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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 5587/2023 del 09/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

I ricorrenti impugnano l'ordinanza n.13/2022 RMC del Tribunale di Taranto che, in sede di riesame, aveva parzialmente confermato il sequestro preventivo disposto il 11/02/2022 (misura reale finalizzata alla confisca diretta e per equivalente sull'intero complesso aziendale e su somme di danaro), riducendone l'importo a euro 2.052.528,52 ed escludendo la confisca per equivalente su parte dei beni. Gli indagati contestano la sussistenza di gravi indizi per i reati loro ascritti (associazione per delinquere finalizzata a truffa allo Stato e violazioni in materia di IVA e accise), sostenendo che le condotte fossero lecite o diversamente interpretabili, e che il Tribunale avrebbe errato nella ricostruzione normativa e fattuale (in particolare circa l'obbligo di verificare la legittimazione soggettiva degli acquirenti per il carburante agevolato).

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili perché le censure formulate riguardavano esclusivamente vizi di motivazione e non violazioni di legge, profilo richiesto dall'art. 325, comma 1, c.p.p. per i ricorsi avverso provvedimenti cautelari reali. La Corte ha ritenuto che l'ordinanza impugnata contenesse idonea esposizione dei fatti indiziari (vendite a soggetti non titolari del libretto UMA o deceduti, disconoscimento di acquisti da parte di alcuni soggetti, intercettazioni che evidenziavano comunione operativa con un dipendente) atti a fondare il fumus per i reati tributari e associativi; tali valutazioni sono però di merito non sindacabili in cassazione nella presente sede. I ricorrenti sono stati condannati alle spese processuali e al pagamento, ciascuno, della somma di euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • art. 325 cod. proc. pen.

    Limita l'oggetto del sindacato di legittimità in sede di ricorso avverso provvedimenti cautelari reali alla sola violazione di legge; le censure di merito o di motivazione esclusivamente fattuali sono inammissibili

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Consente la condanna dei ricorrenti al pagamento di una somma alla Cassa delle ammende in caso di ricorso dichiarato inammissibile

Massime di principio

  • In Cassazione contro provvedimenti cautelari reali (sequestri) è necessario denunciare specifici vizi di diritto; le divergenze sulla valutazione probatoria o sulla motivazione sono, di regola, inammissibili
  • La presenza di documentazione amministrativa anomala (nomine di acquirenti deceduti, disconoscimenti documentali da parte di chi risulta acquirente) e riscontri diretti (es. rifornimento alla colonnina indicata come "gasolio agricolo") costituiscono indizi rilevanti per il fumus commissi delicti in materia fiscale e di accise
  • Le censure difensive che sollevano solo un'alternativa ricostruzione dei fatti o contestano la valutazione delle prove difficilmente saranno accolte in sede di legittimità se non accompagnate da un profilo di illegittimità di diritto
  • Chi propone ricorso inammissibile rischia la condanna alle spese e sanzioni a favore della Cassa delle ammende; occorre valutare attentamente la fondatezza giuridica prima di impugnare
  • Valgono come argomenti decisivi per un riesame cautelare elementi come intercettazioni, corrispondenza tra documenti amministrativi e riscontri materiali, e l'esistenza di una struttura organizzativa impiegata per il fine criminoso

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