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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 16499/2022 del 28/04/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Impugnazione della decisione di consegna a seguito di mandato di arresto europeo per il reato di istigazione all'appropriazione indebita. Il ricorrente ha dedotto: (1) violazione degli artt. 2 e 18-bis, comma 2, della legge 22 aprile 2005, n. 69, sostenendo di avere legittima e stabile dimora/residenza in Italia e quindi il diritto di rifiutare la consegna ed eseguire la pena in Italia (richiamando anche l'ordinanza della Corte costituzionale n. 217/2021 e chiedendo la sospensione in attesa del rinvio pregiudiziale alla CGUE); a supporto ha prodotto contratto di locazione, certificato di residenza e comunicazione di assunzione; (2) vizio relativo all'oggetto del mandato di arresto europeo: il provvedimento sarebbe collegato all'esecuzione di una pena derivante dalla revoca di una sospensione condizionale relativa a diversa sentenza del 2015; la Corte di appello non avrebbe acquisito tali provvedimenti né verificato la condizione di reciprocità e il rispetto del principio di specialità.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Sul primo motivo ha ritenuto manifestamente infondato che sussista il presupposto dell'art. 18-bis, comma 2 (modificato dal d.lgs. n.10/2021): la Corte di appello ha correttamente valutato l'assenza di prova dello "stabile radicamento" (residenza o dimora nel territorio italiano da almeno cinque anni) e la lettura normativa che vorrebbe limitare il quinquennio alla sola dimora è infondata sia testualmente sia in ragione della ratio della norma. La questione rimessa alla CGUE dalla Corte costituzionale è irrilevante nel caso concreto, atteso che manca il presupposto applicativo della norma. Il secondo motivo è stato dichiarato inammissibile perché la consegna è stata disposta soltanto in relazione al reato per il quale è intervenuta condanna. In conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e alla somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • Legge 22 aprile 2005, n. 69, art. 18-bis, comma 2 (testo modificato dal d.lgs. n.10/2021)

    "[q]uando il mandato di arresto europeo è stato emesso ai fini della esecuzione di una pena o di una misura di sicurezza privative della libertà personale, la corte di appello può rifiutare la consegna della persona ricercata che sia cittadino italiano o cittadino di altro Stato membro dell'Unione europea legittimamente ed effettivamente residente o dimorante nel territorio italiano da almeno cinque anni, sempre che disponga che tale pena o misura di sicurezza sia eseguita in Italia conformemente al suo diritto interno"

    La Corte interpreta la norma nel senso che il requisito temporale quinquennale si applica indifferentemente a "residenza" e a "dimora" e richiede una prova del concreto e duraturo radicamento nel territorio; non è possibile restringere il requisito al solo concetto di dimora.

  • Direttiva 2002/584/GAI (mandato d'arresto europeo), art. 4, punto 6

    Richiamata dalla sentenza e dalla pronuncia della Consulta in ordine alla compatibilità tra normativa nazionale e diritto UE in tema di rifiuto della consegna per cittadini di paesi terzi che risiedono o dimorino nel territorio; la Cassazione rileva però che la questione posta alla CGUE è irrilevante ove manchi il presupposto applicativo nazionale (quadro fattuale di radicamento).

  • Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, art. 7

    Rilevata nella prospettazione costituzionale/CJUE rispetto ai diritti fondamentali coinvolti (diritto alla vita privata e familiare), ma non decisiva nel caso concreto per assenza del presupposto di applicazione dell'art. 18-bis.

  • Ordinanza Corte costituzionale n. 217/2021

    La Corte costituzionale ha rimesso questioni pregiudiziali alla CGUE circa la compatibilità della normativa italiana che esclude automaticamente il rifiuto della consegna per cittadini di paesi terzi residenti/dimoranti; la Cassazione osserva però che tale rinvio è irrilevante nel caso concreto dato che manca la prova del requisito quinquennale.

Massime di principio

  • La facoltà di rifiuto della consegna prevista dall'art. 18-bis, comma 2, richiede la prova di un radicamento effettivo e duraturo (almeno cinque anni) nel territorio italiano: documenti recenti o giustificazioni formali non sono automaticamente sufficienti.
  • Il termine quinquennale si riferisce sia alla residenza sia alla dimora: non è corretta un'interpretazione che lo applichi soltanto a una delle due fattispecie.
  • La mera esistenza di un rinvio pregiudiziale della Corte costituzionale alla CGUE non obbliga a sospendere ogni procedimento se nel caso concreto mancano i presupposti soggettivi o fattuali per applicare la norma nazionale contestata.
  • Quando il mandato di arresto europeo è limitato all'esecuzione di una specifica pena risultante da condanna, la consegna può essere disposta limitatamente a quel reato; questioni connesse a provvedimenti estranei o a revoche di benefici devono essere specificamente acclarate dall'autorità giudiziaria solo se rilevanti al fine della esecuzione del mandato.
  • Ricorsi manifestamente infondati in materia di esecuzione di mandati di arresto europeo possono essere dichiarati inammissibili e comportare condanne alle spese e sanzioni pecuniarie a carico del ricorrente.

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