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Cassazione Civile, Ordinanza n. 23249/2023 del 31/07/2023

Giurisprudenza civile

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (pubblica amministrazione)

La controversia

La controversia riguarda rettifiche dei diritti di confine su merci importate, in particolare custodie per telefoni cellulari, con rideterminazione della classificazione doganale e conseguente recupero di dazi. Le società ricorrenti contestavano la sentenza della CTR della Liguria che aveva confermato la correttezza della classificazione operata dall'Ufficio sulla base di analisi chimiche e aveva ritenuto non applicabile una informazione tariffaria vincolante emessa successivamente alle importazioni. Inoltre, la CTR aveva affermato la responsabilità solidale del centro di assistenza doganale quale rappresentante indiretto e dichiarante, escludendo la scriminante prevista dall'art. 220, par. 2, lett. b), CDC per negligenza professionale. Con il primo motivo le ricorrenti denunciavano violazione/falsa applicazione degli artt. 33 ss. CDU, sostenendo che la CTR avesse erroneamente attribuito prevalenza all'analisi di laboratorio rispetto alla ITV successiva. Con il secondo motivo deducevano omessa/insufficiente motivazione e violazione degli artt. 202 ss. CDC, contestando l'affermazione di responsabilità del CAD e la mancata applicazione di cause esimenti.

La decisione

La Corte ha ritenuto il primo motivo inammissibile perché generico e volto in realtà a sollecitare una rivalutazione del merito, non consentita in cassazione sotto la veste del vizio di violazione di legge. Ha dichiarato inammissibile anche il secondo motivo nella parte relativa al vizio motivazionale, sia perché non era più deducibile il vecchio vizio di motivazione insufficiente, sia perché la sentenza impugnata era conforme a quella di primo grado e dunque operava la limitazione propria della "doppia conforme". Quanto alla dedotta violazione di legge sulla responsabilità del CAD, la Corte ha richiamato il principio secondo cui, in materia doganale, il rappresentante indiretto risponde dell'obbligazione tributaria in relazione all'intero valore accertato, dovendo usare diligenza qualificata e controllare l'esattezza dei dati dichiarati; ha quindi osservato che la CTR si era già espressa sull'inapplicabilità di esimenti e che le ricorrenti non avevano dimostrato che il CAD avesse agito come rappresentante diretto. Il ricorso è stato quindi integralmente rigettato, con condanna solidale delle ricorrenti alle spese e applicazione dell'ulteriore contributo unificato.

Norme richiamate

  • artt. 33 ss. CDU

    richiamati dalle ricorrenti per sostenere la prevalenza dell'ITV successiva; la Corte rileva la genericità della censura e non entra nel merito della pretesa violazione

  • artt. 202 ss. CDC

    richiamati per contestare la responsabilità del rappresentante indiretto in dogana; la Corte ribadisce la regola della responsabilità del dichiarante/rappresentante indiretto

  • art. 220, par. 2, lett. b), CDC

    richiamato quale possibile scriminante; la Corte prende atto che la CTR l'ha esclusa per negligenza professionale

  • art. 360, primo comma, n. 5, c.p.c.

    la Corte afferma che nel caso concreto è applicabile solo la formulazione vigente, che consente il sindacato solo per omesso esame di un fatto decisivo e controverso

  • art. 348-ter c.p.c.

    richiamato per escludere la deducibilità del vizio motivazionale in presenza di "doppia conforme"

  • art. 1176 c.c.

    la Corte richiama la diligenza qualificata richiesta al professionista che opera come rappresentante indiretto in dogana

  • art. 13, comma 1-quater, d.P.R. 115/2002

    richiamato per dare atto dei presupposti del raddoppio del contributo unificato

  • artt. 4, 5 e 201 C.D.C.

    richiamati nel principio di diritto sulla nascita dell'obbligazione doganale in capo al rappresentante indiretto in caso di rettifica del valore dichiarato

  • art. 199 D.A.C.

    richiamato insieme al CDC quale base normativa, ratione temporis, della responsabilità del rappresentante indiretto

  • art. 1-septies l. n. 66/1992

    richiamato nel passaggio sulla struttura e sulle funzioni dei centri di assistenza doganale

  • art. 1 d.m. n. 549/1992

    richiamato nel passaggio sulla struttura e sulle funzioni dei centri di assistenza doganale

  • art. 40 d.P.R. n. 43/1973

    richiamato per la disciplina della rappresentanza degli spedizionieri doganali

Massime di principio

  • Nel ricorso per cassazione, la violazione di legge è configurabile solo quando si denunci un'erronea ricognizione della fattispecie astratta della norma, mentre la contestazione della ricostruzione del fatto e della valutazione delle prove appartiene al merito ed è, di regola, sottratta al sindacato di legittimità.
  • Il ricorrente per cassazione non può limitarsi a contrapporre una diversa lettura delle risultanze istruttorie a quella accolta dal giudice di merito, poiché la selezione delle prove e l'apprezzamento della loro attendibilità rientrano nel potere esclusivo del giudice di merito.
  • Quando la sentenza d'appello conferma integralmente quella di primo grado, il vizio di motivazione non può essere dedotto nei termini previgenti; il controllo di legittimità resta circoscritto all'omesso esame di un fatto decisivo e controverso, nei limiti consentiti dalla disciplina vigente.
  • In materia doganale, il rappresentante indiretto è tenuto a una diligenza professionale qualificata e risponde dell'obbligazione tributaria derivante dalla dichiarazione presentata in relazione all'intero valore poi accertato in rettifica, non potendo invocare la propria qualità per limitare la responsabilità al solo valore dichiarato.
  • La scriminante di buona fede o di assenza di responsabilità nel recupero dei dazi non opera quando il soggetto professionale incaricato non dimostri di avere adottato i controlli e le verifiche esigibili secondo la diligenza qualificata richiesta dalla sua attività.

Come è indicizzato

MaterieImpugnazioniContenzioso tributarioRiscossione
RamiProcesso civileTributi
SottomaterieRicorso per cassazione
IstitutiOnere della provaGiudicato

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