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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 47335/2024 del 23/12/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Richiesta di riparazione per ingiusta detenzione relativa a periodi di custodia in carcere (25/03/2015-28/04/2015) e arresti domiciliari (28/04/2015-24/03/2016) connessi a procedimenti per reati in materia di armi e stupefacenti, conclusisi con assoluzioni divenute definitive. La Corte d'appello aveva rigettato la domanda ritenendola in parte tardiva e, con riferimento alla parte tempestiva, avendo accertato la causa ostativa rappresentata dalla colpa grave del ricorrente, sulla base di frequentazioni con soggetti poi ritenuti organici a un'associazione per delinquere, intercettazioni, ritrovamento di armi e stupefacenti e viaggi con altro indagato. Pizzato ha impugnato per vizio di motivazione e mancata valutazione critica della sussistenza del dolo o della colpa grave e ha contestato la liquidazione delle spese a carico dell'istante.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso ritenendolo fondato. Ha annullato l'ordinanza della Corte d'Appello e rinviato la causa alla stessa Corte territoriale affinché dia adeguata, completa e non contraddittoria motivazione circa l'effettiva incidenza causale delle condotte (anteriore e successiva alla misura) ritenute gravemente colpose sulla adozione e sul mantenimento della misura cautelare. Ha inoltre disposto che il giudice del rinvio regoli la questione delle spese, assorbendo l'esame del secondo motivo in Cassazione.

Norme richiamate

  • art.314 cod. proc. pen.

    Individua il comportamento che per dolo o colpa grave abbia dato o concorso a dare causa alla custodia cautelare; la Corte richiede che il giudice della riparazione accerti la relazione di concausalità tra frequentazioni/condotte e la misura cautelare

  • art.315 cod. proc. pen.

    Norma collegata alla disciplina della riparazione per ingiusta detenzione richiamata in tema di cause ostative

  • art.125, comma 3, cod. proc. pen.

    Richiamata nell'ambito delle censure sulla motivazione e sulla correttezza del procedimento di riparazione

  • art.111, comma 6, Cost.

    Richiamato in relazione al giusto processo e all'obbligo motivazionale delle decisioni giudiziarie

  • art.606, comma 1, lett. b) ed e), cod. proc. pen.

    Norme che disciplinano i motivi di ricorso per cassazione invocati (violazione di legge e vizio di motivazione)

  • art.92 cod. proc. civ.

    Norma richiamata rispetto ai criteri di liquidazione delle spese processuali, contestata dal ricorrente per carenza motivazionale della Corte territoriale

  • art.74 T.U. stupefacenti

    Norma sostanziale richiamata nel procedimento penale da cui deriva la detenzione; citata nel contesto delle imputazioni poi assolte

Massime di principio

  • La semplice frequentazione di soggetti coinvolti in attività illecite può costituire un indizio rilevante ma non è automaticamente sufficiente a integrare la 'colpa grave' ostativa all'indennizzo: occorre verificarne il nesso causale, almeno in termini di concausalità, con l'adozione della misura cautelare.
  • Il giudice della riparazione deve valutare in modo autonomo e completo tutte le prove e motivare specificamente quali condotte dell'istante, anteriori o successive alla conoscenza del procedimento, abbiano effettivamente contribuito a determinare la detenzione.
  • Non è consentita una sovrapposizione tra la nozione di 'colpa grave' ostativa e la mera sussistenza di gravi indizi di colpevolezza: il primo profilo richiede che il comportamento abbia concorso causalmente alla misura.
  • La motivazione del rigetto deve essere coerente e non contraddittoria: se il giudice valorizza episodi specifici (es. rinvenimento di armi o viaggi con terzi) deve spiegare come tali episodi, pur non determinando la condanna, abbiano inciso causalmente sulla decisione cautelare.
  • La liquidazione delle spese a carico dell'istante richiede adeguata motivazione e proporzionalità; il rigetto della domanda non può tradursi automaticamente in una statuizione punitiva senza adeguata giustificazione.

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