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Sentenza

Sentenza n. 1536/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 7

per la riforma della sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania (Sezione Terza) n. 676/2023, resa tra le parti;

Giustizia amministrativa202306698

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. VIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: Sentenza del TAR Campania n. 676/2023, relativa all'ordinanza comunale di demolizione di opere edilizie abusive e agli atti connessi

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

La proprietaria aveva impugnato l'ordinanza dirigenziale comunale che ingiungeva la demolizione di varie opere realizzate in totale difformità da un permesso di costruire in sanatoria del 2007, nonché il verbale della Polizia Municipale, la relazione di sopralluogo e il silenzio serbato dal Comune su istanze di accertamento di conformità e compatibilità paesaggistica. In primo grado aveva dedotto il difetto di motivazione, la violazione della disciplina edilizia e urbanistica, il difetto di istruttoria, l'erronea qualificazione delle opere, la sproporzione della sanzione demolitoria e l'applicabilità di un trattamento pecuniario o della disciplina della ristrutturazione edilizia. In appello ha dedotto error in procedendo e in judicando, omessa pronuncia e motivazione apparente, sostenendo che il TAR avesse erroneamente qualificato come sostanziale diniego la nota comunale di sospensione dei procedimenti di sanatoria in attesa dell'autorizzazione paesaggistica. Ha inoltre riproposto le censure sulla compatibilità urbanistica e sulla sanabilità delle opere, contestando la valutazione unitaria degli interventi abusivi e sostenendo che si trattasse di opere minori, non idonee a determinare una radicale trasformazione dell'immobile. Infine, ha contestato l'accertamento relativo a un finestrino, sostenendo che fosse già rappresentato negli elaborati della precedente sanatoria, sebbene in posizione diversa.

La decisione

Il Consiglio di Stato ha respinto integralmente l'appello e confermato la sentenza del TAR. Ha ritenuto inammissibili le censure relative al silenzio-rifiuto e alla sanabilità, poiché la nota comunale del 1° marzo 2016, pur formalmente qualificata come sospensione a tempo indeterminato dei procedimenti, aveva sostanzialmente negato la sanatoria per mancanza delle necessarie autorizzazioni paesaggistiche e non era stata impugnata. Nel merito, il Collegio ha comunque escluso la conformità urbanistica e la sanabilità delle opere. Gli interventi — modifiche ai prospetti, nuove aperture, ampliamenti volumetrici, pensiline, tettoia e pollaio — devono essere valutati complessivamente e non atomisticamente, poiché l'incidenza sul territorio deriva dall'insieme delle opere e dalle loro reciproche interazioni. La complessiva trasformazione dell'immobile, con aumento di superfici e volumi, esclude la qualificazione come interventi edilizi minori e giustifica l'applicazione dell'art. 31 del d.P.R. n. 380/2001. Non è applicabile l'art. 33 del medesimo decreto, riferito agli interventi di ristrutturazione edilizia, poiché nella fattispecie si tratta di opere ulteriori realizzate in totale difformità da un permesso di costruire in sanatoria. La collocazione dell'immobile in area sottoposta a vincoli ambientali e paesaggistici, nella quale erano ammessi interventi senza aumento di volumetria, rende inoltre insanabili le nuove superfici e i nuovi volumi in assenza dei necessari titoli edilizi e paesaggistici. Il terzo motivo è stato respinto sia perché non sussisteva omessa pronuncia — il TAR aveva implicitamente esaminato la questione nel valutare la trasformazione globale dell'immobile — sia perché l'eventuale diversa qualificazione del finestrino non avrebbe inciso sull'esito, considerato l'impatto complessivo degli abusi. L'appellante è stata condannata alle spese del grado, liquidate in euro 3.500, oltre accessori di legge, se dovuti.

Norme richiamate

  • art. 31 d.P.R. n. 380/2001

    La demolizione è stata ritenuta correttamente applicabile alle opere realizzate in totale difformità dal permesso di costruire in sanatoria, considerate nella loro complessiva incidenza sull'immobile e sul territorio.

