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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 10059/2023 del 09/03/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione dell'ordinanza di conferma della custodia cautelare per presunta partecipazione all'associazione mafiosa Cosa Nostra. Il ricorrente deduceva vizio di motivazione e violazione di legge con riferimento al giudizio di gravità indiziaria, sostenendo che il quadro indiziario si fondava su conversazioni non univoche e su incontri di mera conoscenza; che le dichiarazioni dei collaboratori non erano sufficientemente riscontrate; che il Tribunale avrebbe ignorato censure relative alla valutazione autonoma operata dal GIP; e che, fatta salva l'eliminazione del capo relativo al tentativo di estorsione (capo 46), non risultavano reati contestati che potessero configurare partecipazione associativa.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto la motivazione del Tribunale puntuale e priva di illogicità manifeste: il giudice di merito aveva collegato precedenti condanne irrevocabili del ricorrente, le dichiarazioni dei collaboratori (Bisconti e Colletti) e riscontri tramite intercettazioni e riscontri investigativi (conversazioni del 12/3/2020 e dell'11/2/2020, incontri per la gestione dei giochi e riscossione di proventi). La Corte ha inoltre ricordato i limiti del sindacato in Cassazione sulle valutazioni di merito e ha sancito che il ricorso non contestava in modo specifico e puntuale le argomentazioni del provvedimento impugnato, limitandosi a prospettazioni generiche. Conseguentemente il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare euro 3.000 alla Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • Codice di procedura penale, art. 273

    Riferito al criterio dei "gravi indizi di colpevolezza": la Corte ha ritenuto che il Tribunale abbia correttamente valutato la sussistenza di tali indizi sulla base della convergenza tra precedenti condanne, dichiarazioni di collaboratori e riscontri intercettivi

  • Codice di procedura penale, art. 274

    Riferito alle esigenze cautelari: la Corte ha ritenuto che la valutazione del giudice di merito sull'urgenza e adeguatezza della misura rientri nella sua discrezionalità e non sia sindacabile in cassazione salvo evidente illogicità

  • Codice di procedura penale, artt. 581 e 591

    Norme procedurali sulle richieste di impugnazione e sui motivi di ricorso: la Corte ha richiamato l'obbligo di una critica argomentata e specifica al provvedimento impugnato, evidenziando che censure generiche determinano l'inammissibilità del ricorso

Massime di principio

  • Per impugnare con successo una misura cautelare è necessario confrontarsi puntualmente e in modo specifico con le argomentazioni del giudice di merito; mere affermazioni generiche sono inammissibili.
  • La valutazione della gravità indiziaria e delle esigenze cautelari è tipicamente riservata al giudice di merito; la Corte di Cassazione controlla la legge e la presenza di manifesta illogicità, non riesamina i fatti.
  • Le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia possono assumere rilievo se corroborate da riscontri oggettivi (es. intercettazioni, incontri, movimenti di denaro); la loro assenza o debolezza va contestata con argomentazioni e prove concrete.
  • Conversazioni intercettate di contenuto non univoco non sono automaticamente prive di valore: il giudice valuta la loro portata insieme al contesto e ad altri elementi probatori.
  • Se il ricorso non indica esattamente quali passaggi motivazionali si ritengano illogici o illegittimi, la Corte può dichiararlo inammissibile e non entrare nel merito delle ricostruzioni alternative.

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