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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 19680/2022 del 19/05/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Silvani impugna la sentenza di appello che lo aveva condannato per più reati (estorsione consumata e tentata, calunnia, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e operazioni fittizie). Le censure principali sono: (i) errata qualificazione come estorsione di condotte consistite nella prospettazione o nell'esercizio di azioni civili (decreti ingiuntivi, pignoramenti) e nella predisposizione di documentazione contabile/ fatture false; a suo avviso si sarebbe trattato al più di condotte manipolative o di truffa o di esercizio legittimo del diritto, non di minaccia idonea a coartare la volontà; (ii) mancata considerazione della memoria difensiva depositata; (iii) vizi di travisamento della prova in relazione a singole imputazioni (più volte ripetuto il rilievo che il giudice civile aveva dato ragione alle persone offese); (iv) decadenza per prescrizione di numerosi capi di imputazione; (v) contestazione della qualificazione e del dolo del reato tributario (art.11 d.lgs.74/2000) con riferimento ad operazioni societarie anteriori al sorgere del debito; (vi) vizio nel trattamento sanzionatorio e nella confisca per equivalente e allargata (eccessiva rispetto al presunto debito/ profitto); (vii) violazione del divieto di reformatio in pejus dopo la riformulazione delle aggravanti.

La decisione

La Corte di Cassazione, con esame motivato, ha: (i) respinto nella sostanza la maggior parte dei motivi di ricorso, confermando l'impianto delle decisioni dei due gradi di merito: la prospettazione o l'esercizio di azioni civili usate in modo strumentale per ottenere vantaggi 'contra jus' può integrare il delitto di estorsione quando finalizzata a profitto ingiusto e consapevolezza della pretestuosità; la sentenza impugnata ha adeguatamente considerato la memoria difensiva e ha dato motivazioni coerenti; (ii) ha ritenuto manifestamente infondate le censure relative a molte singole imputazioni (capo 1, 3, 4, 5, 9-15, ecc.), richiamando la documentazione e le risultanze (perquisizioni, documenti, dichiarazioni delle persone offese) che legittimano la qualificazione come estorsione anche per la prospettazione di azioni giudiziarie; (iii) ha dichiarato estinti per prescrizione i reati ascritti ai capi 2, 7 e 8 e, di conseguenza, ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata limitatamente a quei capi; (iv) ha rideterminato la pena complessiva: dalla sentenza di appello originaria è stata detratta la riduzione dovuta alla declaratoria di estinzione per prescrizione dei tre capi, con nuova determinazione della pena in 4 anni 8 mesi 20 giorni di reclusione e 2.860 euro di multa; (v) ha respinto le censure sulla mancata proporzionalità della confisca e sull'insussistenza del dolo fiscale, ritenendo che la dismissione formale dei beni e le operazioni societarie siano state, di fatto, stratagemmi idonei a sottrarre patrimoni alla garanzia dell'Erario e che il profitto del reato tributario si valuta sul valore dei beni sottratti; (vi) ha inoltre confermato la legittimità del trattamento sanzionatorio e la motivazione circa attenuanti e continuazione, ritenendole congrue; (vii) ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali in questo grado per le parti civili.

Norme richiamate

  • art. 606 co. 1 lett. b) e lett. e) cod. proc. pen.

    art. 606 co. 1 lett. b) e lett. e) cod. proc. pen.

    Norma di motivo della cassazione impugnata dai ricorrenti: la Corte ha ritenuto infondate le censure mosse ai sensi di tale disposizione, ritenendo che la motivazione della sentenza di merito fosse congrua e che il travisamento della prova non fosse dimostrato.

  • art. 48 cod. pen.

    Richiamato nel ricorso come elemento della qualificazione della minaccia; la Corte ha spiegato che il mero esercizio di un diritto non esclude la punibilità se usato in modo strumentale e pretestuoso per ottenere vantaggi ingiusti.

