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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 1735/2022 del 17/01/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza per erronea applicazione della legge penale sostenendo che le condotte poste in essere in due episodi separati (richiesta di 500 euro e, tre mesi dopo, tentativo di riscossione di 1.000 euro) costituivano un'unica azione giuridicamente unitaria frutto di una continua determinazione, per cui non avrebbero dovuto essere considerate come due distinti reati di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza o minaccia e non avrebbe dovuto essere aumentata la pena per continuazione rispetto al delitto di ricettazione.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile come manifestamente infondato. Ha ritenuto che, pur essendo le condotte sorrette da un'unitaria determinazione finalistica e dunque unificabili con il vincolo della continuazione ai fini della quantificazione della pena, le due azioni presentavano individualità completa e pertanto costituiscono due distinti reati (commissibili o tentati) di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza o minaccia. Ha confermato quindi la decisione di merito nella parte in cui ha tratto le conseguenze sul piano sanzionatorio, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • Codice penale

    Le norme sono state richiamate per qualificare le condotte come tentato esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza o minaccia (art. 56 relativo al tentativo e art. 393 riguardante la fattispecie sostanziale): la Corte ha ritenuto che le due richieste costituiscano singole condotte tipiche, anche se sorrette da un'unica determinazione.

  • Codice di procedura penale

    Applicato per disporre la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, avendo rilevato profili di colpa nella proposizione del ricorso inammissibile, al pagamento di una somma alla cassa delle ammende.

Massime di principio

  • Quando più atti minacciosi o violenti sono sorretti da un'unica, continua determinazione senza interruzioni nella volontà, la giurisprudenza può configurare un unico reato (soprattutto in materia di estorsione); tuttavia, occorre valutare caso per caso l'autonomia delle singole condotte.
  • Se le singole azioni presentano una propria completezza temporale, materiale e di contenuto (cioè sono caratterizzate da individualità propria), si configurano reati distinti che possono essere poi unificati ai fini della pena mediante il vincolo della continuazione.
  • La presenza di una medesima causale o di finalità comune non basta automaticamente a far rientrare più atti in un'unica fattispecie: è necessario verificare se vi sia stata interruzione della volontà o concretezza autonoma delle azioni.
  • In caso di dubbio tra qualificazione come unico reato o come reati distinti uniti dalla continuazione, la giurisprudenza tende a distinguere sulla base delle modalità, dell'elemento temporale e della completezza delle singole richieste o atti di violenza/minaccia.
  • Le impugnazioni ritenute manifestamente infondate possono essere dichiarate inammissibili e comportare oneri economici (spese e somme alla cassa delle ammende) ai sensi delle norme processuali.

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