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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 30990/2023 del 17/07/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Ricorso avverso l'ordinanza che aveva confermato il sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta o per equivalente di euro 50.020,00 ritenuti profitto del delitto di corruzione: il ricorrente ha contestato l'insussistenza del fumus commissi delicti e del periculum in mora, evidenziando l'assenza di elementi specifici che lo colleghino all'accordo corruttivo (la sua mera presenza "per conoscenza" in una mail non è indice di accordo), l'eccessiva attribuzione di poteri decisionali all'interno della Johnson & Johnson e, soprattutto, l'assenza di prova che il presunto profitto sia mai entrato nella sua sfera di disponibilità, posto che i pagamenti erano confluiti sui conti della Johnson & Johnson e le sponsorizzazioni erano curate da altri settori/figure aziendali.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato sia sul fumus commissi delicti sia sul periculum in mora. Ha rilevato la carenza motivazionale del Tribunale del riesame circa gli indizi specifici a carico di Petrelli (il mero inserimento "per conoscenza" in una mail non costituisce indizio sufficiente) e l'assenza di prova che il presunto profitto sia entrato nella sua disponibilità personale. In conseguenza, l'ordinanza impugnata è stata annullata e la causa rinviata al Tribunale di Catanzaro per adeguarsi ai principi enunciati dalla Corte (in particolare per ulteriori approfondimenti e, se del caso, per una corretta quantificazione del profitto confiscabile).

Norme richiamate

  • art. 321 cod. proc. pen.

    Richiama l'obbligo di motivazione sugli elementi indiziari specifici: la Corte ha ritenuto che il Tribunale del riesame non abbia adeguatamente indicato e motivato gli indizi concreti a carico del ricorrente a supporto del fumus commissi delicti

  • art. 240 cod. pen.

    Norma indicata nel ricorso quale riferimento al delitto contestato (corruttela/illecito connesso): la Corte ha richiesto che, per ascrivere tale fattispecie, vi siano indizi chiari e un concreto quadro probatorio specifico nei confronti dell'indagato

  • art. 104 d.l. 271/1989

    Richiamata in relazione alle misure reali (sequestro/confisca) e alla disciplina della misura patrimoniale: la Corte ha sottolineato che la confisca per equivalente richiede l'accertamento che il profitto sia effettivamente entrato nella disponibilità del corruttore

Massime di principio

  • Per misure reali (sequestro e confisca) in reati di corruzione è necessario un fumus indiziario concreto e specifico: la mera ricostruzione astratta o l'appartenenza professionale non sono sufficienti
  • La presenza "per conoscenza" in una comunicazione non equivale a partecipazione o accordo corruttivo; occorrono elementi che dimostrino un apporto decisionale o un'intesa corruttiva effettiva
  • Per sequestrare o confiscare somme come "profitto" di corruzione bisogna dimostrare che il profitto sia entrato nella sfera di disponibilità del singolo indagato; pagamenti diretti alla società datrice di lavoro non implicano automaticamente profitto personale
  • La responsabilità per accordi corruttivi richiede accertamenti sulla reale capacità dell'agente di influire sulle scelte (es. poteri decisionali, ruolo formale, possesso di deleghe) e non può basarsi su generiche relazioni professionali
  • Nei casi dubbi il giudice può annullare e rinviare per ulteriori accertamenti: il giudice di merito deve quantificare il profitto solo se sussistono indizi della sua acquisizione nella disponibilità personale del presunto corruttore
  • In fase cautelare è essenziale l'indagine finanziaria diretta (conti correnti personali, bonifici, bonus/stipendi maggiorati, flussi patrimoniali) per dimostrare l'effettivo trasferimento del beneficio al singolo indagato

Testo integrale

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