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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 22952/2023 del 25/05/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza del Tribunale del Riesame di Catania (14/07/2022) che aveva confermato la custodia cautelare in carcere (ordinanza GIP 01/06/2022) nei confronti dell'Aquilino, indagato per il reato di cui all'art. 416-bis c.p. Il ricorrente deduceva: violazione e erronea interpretazione di legge, omessa e illogica motivazione, travisamento del materiale probatorio; contestava l'uso di pregresse vicende processuali non pertinenti, l'asserita mancanza di riscontri alle dichiarazioni dei collaboratori (Palio, Caruana, Scavone), l'errata interpretazione delle intercettazioni (genericità delle conversazioni, assenza di ruolo attivo) e l'inesistenza delle esigenze cautelari (pericolo di fuga, reiterazione, inquinamento probatorio).

La decisione

Il ricorso per Cassazione è dichiarato inammissibile. La Corte ha rilevato genericità e ripetitività delle censure, la mancata indicazione di doglianze ben formulate e la impossibilità di riesaminare i fatti in assenza di travisamento della prova. Ha ritenuto che il Tribunale del Riesame e il GIP avessero fornito motivazione logica e completa, valorizzando dichiarazioni convergenti dei collaboratori e riscontri nelle intercettazioni, nonché la natura a "forma libera" della partecipazione prevista dall'art. 416-bis. Conseguentemente il provvedimento impugnato si integra con il provvedimento originario e la misura cautelare resta efficace. Il ricorrente è condannato alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 alla cassa delle ammende; non è disposta la rimessione in libertà.

Norme richiamate

  • art. 416-bis cod. pen.

    La partecipazione all'associazione mafiosa può risultare dalla semplice adesione consapevole e da un contributo non marginale alla realizzazione degli scopi; non è necessario che il partecipante compia atti esecutivi specifici.

  • art. 606 cod. proc. pen.

    Limiti di autosufficienza e di specificità delle censure in cassazione; doglianze generiche, ripetitive o confusamente formulate possono determinare inammissibilità.

  • art. 581, comma 1, lett. c) cod. proc. pen.

    art. 581, comma 1, lett. c) cod. proc. pen.

    Il motivo relativo alle esigenze cautelari deve essere concreto e motivato; censure generiche sulle esigenze cautelari non soddisfano i requisiti per il sindacato di legittimità.

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Disposizione che consente la condanna alle spese del procedimento in caso di inammissibilità del ricorso.

  • art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.

    Norma procedurale relativa agli effetti dell'ordinanza di inammissibilità sul regime di detenzione (nessuna modifica della custodia se non disposto diversamente).

Massime di principio

  • In Cassazione contro misure cautelari è essenziale formulare censure specifiche, non ripetitive o generiche; la mancata chiarezza può determinare l'inammissibilità.
  • La Corte di legittimità non riedita il giudizio di merito salvo il caso di travisamento della prova o manifesta illogicità; per contestare intercettazioni occorre dimostrare una difformità decisiva tra contenuto reale e resa motivazionale.
  • Le dichiarazioni di collaboratori di giustizia, se attendibili e convergenti e se riscontrate esternamente (es. intercettazioni), possono costituire elementi gravi di indizio per la partecipazione a un'associazione mafiosa.
  • Per il reato di cui all'art. 416-bis non è necessario dimostrare atti esecutivi specifici: l'adesione consapevole e un contributo non marginale sono sufficienti a integrare il reato associativo.
  • Le doglianze sulle esigenze cautelari (pericolo di fuga, reiterazione, inquinamento) devono essere argomentate con fatti e prove concrete; mere affermazioni generiche non ostano al mantenimento della misura.
  • Quando si impugna un provvedimento che si integra con un precedente atto motivato, la Corte valuta il corpo argomentativo complessivo: risultanze del provvedimento originario e del riesame possono essere considerate congiuntamente.

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