Cassazione Penale, Sentenza n. 31786/2023 del 21/07/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza del GIP di Novara del 28/12/2022 che aveva respinto la richiesta di convalida dell'arresto di Vincenzo Minardi. Il Procuratore sosteneva che il GIP aveva applicato in modo eccessivamente rigoroso il concetto di "inseguimento" e che, essendo intervenute le forze dell'ordine poco dopo la commissione del reato sulla base dell'indicazione di una testimone oculare, era rispettata la condizione di immediatezza richiesta per configurare la flagranza e quindi per convalidare l'arresto.
La decisione
La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per manifesta infondatezza, confermando la valutazione del GIP. La Corte ha ritenuto che vi fosse stata una cesura nella continuità dell'osservazione/inseguimento del Minardi: il sospetto si era momentaneamente allontanato dall'edificio comunale (dove si era trattenuta la testimone) ed era entrato in un'altra via, facendo perdere per alcuni istanti le proprie tracce. Questa interruzione ha fatto venir meno l'unità necessaria a comprovare la flagranza, sicché la convalida dell'arresto non poteva essere disposta.
Norme richiamate
Sentenza Sezioni Unite n. 39131 del 24 novembre 2015
Fornisce il quadro interpretativo della nozione di flagranza e dei requisiti dell'immediatezza; la Corte richiama tale pronuncia come riferimento per valutare la continuità dell'azione di osservazione/ inseguimento necessaria a ritenere la flagranza.
Sentenza n. 12767 del 2020
Precisazione giurisprudenziale richiamata secondo cui non è necessaria la coincidenza tra il soggetto che inizia l'inseguimento e quello che procede materialmente all'arresto; tuttavia questa precisazione non supera l'esigenza di continuità temporale e materiale dell'azione di accertamento.
Massime di principio
- Per configurare la flagranza di reato tramite "inseguimento" è necessario dimostrare la continuità temporale e materiale tra il fatto criminoso e l'azione di osservazione/inseguimento/fermo: una interruzione che faccia perdere le tracce del sospetto può impedire la convalida dell'arresto.
- Non è obbligatorio che il soggetto che ha iniziato l'inseguimento sia lo stesso che materialmente esegue l'arresto; tuttavia, anche in presenza di passaggio di consegne tra operatori, va garantita l'unità dell'azione investigativa e l'immediatezza rispetto al fatto.
- La prova dell'immediatezza può fondarsi su elementi cronologici, dichiarazioni di testimoni oculari e modalità di intervento delle forze dell'ordine; tali elementi devono tuttavia escludere ragionevolmente ogni interruzione significativa nella osservazione del sospetto.
- In sede cautelare e di convalida dell'arresto il PM ha l'onere di dimostrare l'esistenza di flagranza secondo i parametri giurisprudenziali; valutazioni rigorose del GIP su continuità e immediatezza possono essere confermate in cassazione se ben motivate.
- In casi simili è utile documentare con precisione tempi, percorsi, testimonianze e ogni attività di inseguimento (anche mediante coordinate GPS, fotogrammi o registrazioni) per dimostrare l'assenza di rotture nella catena osservativa.
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