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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 39184/2024 del 25/10/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza di riesame che aveva rigettato la richiesta di revoca del sequestro preventivo e conservativo della somma di denaro rinvenuta con stupefacente (cocaina gr. 6,69 lordi). Il ricorrente deduceva mancanza, contraddittorietà e/o manifesta illogicità della motivazione (art. 606, comma 1, lett. e) c.p.p.), sostenendo che la somma sequestrata era compatibile con redditi leciti: documenti di percezione NASpI (2023 e 2024) e una dichiarazione del fratello che attestava aver ricevuto la somma in custodia prima della partenza per il Marocco.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha richiamato il principio per cui il ricorso per cassazione contro ordinanze di sequestro è ammesso solo per violazione di legge o per vizi motivazionali talmente gravi da rendere il provvedimento privo dei minimi requisiti di coerenza e ragionevolezza. Nel caso di specie la Corte ha ritenuto che l'ordinanza del Tribunale di Verona avesse adeguatamente motivato il nesso di pertinenzialità tra il denaro e il reato (art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990) e la sproporzione rilevante ai fini della confisca (art. 85-bis d.P.R. 309/1990). Conseguentemente il ricorso è stato respinto e il ricorrente è stato condannato alle spese processuali e al versamento di Euro 3.000 alla Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 606, comma 1, lett. e) c.p.p.

    Norma invocata dal ricorrente per lamentare errori di motivazione; la Corte richiama che il vizio motivazionale rileva in Cassazione solo se è radicale e priva il provvedimento dei minimi requisiti logici e di completezza.

  • art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990

    Richiama il principio del nesso di pertinenzialità tra beni (qui, denaro) e il reato di stupefacenti: la Corte ha ritenuto che il Tribunale avesse motivato adeguatamente l'esistenza di tale nesso.

  • art. 85-bis, d.P.R. 309/1990

    Disciplina la confisca per sproporzione; la Corte ha ritenuto che il Tribunale abbia valutato e riscontrato la sproporzione tra il denaro rinvenuto e i redditi leciti dichiarati dall'indagato.

Massime di principio

  • Il ricorso in Cassazione contro provvedimenti di sequestro è ammesso prevalentemente per violazioni di legge o per vizi motivazionali estremi: contestazioni puramente valutative difficilmente superano il filtro di ammissibilità.
  • Nei casi di sequestro di denaro legato a reati di stupefacenti il giudice valuta il nesso di pertinenzialità tra la somma e l'attività illecita e la sproporzione rispetto ai redditi leciti; è necessario fornire prove documentali forti e cronologicamente coerenti per dimostrare l'origine lecita.
  • Documentazione amministrativa (es. NASpI) e dichiarazioni di terzi possono essere utili, ma per prevalere devono consentire di ricostruire in modo chiaro e verificabile la corrispondenza tra le somme percepite e quelle sequestrate; semplici allegazioni o documenti non contestualizzati rischiano di non essere ritenuti sufficienti.
  • Per contrastare efficacemente un sequestro è opportuno produrre una ricostruzione dettagliata dei flussi finanziari (provenienza, tempi, conti correnti, movimenti) e qualsiasi prova diretta che escluda il nesso con l'attività illecita.
  • In fase di riesame e nei gradi successivi è cruciale che il difensore evidenzi punti di diritto specifici e vizi giuridici nella motivazione del giudice, poiché la Corte di Cassazione non sostituisce il giudizio di merito salvo profili di illegittimità o totale carenza motivazionale.

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