Sentenza n. 6282/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 2
per la riforma per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Puglia (Sezione Terza) n. 01196/2022;
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: sentenza del TAR Puglia che aveva accolto la domanda risarcitoria proposta contro il Comune per il rilascio di un permesso di costruire successivamente annullato
Esito
Favorevole al resistente (società immobiliare)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il Comune ha impugnato la sentenza di primo grado deducendo, ai sensi dell'art. 2043 c.c., l'assenza di prova della colpa dell'amministrazione, del nesso causale e del danno ingiusto, nonché il difetto di motivazione su tali profili. Ha inoltre sostenuto che la società danneggiata avrebbe contribuito, con il proprio comportamento processuale, al protrarsi delle conseguenze pregiudizievoli e che l'annullamento del permesso era intervenuto per ragioni procedimentali. È stata contestata anche la quantificazione del danno, ritenuta sovradimensionata e basata sulla sommatoria incompatibile del danno da mancata vendita e di quello da mancata locazione. La società immobiliare, costituitasi, ha chiesto il rigetto dell'appello principale e ha proposto appello incidentale, denunciando il difetto di motivazione e l'extra-petita della sentenza nella parte in cui aveva limitato il periodo risarcibile agli anni compresi tra il rilascio del permesso e il suo annullamento, nonostante il dedotto carattere permanente dell'illecito edilizio. Nel corso del giudizio le parti costituite hanno raggiunto un accordo, dichiarando la sopravvenuta carenza di interesse alla decisione.
La decisione
Il Consiglio di Stato ha dichiarato improcedibili sia l'appello principale del Comune sia l'appello incidentale della società per sopravvenuta carenza di interesse, prendendo atto dell'accordo intervenuto tra le parti e del principio dispositivo applicabile anche al processo amministrativo. Il Collegio ha precisato che non ricorre la cessazione della materia del contendere, poiché l'accordo costituisce sostanzialmente ottemperanza alla sentenza di primo grado e coinvolge soltanto le parti costituite. Ha ritenuto applicabile anche al giudizio d'appello l'art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a., in forza del rinvio interno previsto dall'art. 38 c.p.a. Le spese del giudizio d'appello sono state integralmente compensate, come concordato dalle parti.
Norme richiamate
art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.
quando nel corso del giudizio sopravviene il difetto di interesse delle parti alla decisione
Impone di dichiarare improcedibile il ricorso quando, durante il giudizio, viene meno l'interesse alla decisione; la disposizione si applica anche in appello.
art. 38 c.p.a.
Prevede il rinvio interno alle disposizioni che disciplinano il processo di primo grado, rendendo applicabile l'art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a. anche al giudizio d'appello.
art. 2043 c.c.
È stato invocato dal Comune con riferimento ai presupposti della responsabilità risarcitoria dell'amministrazione, ma il giudice non ha esaminato nel merito le relative censure a causa dell'improcedibilità degli appelli.
Massime di principio
- La sopravvenuta carenza di interesse alla decisione, dichiarata dalle parti in applicazione del principio dispositivo, determina l'improcedibilità del ricorso amministrativo ai sensi dell'art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.
- L'art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a. si applica anche al giudizio d'appello in virtù del rinvio interno previsto dall'art. 38 c.p.a.
- Quando un accordo intervenuto nel corso del giudizio dà esecuzione alla sentenza di primo grado e coinvolge soltanto le parti costituite, il giudice deve dichiarare la sopravvenuta carenza di interesse e non la cessazione della materia del contendere.
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