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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 15115/2026 del 27/04/2026

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione per cassazione avverso sentenza di conferma della condanna per rapina impropria aggravata. Il ricorrente deduceva violazione degli artt. 545-bis cod. proc. pen., 2, 20-bis e 132 cod. pen., 53 legge 24 novembre 1981 n. 689 e omessa motivazione, sostenendo che la Corte d'appello avrebbe dovuto avvisarlo della possibilità di applicare una pena sostitutiva e che il consenso a tale possibilità non poteva essere espresso prima della lettura del dispositivo

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché l'unico motivo era manifestamente infondato. Il Collegio ha richiamato il principio secondo cui, con riferimento alle pene sostitutive delle pene detentive brevi (disciplina transitoria ex art. 95 d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150), il giudice di appello è tenuto a pronunciarsi sulla loro applicabilità solo se l'imputato ha formulato una specifica richiesta in tal senso; tale richiesta non deve necessariamente essere nell'atto di impugnazione ma deve comunque intervenire, al più tardi, nel corso dell'udienza di discussione del gravame. Poiché il ricorrente non aveva mai chiesto l'applicazione di pene sostitutive, la Corte d'appello non era tenuta a pronunciare né a dare un avviso sull'argomento. È stata quindi esclusa la violazione di legge denunciata. Il ricorrente è stato condannato alle spese del procedimento ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen. e al versamento, in via equitativa, della somma di euro 3.000 in favore della cassa delle ammende, secondo il criterio richiamato dalla sentenza della Corte costituzionale n. 186/2000

Norme richiamate

  • art. 545-bis cod. proc. pen.

    Norma citata dal ricorrente nel mezzo di impugnazione; la Corte ha considerato il motivo manifestamente infondato e non decisivo in assenza di una richiesta specifica di applicazione di pene sostitutive

  • art. 95 d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 150

    Disciplina transitoria sulle pene sostitutive delle pene detentive brevi: la Corte ha richiamato che la loro applicabilità in sede di appello richiede una richiesta dell'imputato

  • art. 597, comma 5, cod. proc. pen.

    Norma che delimita le ipotesi in cui il giudice di secondo grado può modificare la decisione di primo grado; la Corte l'ha richiamata per ribadire i limiti del potere sostitutivo d'ufficio

  • art. 598-bis cod. proc. pen.

    Richiamato nel contesto delle modifiche normative (c.d. "correttivo Cartabia"): conferma del principio devolutivo e dei limiti del potere del giudice di appello di applicare pene sostitutive d'ufficio

  • art. 58 legge 24 novembre 1981 n. 689

    Riferimento storicamente collegato alla disciplina delle pene sostitutive; la giurisprudenza richiamata ha interpretato i limiti del potere del giudice di applicare tali misure

  • art. 53 legge 24 novembre 1981 n. 689

    Norma menzionata dal ricorrente fra le censure; non è risultata decisiva poiché l'applicabilità di pene sostitutive richiede una richiesta del ricorrente

  • art. 616 cod. proc. pen.

    Norma applicata per la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento in caso di ricorso inammissibile

  • decreto legislativo 19 marzo 2024, n. 31 ("correttivo Cartabia")

    Richiamato per illustrare modifiche all'art. 598-bis e il quadro normativo che conferma il principio secondo cui il giudice di appello non può applicare d'ufficio le pene sostitutive salvo i casi tassativi

  • Sentenza Corte costituzionale 13 giugno 2000, n. 186

    Richiamata come criterio per la liquidazione equitativa della somma dovuta alla cassa delle ammende quando il ricorso non è presentato con negligenza colposa

Massime di principio

  • Per ottenere l'applicazione di pene sostitutive in sede di appello, l'imputato deve formulare una specifica richiesta: tale richiesta può essere svolta anche in udienza di discussione del gravame, ma deve comunque intervenire tempestivamente e non può essere sopperita d'ufficio dal giudice
  • Il giudice d'appello non è obbligato ad avvisare l'imputato della possibilità di pene sostitutive se quest'ultimo non ne ha chiesto l'applicazione; l'obbligo di avviso opera soltanto nei casi in cui la decisione sull'impugnazione determini automaticamente la possibilità di sostituzione
  • Le modifiche normative recenti (d.lgs. n. 150/2022 e correttivo n. 31/2024) hanno ribadito il principio devolutivo: il potere del giudice di secondo grado di sostituire la pena è tassativamente limitato e richiede una base richiesta o un'esplicita previsione normativa
  • In cassazione, un motivo che omette di sollevare la richiesta necessaria o è manifestamente infondato può condurre a dichiarazione di inammissibilità e conseguenti condanne alle spese e, in via equitativa, al versamento alla cassa delle ammende
  • Difensori e imputati devono tempestivamente e in modo specifico chiedere, già in sede di appello o al più tardi in udienza, l'applicazione di misure alternative alle pene detentive brevi, indicando le specifiche norme e argomentazioni giustificative

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