Cassazione Penale, Sentenza n. 5750/2023 del 10/02/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il Procuratore impugnava l'ordinanza del Gip che, in favore di D'Alterio, aveva revocato l'ordine di demolizione di manufatti abusivi. Il motivo centrale del ricorso era che il giudice aveva erroneamente ritenuto possibile una futura sanatoria ex art. 36 DPR 380/01 senza verificare la "doppia conformità" (al momento della realizzazione e al momento della domanda), la corrispondenza integrale fra istanza di sanatoria e complessivo abuso (vietata la frammentarietà), e senza considerare che l'opera insisteva in area paesaggisticamente vincolata per la quale l'autorizzazione paesaggistica postuma è in linea di principio esclusa, salvo eccezioni tassative. Inoltre si contestava l'assunzione pedissequa delle valutazioni tecniche comunali e la mancata considerazione della precedente decisione negativa su analoga istanza riconducibile a un congiunto.
La decisione
La Corte ha ritenuto il ricorso del Pubblico Ministero fondato e ha annullato l'ordinanza impugnata nella parte in cui aveva motivato la revoca dell'ordine di demolizione con riferimento alla possibile futura sanatoria. In pratica la decisione del Gip che aveva sospeso/revocato la demolizione è stata annullata, con prevalenza delle considerazioni secondo cui non è sufficiente invocare una futura sanatoria senza verifica della sua effettiva legittimità, specialmente in area vincolata; la pronuncia rinvia la valutazione effettiva dei titoli abilitativi e della compatibilità paesaggistica alle corrette sedi istruttorie e/o al giudice a quo.
Norme richiamate
DPR 380/2001, art. 36 (permesso in sanatoria)
La sanatoria postuma richiede la c.d. doppia conformità: l'opera deve essere conforme agli strumenti urbanistici sia al momento della realizzazione sia al momento della presentazione della domanda; il giudice dell'esecuzione deve verificare i presupposti e la corrispondenza fra la domanda di sanatoria e l'intero abuso, non potendo ammettere sanatorie parziali che frammentino l'abuso
DPR 380/2001, art. 45 (effetti della sanatoria)
Il rilascio della sanatoria estingue i reati contravvenzionali urbanistici previsti dalle norme vigenti, fatto salvo che la sanatoria sia legittima e completa rispetto all'intervento eseguito
DPR 380/2001, art. 44 lett. c) (illecito in area vincolata)
art. 44 lett. c) DPR 380/01
In area vincolata la mancanza del titolo edilizio unita all'assenza dell'autorizzazione paesaggistica configura il reato previsto; il rilascio successivo del solo permesso di costruire, in assenza dell'autorizzazione paesaggistica, non produce efficacia liberatoria nei confronti del profilo paesaggistico
D. Lgs. 42/2004 (Codice dei beni culturali e del paesaggio), art. 181 e art. 181, comma 1-ter
art. 181 D.Lgs. 42/04; art. 181 comma 1-ter D.Lgs. 42/04
La legge esclude in linea generale la possibilità di autorizzazione paesaggistica postuma, salvo i casi tassativi previsti dall'art. 181 comma 1-ter (es. abusi minori che non determinino creazione di superfici utili o volumi). Se l'intervento ha creato superfici utili o volumetria non è ammessa l'autorizzazione postuma e quindi non è possibile sanare l'abuso con la sola sanatoria urbanistica
DPR 380/2001, artt. 31, 33, 34 (termini per la presentazione della domanda di sanatoria)
art. 31 comma 3; art. 33 comma 1; art. 34 comma 1 DPR 380/01
La domanda di sanatoria può essere presentata entro i termini stabiliti da tali articoli e comunque fino all'irrogazione delle sanzioni amministrative; l'ufficio deve decidere entro 60 giorni, decorso il termine la domanda si intende respinta
Massime di principio
- Il giudice dell'esecuzione non può limitarsi ad accogliere l'esistenza di una domanda di sanatoria: deve verificare la sussistenza effettiva dei presupposti per il rilascio del titolo abilitativo e la corrispondenza integrale della domanda con l'intero abuso oggetto dell'ordine di demolizione
- Non è ammessa la sanatoria parziale o la 'frammentarietà' dell'abuso: la richiesta postuma deve riguardare tutti gli interventi realizzati, non soltanto una parte di essi
- In aree paesaggisticamente vincolate l'autorizzazione paesaggistica postuma è di regola esclusa salvo eccezioni tassative; quando l'intervento ha determinato creazione di superfici utili o volumetria la sanatoria urbanistica non può operare
- La qualifica di "lieve entità" invocata dagli uffici tecnici non esime il giudice dal valutare la portata effettiva dell'intervento e la sua incidenza sul vincolo paesaggistico: occorre una valutazione di merito sul concetto di superficie utile e sull'immutazione stabile dell'assetto territoriale
- La responsabilità di provare la legittimità della sanatoria spetta a chi la invoca e gli uffici devono motivare compiutamente; il giudice deve basare la propria decisione su una verifica organica e non su assunzioni pedisseque di certificazioni tecniche
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