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Sentenza

Sentenza n. 6200/2026 - Roma, Sezione 5Q

Per l'annullamento -previa adozione di misure cautelari - del provvedimento di diniego del visto d'ingresso per turismo n. 2025 del 2/3/2025 emesso dall'Ambasciata d'Italia a Teheran.

Giustizia amministrativa202505098

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. V quaterSentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: diniego del visto d'ingresso per turismo emesso dall'Ambasciata d'Italia a Teheran

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (cittadina straniera)

Prevale il privato

La controversia

La ricorrente aveva chiesto un visto turistico per partecipare in Italia, nel periodo 15-17 luglio 2025, alla celebrazione delle nozze della nipote. L'Ambasciata d'Italia a Teheran aveva respinto l'istanza prospettando dubbi sull'effettiva motivazione del viaggio e un collegato rischio migratorio. La ricorrente ha dedotto carenza istruttoria e difetto di motivazione congrua. In sede cautelare il TAR aveva ordinato il riesame del diniego entro il 15 giugno 2025. Il riesame non è stato compiuto, poiché la sede diplomatica è stata chiusa per ragioni di sicurezza dal 15 giugno al 2 luglio 2025, nel contesto delle operazioni belliche indicate nel provvedimento. Venuto meno il motivo concreto del viaggio, la ricorrente ha comunque insistito per l'annullamento del diniego, al fine di ottenere la cancellazione della segnalazione negativa dal Sistema di informazione visti (VIS), deducendo che tale segnalazione avrebbe potuto pregiudicare future richieste di ingresso nell'area Schengen. Si è inoltre riservata un'azione risarcitoria nei confronti del MAECI.

La decisione

Il TAR ha accolto il ricorso e annullato il diniego, pur riconoscendone l'ormai irreversibilità quanto all'originario viaggio, perché i dubbi dell'Amministrazione sull'effettiva motivazione della richiesta e sul rischio migratorio erano rimasti meramente ipotetici e privi di adeguato supporto probatorio. L'Ambasciata non aveva inoltre potuto corroborare l'originario diniego con ulteriori elementi istruttori attraverso il riesame disposto in sede cautelare. L'annullamento è stato quindi ritenuto utile ai fini della cancellazione della segnalazione negativa dal VIS. Il MAECI è stato condannato al pagamento delle spese di lite, liquidate in euro 1.500, oltre accessori e contributo unificato ove versato.

Norme richiamate

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Richiamato quale base per l'oscuramento delle generalità della parte interessata.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamati, insieme all'art. 52 d.lgs. 196/2003, a tutela dei diritti e della dignità della parte interessata mediante oscuramento delle generalità.

Massime di principio

  • Il diniego di un visto d'ingresso non può fondarsi su dubbi meramente ipotetici circa l'effettiva motivazione del viaggio o sul rischio migratorio, se tali valutazioni non sono sostenute da adeguati elementi istruttori e probatori.
  • Quando l'Amministrazione non riesamina il diniego di visto entro il termine fissato dal giudice cautelare e non può corroborarlo con ulteriori elementi istruttori, l'originaria carenza istruttoria e motivazionale resta rilevante ai fini dell'annullamento.
  • L'annullamento del diniego di visto conserva un interesse concreto anche dopo il venir meno dell'originario motivo del viaggio, qualora sia funzionale alla cancellazione di una segnalazione negativa dal Sistema di informazione visti e alla tutela di future richieste d'ingresso.

Come è indicizzato

MateriePermesso di soggiornoTutela cautelare
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiDifetto di istruttoriaDifetto di motivazioneLegittimazione e interesse a ricorrere

Testo integrale

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