  • art. 629 cod. pen. (estorsione)

    La Corte ribadisce che la prospettazione di azioni giudiziarie può integrare il reato di estorsione quando sia finalizzata a ottenere un profitto ingiusto e consapevole; occorrono coartazione della volontà della vittima e disposizione patrimoniale (o idoneità a realizzarla).

  • art. 56 co. 3 cod. pen.

    Richiamato in tema di tentativo: la riduzione per il tentativo non esclude la punibilità se risultano compiuti atti idonei diretti in modo non equivoco alla consumazione; il mancato completamento dell'azione giudiziaria può lasciare integra la configurazione del tentativo.

  • art. 11 d.lgs. n. 74/2000

    art. 11 d.lgs. n. 74/2000

    Riguarda la sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte: la Corte ha ritenuto dimostrato il dolo specifico anche quando le operazioni societarie perseguivano finalità plurime, purché concorra lo scopo di eludere il fisco; il profitto si valuta sul valore dei beni sottratti alla garanzia erariale.

  • art. 12-bis d.lgs. n. 74/2000

    art. 12-bis d.lgs. n. 74/2000

    Norma che legittima la confisca per equivalente in materia fiscale: la Corte ha ritenuto conforme la confisca disposta in base a tale norma, ritenendo adeguatamente motivata la relazione tra beni confiscati e sottrazione alla garanzia dell'Erario.

  • art. 12-sexies D.L. n. 306/1992

    art. 12-sexies D.L. n. 306/1992

    Richiamata in relazione alla confisca 'allargata': la Corte ha motivato l'uso dello strumento sulla base dell'entità e della natura delle operazioni e del profitto illecitamente conseguito, respingendo la censura di sproporzione.

  • art. 597 cod. proc. pen.

    Riferito al divieto di reformatio in pejus: la Corte ha spiegato che la riclassificazione del fatto e la ridefinizione della pena base in appello non violano il divieto se la sanzione finale non è superiore a quella già inflitta in primo grado.

Massime di principio

  • La prospettazione o l'esercizio di azioni giudiziarie può integrare il reato di estorsione se sono usate in modo strumentale e pretestuoso per ottenere un vantaggio 'contra jus': valuta-se la pretestuosità, la sproporzione della richiesta e la consapevolezza dell'agente.
  • Per integrare l'estorsione devono ricorrere sia la coartazione della volontà della vittima (o l'idoneità a produrla) sia una disposizione patrimoniale o una richiesta volta a ottenere un profitto ingiusto.
  • La distinzione tra truffa ed estorsione in questi casi dipende dalla natura della condotta: la truffa è tipica quando l'atto è diretto a ingannare per ottenere un profitto; l'estorsione emerge se la minaccia (anche di agire in giudizio) è finalizzata ad ottenere un vantaggio ingiusto e l'agente è consapevole della pretestuosità.
  • In presenza di 'doppia conforme' (sentenza di primo grado e di appello dello stesso segno), il ricorrente deve specificamente contestare i nuovi elementi di fatto o di prova emersi in appello per ottenere che la Cassazione rilevi il travisamento della prova.
  • La prescrizione va calcolata caso per caso tenendo conto della consumazione e della eventuale natura di illecito permanente; la declaratoria di estinzione per prescrizione comporta effetti anche sul calcolo della pena e su aumenti per continuazione.
  • Nel reato tributario di sottrazione fraudolenta il dolo specifico può coesistere con altre finalità: rileva la prevalenza o la concorrenza dell'intento di sottrarsi al pagamento (non è richiesta esclusività).
  • La confisca per equivalente e la confisca 'allargata' possono essere giustificate sul valore dei beni sottratti alla garanzia dell'Erario, non solo sul debito tributario nominale; la proporzionalità va valutata con riferimento al complesso delle operazioni fraudolente dimostrate.
  • Il giudice d'appello può rideterminare la pena base nelle riesqualificazioni purché la sanzione complessiva inflitta non sia superiore a quella già inflitta in primo grado (regole sul divieto di reformatio in pejus).

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