Cassazione Penale, Sentenza n. 03346/2026 del 28/01/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Facinelli impugnava la decisione di rigetto della sua istanza di riparazione per ingiusta detenzione (derivante da misura cautelare di custodia in carcere disposta nel 2015 e sostituita poi da altre misure; prosciolto in appello nel 2023). In cassazione aveva contestato, tra l'altro, la valutazione che aveva ritenuto sussistere una colpa grave ostativa all'indennizzo e l'omessa trattazione di specifici motivi (in particolare la censura sulla condanna alle spese a favore del Ministero e la valutazione del nesso causale tra le sue condotte e l'adozione della cautela). Successivamente propose ricorso straordinario ex art. 625-bis cod. proc. pen. per presunto errore materiale o di fatto della sentenza di questa Corte, deducendo omissioni e vizi di valutazione e sostenendo la propria legittimazione a proporre il rimedio anche alla luce della natura civilistica del giudizio di riparazione e della sua condanna alle spese.
La decisione
La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso straordinario ex art. 625-bis per difetto di legittimazione: la norma consente il rimedio solo al "condannato" in senso tecnico definitivo, e nel caso di Facinelli non era mai venuta a formarsi una condanna definitiva (la pronuncia penale a suo carico era stata soppressa in appello). Di conseguenza la Corte non ha esaminato nel merito le censure sull'omissione e sull'erronea valutazione dei fatti. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.
Norme richiamate
La norma sul ricorso straordinario per errore materiale o di fatto è interpretata in senso restrittivo: è rimedio impugnatorio riservato al "condannato" in senso tecnico e non è applicabile per analogia ad altri soggetti; pertanto è inammissibile se proposto da chi non abbia una condanna definitiva.
Distinzione tra ipotesi di "ingiustizia formale" (assenza originaria di gravi indizi) e casi in cui l'annullamento riguardi la motivazione sull'adeguatezza della misura cautelare: la Corte ha ritenuto che, nel caso concreto, l'annullamento non ha riguardato la mancanza di gravi indizi ma l'adeguatezza della custodia, permettendo di escludere l'ipotesi di ingiustizia formale e giustificando il diniego di riparazione per colpa grave.
Citata in giurisprudenza per distinguere la natura delle condanne accessorie (es. condanna al pagamento a favore della parte civile) rispetto alla nozione sostanziale di "condanna" utile ad attribuire la legittimazione ex art. 625-bis; la giurisprudenza ha escluso la legittimazione quando si tratta di condanne di natura meramente accessoria.
artt. 391-bis e 395, n. 4, cod. proc. pen.
Richiamati dalla difesa come strumenti (revocazione/strumenti rimediali) idonei, secondo la stessa difesa, a correggere l'omessa trattazione di un motivo: la questione è stata però valutata dalla Corte nel senso che il rimedio straordinario di cui all'art. 625-bis resta comunque sottratto alla disponibilità di chi non sia "condannato".
art. 629 e ss. cod. proc. pen.
Richiamati in relazione alla revisione: la Corte distingue i casi in cui una condanna sia stata resa definitiva e successivamente revocata/revisione (che possono influire sulla legittimazione) dai casi in cui non sia mai venuta a formarsi una condanna definitiva.
Massime di principio
- Il ricorso straordinario ex art. 625-bis cod. proc. pen. è rimedio riservato al "condannato" in senso tecnico (condanna definitiva); chi non abbia subito una condanna definitiva è in genere privo di legittimazione a proporlo.
- L'assenza di una condanna definitiva è quella condizione che impedisce l'accesso al rimedio anche se il ricorrente sostiene errori di fatto o omissioni nella motivazione della Corte di cassazione.
- Nel giudizio di riparazione per ingiusta detenzione il giudice può rivalutare ex ante gli elementi emersi nel procedimento: se le condotte del richiedente, valutate ex ante, rendevano plausibile il suo coinvolgimento nel fatto, può essere escluso il diritto all'indennizzo per la sussistenza di colpa grave.
- L'annullamento di una misura cautelare può non implicare automaticamente l'assenza di gravi indizi: va verificato se l'annullamento concerne la mancata sussistenza di indizi oppure questioni di adeguatezza/necessità della misura.
- Se si contesta l'omessa o insufficiente trattazione di motivi in una decisione di cassazione, occorre valutare preliminarmente la propria legittimazione a usare gli specifici rimedi previsti (es. art. 625-bis) e, in mancanza, considerare altri strumenti (es. rimedi ordinari o straordinari diversi, azioni civili, o istanze di revocazione quando congruamente fondate).
- Esistono pronunce di orientamento più estensivo che, in casi particolari (es. soggetti in precedenza condannati e poi assolti con revisione), hanno ammesso la legittimazione; tuttavia tali eccezioni non valgono per chi non abbia mai avuto una condanna irrevocabile.
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