  • art. 33 d.P.R. n. 380/2001

    La disciplina alternativa relativa agli interventi di ristrutturazione edilizia non è applicabile quando l'abuso non consiste in una ristrutturazione edilizia, ma in una pluralità di opere che comportano ampliamenti volumetrici e superficiari.

  • art. 36 d.P.R. n. 380/2001

    L'accertamento di conformità non consente di sanare opere che, in area vincolata, comportano nuove superfici e volumetrie e non risultano conformi alla disciplina urbanistica e paesaggistica.

  • art. 32, comma 27, lett. d), d.l. n. 269/2003, convertito dalla l. n. 326/2003

    Per gli abusi realizzati in aree sottoposte a vincoli, la sanabilità richiede, tra le altre condizioni, che le opere siano anteriori al vincolo, conformi alle prescrizioni urbanistiche, assistite dal previo parere dell'autorità preposta e riconducibili a interventi minori privi di aumento di superficie e volume.

  • art. 3 l. n. 241/1990

    La censura di difetto di motivazione dell'ordinanza di demolizione è stata respinta alla luce della sufficiente individuazione delle opere abusive e della loro complessiva qualificazione.

  • art. 101, comma 2, c.p.a.

    Le censure non esaminate o implicitamente respinte in primo grado possono essere riproposte in appello, ma restano soggette ai limiti derivanti dalla mancata tempestiva impugnazione degli atti presupposti e dalla loro autonoma lesività.

Massime di principio

  • La nota con cui l'amministrazione sospende a tempo indeterminato un procedimento di accertamento di conformità in ragione della mancanza dell'autorizzazione paesaggistica può integrare un sostanziale diniego della sanatoria; se tale atto non viene tempestivamente impugnato, il diniego non può essere contestato successivamente mediante censure rivolte contro l'ordinanza di demolizione.
  • La valutazione dell'abuso edilizio deve essere effettuata considerando unitariamente tutte le opere realizzate sul medesimo immobile o complesso immobiliare, senza frazionarle in interventi autonomi, quando solo l'esame globale consente di coglierne l'effettiva incidenza urbanistica e territoriale.
  • La realizzazione complessiva di nuove superfici e volumetrie, modifiche dei prospetti e ampliamenti dell'immobile esclude la qualificazione delle singole opere come interventi edilizi minori, anche se alcuni interventi, isolatamente considerati, potrebbero avere impatto ridotto.
  • L'art. 33 del d.P.R. n. 380/2001 non si applica quando le opere abusive non costituiscono interventi di ristrutturazione edilizia, ma una trasformazione complessiva dell'immobile mediante ampliamenti volumetrici e superficiari; in tali casi può trovare applicazione la sanzione demolitoria prevista dall'art. 31.
  • In area sottoposta a vincolo paesaggistico, la realizzazione abusiva di nuovi volumi o superfici non è sanabile ai sensi dell'art. 36 del d.P.R. n. 380/2001 quando non ricorrono le condizioni previste dalla disciplina speciale e mancano i necessari titoli edilizi e paesaggistici.
  • L'omessa pronuncia non sussiste quando il giudice di primo grado abbia implicitamente respinto una censura attraverso una motivazione incompatibile con la sua fondatezza; in ogni caso, una contestazione relativa a una singola opera non può condurre all'annullamento dell'ordine demolitorio se l'abuso complessivo resta comunque rilevante e insanabile.

Come è indicizzato

MaterieAbusi edilizi e sanzioniSanatoria e condono edilizioVincoli e piani paesaggisticiAppello
RamiEdiliziaBeni culturali e paesaggioProcesso amministrativo
SottomaterieOrdinanza di demolizione
IstitutiDifetto di motivazioneDifetto di istruttoriaDiscrezionalità amministrativa e tecnicaDecadenza e tardività

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