Cassazione Penale, Sentenza n. 08572/2026 del 04/03/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti hanno impugnato la sentenza d'appello che li aveva ritenuti responsabili di reati di usura (art. 644 c.p. e connessi). Le censure principali: (i) inutilizzabilità delle dichiarazioni della persona offesa Andrea Gaetano perché già indagato in procedimenti collegati (art. 210 e art. 197-bis c.p.p.); (ii) contestazione della attendibilità del Gaetano per precedenti e comportamenti falsi; (iii) dedotta insussistenza del patto usurario e dell'elemento oggettivo (calcolo e natura degli interessi); (iv) contestazione delle aggravanti (stato di bisogno della vittima e che la vittima non svolgesse attività d'impresa in forma ufficiale). Altri profili (soprattutto nel ricorso di Cimino) riguardavano l'interpretazione dei riscontri documentali e la versione alternativa offerta dall'imputato (rapporti di affari anziché prestiti usurari).
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili e ha rigettato le censure: ha ritenuto corretta e sufficiente la motivazione della Corte d'appello e, per la maggior parte delle censure, ha escluso vizi di diritto rientranti nella cognizione di legittimità. In particolare: per De Fazio è stata confermata la condanna a 2 anni di reclusione e €5.000 di multa (capo C); per Bruno Cimino la Corte d'appello aveva dichiarato la prescrizione del reato ascritto al capo B e aveva rideterminato la pena per il capo A in 3 anni di reclusione e €5.000 di multa, decisione che la Cassazione ha ritenuto immune da censure. La Cassazione ha ritenuto che gli artt. 210 e 197-bis c.p.p. non fossero applicabili perché mancava una connessione di fatto giuridicamente rilevante fra i procedimenti; che la valutazione della credibilità del Gaetano era supportata da riscontri documentali e testimoniali; che la testimonianza della persona offesa poteva, di per sé, dimostrare l'entità usuraria degli interessi; e che le aggravanti erano correttamente motivate (stato di bisogno e attività imprenditoriale anche di fatto). I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali ai sensi dell'art. 616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 644 cod. pen.
commi 1 e 5 (con riferimento alle aggravanti)
La Corte ha confermato che la configurazione dell'usura può fondarsi anche sulla sola testimonianza della persona offesa quando l'entità degli interessi emerga in modo chiaro; ha inoltre ritenuto legittima l'applicazione delle aggravanti (es. n.3 stato di bisogno; n.4 danno a chi svolge attività imprenditoriale) anche quando l'imprenditorialità sia di fatto.
art. 81 cod. pen.
menzionato nella contestazione (concorso di persone nel reato)
Richiamato come elemento costitutivo dell'imputazione (concorso tra più soggetti), senza rilievi interpretativi specifici dalla Corte se non per confermare le imputazioni formulate.
art. 110 cod. pen.
menzionato nella imputazione verso De Fazio
Richiamato quale norma sul concorso di persone nel reato, richiamata nella motivazione senza rilievi innovativi.
art. 210 cod. proc. pen.
richiamato dalla difesa per dedurre inutilizzabilità della prova testimoniale
La Cassazione precisa che l'art. 210 (come l'art. 197-bis) si applica quando sussiste una connessione giuridicamente rilevante tra i fatti-reato: in assenza di tale connessione il soggetto indagato in altro procedimento può essere escusso come testimone e le sue dichiarazioni sono utilizzabili.
art. 197-bis cod. proc. pen.
richiamato dalla difesa in relazione alla veste del teste
Analogamente all'art. 210, la norma non si applica se manca la connessione tra i fatti-reato; l'essere indagato in altro procedimento non rende automaticamente inutilizzabili le dichiarazioni.
art. 606 cod. proc. pen.
La Corte ricorda i limiti del sindacato in Cassazione: sono censurabili solo violazioni di legge e motivazioni manifestamente illogiche; le doglianze meramente di fatto o riproposizioni delle valutazioni del merito sono inammissibili.
art. 12 cod. proc. pen.
richiamato nella spiegazione del concetto di connessione
Definisce la connessione tra procedimenti con riferimento ai fatti-reato; la Corte lo utilizza per stabilire che l'applicabilità degli artt. 210 e 197-bis dipende dalla connessione di fatti.
art. 371 cod. proc. pen.
richiamato assieme all'art. 12 per la nozione di connessione
Richiamato come parametro giuridico per valutare la rilevanza della connessione tra fatti-reato.
art. 173 disp. att. cod. proc. pen.
menzionato in relazione ai limiti della motivazione nella cassazione
Richiama il limite entro cui sono enunciati i motivi nel ricorso, sottolineando l'obbligo di sinteticità nella motivazione di cassazione.
art. 616 cod. proc. pen.
menzionato in relazione alla condanna alle spese
Applicato per condannare i ricorrenti al pagamento delle spese processuali, in conseguenza dell'inammissibilità dei ricorsi.
art. 644, comma 3 cod. pen.
richiamato implicitamente in riferimento al tasso soglia e ai decreti ministeriali
La Corte osserva che i tassi dichiarati dalla persona offesa risultavano largamente superiori ai tassi soglia determinati dai decreti ministeriali, confermando la natura usuraria degli interessi.
Massime di principio
- Le dichiarazioni di una persona offesa che sia indagata in altro procedimento non sono automaticamente inutilizzabili: artt. 210 e 197-bis c.p.p. valgono solo se sussiste una connessione giuridicamente rilevante tra i fatti; occorre verificare il rapporto tra i fatti-reato.
- In Cassazione non è consentita una nuova valutazione del merito: censure meramente ripropositive o basate su rivalutazioni della prova sono inammissibili ai sensi dell'art. 606 c.p.p.
- La testimonianza della persona offesa può, da sola, costituire prova dell'usura quando l'entità degli interessi emerga chiaramente; non è sempre richiesta la dettagliata ricostruzione del tasso soglia nella motivazione quando il dato è evidente.
- La credibilità di un testimone gravato da precedenti o procedimenti va valutata con rigore ma non esclude a priori la utilizzabilità delle sue dichiarazioni se sussistono riscontri documentali o testimoniali che le confermano.
- Per contestare in Cassazione il travisamento della prova la parte ha l'onere di indicare puntualmente gli atti e le parti di processo che si assumono travisate (principio di autosufficienza del ricorso); generiche affermazioni non sono efficaci.
- L'aggravante per danno a chi svolge attività imprenditoriale può applicarsi anche se l'attività è svolta di fatto e non formalmente intestata, quando emerga che la vittima gestiva e traeva beneficio dall'attività.
- La prescrizione di un capo di imputazione, correttamente dichiarata dal giudice d'appello, comporta la riforma parziale della pena: la Cassazione verifica la legittimità formale e la motivazione della declaratoria di prescrizione ma non riesamina i fatti.
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