Cassazione Penale, Sentenza n. 23272/2023 del 26/05/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso per cassazione avverso la conferma della responsabilità penale per estorsione. La difesa contestava: 1) insufficienza delle minacce e assenza del dolo di lucro, chiedendo la riqualificazione in violenza privata (art. 610 c.p.); 2) che si sarebbe trattato di un tentativo perché la consegna del denaro era una consegna controllata concordata con la polizia; 3) mancato riconoscimento dell'attenuante della provocazione; 4) mancato riconoscimento dell'attenuante per danno di minima entità (importi ritenuti irrisori e restituzione del denaro); 5) mancata riduzione della pena pecuniaria per presunta inconsistenza delle pretese della parte resistente.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha rigettato ciascun motivo come manifestamente infondato o generico. In particolare: il giudice del merito ha correttamente ritenuto sussistente l'estorsione sulla base di minacce idonee a costringere la vittima a una dazione patrimoniale; la consegna del denaro è stata considerata consumazione del reato anche se preceduta o seguita da attività di polizia (consegna controllata); le richieste difensive di provocazione e di danno minimo sono state respinte: la somma inizialmente richiesta (20.000 euro) e quella materialmente consegnata (2.000 euro) non sono irrisorie e la successiva restituzione non esclude il consumarsi dell'illecito; l'azione di merito era sufficientemente motivata e le doglianze sulla pena pecuniaria erano generiche. La ricorrente è condannata al pagamento delle spese processuali e a versare 3.000 euro alla cassa delle ammende.
Norme richiamate
articolo 629 c.p. (estorsione)
La Corte ha confermato che la condotta descritta, consistita in minacce finalizzate a ottenere una dazione patrimoniale, integra il delitto di estorsione così come applicato dal giudice di merito
articolo 610 c.p. (violenza privata)
La difesa aveva chiesto la riqualificazione ai sensi dell'art. 610 c.p.; la Corte ha ritenuto invece che la struttura della condotta (minaccia finalizzata alla dazione patrimoniale) non si presta alla riqualificazione in violenza privata
decreto-legge 28 ottobre 2020, n. 137, art. 23 comma 8 (conv. L. 176/2020)
Ha disciplinato le forme della trattazione del ricorso in udienza per le quali si è svolta la trattazione; rilevanza procedurale senza impatto sulla sostanza della decisione
Giurisprudenza della Corte di Cassazione (orientamenti citati)
Richiamati precedenti (es. Sez. 2, Sent. n. 1619/2012; SS.UU. n. 19/1999; Sez. 2, Sent. n. 44319/2005) che affermano che la consegna della cosa estorta alla vittima determina il reato consumato anche se la consegna avviene in contesto di intervento di polizia e successiva restituzione
Massime di principio
- La minaccia rivolta a rivelare fatti privati per ottenere denaro costituisce estorsione quando è idonea a coartare la volontà della vittima, anche se accompagnata da motivazioni emotive o rivalse personali
- La consumazione dell'estorsione si realizza anche quando la vittima consegna la somma in una c.d. consegna controllata concordata con le forze dell'ordine; l'intervento di polizia e la successiva restituzione non trasformano automaticamente il fatto in tentativo
- L'ammontare del denaro e il confronto con le condizioni economiche della vittima non valgono necessariamente a qualificare il danno come di minima entità; importi multipli di pensioni o somme non trascurabili difficilmente si qualificano come irrilevanti
- L'attenuante per provocazione richiede una chiara indicazione degli elementi provocatori e una motivazione specifica da parte del giudice; mere relazioni pregresse o motivazioni personali non bastano a giustificare richieste patrimoniali
- I motivi di impugnazione generici, privi di argomentazione e riferimenti concreti alla motivazione di merito, sono destinati a essere dichiarati inammissibili o rigettati
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