cod. pen.
Applicata per la qualificazione del fatto come violenza privata (tentata violenza privata), dato che la minaccia era volta a ottenere il ritiro della denuncia e non un vantaggio patrimoniale
Cass. Sez. 2, n. 46609 del 19/11/2009 (Prenci)
Cass. Sez. 2, n. 46609/19.11.2009, Prenci, Rv. 245419 - 01
Precedente richiamato che chiarisce il principio giurisprudenziale: la minaccia per ottenere il ritiro di una denuncia configura tentata violenza privata e non estorsione, in assenza di contenuto patrimoniale dell'utile ricercato
Massime di principio
- La minaccia diretta a costringere qualcuno a ritirare una denuncia, se non finalizzata a procurare un vantaggio economico o patrimoniale, va qualificata come tentata violenza privata e non come estorsione.
- Per configurare il reato di estorsione è necessario che la condotta sia diretta a ottenere un vantaggio di natura patrimoniale o un'utilità economica; l'assenza di tale finalità esclude l'estorsione.
- La qualificazione giuridica deve guardare al contenuto oggettivo dell'utile perseguito (economico vs non economico), non solo alla violenza o minaccia usata.
- Il giudice del riesame può legittimamente riqualificare i fatti e revocare o annullare misure coercitive se dalla ricostruzione emerge l'assenza dei presupposti per la qualificazione più grave.
- In caso di annullamento di ordinanze coercitive, l'indagato va rimesso in libertà salvo che sia detenuto per altra causa; la decisione cautelare e quella di merito devono essere coerenti con la natura dell'interesse perseguito dall'agente.
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