Cassazione Penale, Sentenza n. 1239/2025 del 13/01/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Impugnazione dell'ordinanza che ha rigettato la richiesta di riesame avverso l'applicazione degli arresti domiciliari disposti per ipotesi di cessione di cocaina (art. 73, comma 1, D.P.R. 309/1990). Il ricorrente contestava l'insufficienza degli elementi indiziari: il monitoraggio (telecamere e GPS) ha ricondotto soltanto a due episodi in cui si vedeva un passaggio di oggetto a favore di D'Ancona; mancava prova che l'oggetto fosse stupefacente e risultava possibile che si trattasse di profumi (attività commerciale svolta dal ricorrente, ritrovamenti di campioni in auto); numerose perquisizioni, incluse con unità cinofile, non avevano mai dato esito; le intercettazioni non risultavano univoche; le frequentazioni di una zona non dimostravano rifornimenti; i precedenti penali del ricorrente erano datati e non specifici; infine il ruolo contestato era marginale in un contesto con molti soggetti coinvolti e le cessioni apparse occasionali non giustificavano una misura cautelare custodiale.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato. Ha censurato l'ordinanza impugnata per carenza e oscurità della motivazione circa la gravità indiziaria: il Tribunale a quo non ha chiarito il percorso logico-giuridico che ha portato a ritenere gli elementi acquisiti sufficienti a superare spiegazioni alternative, non ha motivato la significatività delle intercettazioni, non ha spiegato la natura e i termini dei rapporti tra il ricorrente e D'Ancona, né ha adeguatamente valutato la proporzionalità e l'adeguatezza della misura cautelare. È emerso inoltre che non vi erano sequestri di stupefacente a carico del ricorrente e che le acquisizioni probatorie non escludevano spiegazioni lecite (attività di vendita di profumi). Per questi motivi la Corte ha annullato l'ordinanza impugnata e ha disposto il rinvio per nuovo esame al Tribunale di Lecce.
Norme richiamate
D.P.R. 309/1990 (Testo unico in materia di stupefacenti)
Norma penale richiamata in quanto disciplina la detenzione e la cessione di sostanze stupefacenti; la contestazione provvisoria nei confronti del ricorrente riguardava tale fattispecie (cessione di cocaina)
Giurisprudenza della Corte di Cassazione sulla gravità indiziaria
Sez. U, 21/04/1995; Sez.6, n.863 del 10/03/1999; Sez.2, n.5169 del 04/11/1999; Sez.3, n.17527 del 11/01/2019
Riferimenti interpretativi utilizzati per definire il concetto di gravità indiziaria: gli indizi devono costituire un complesso coerente, resistere a spiegazioni alternative e avere valenza di "prova allo stato degli atti"; la motivazione del giudice deve chiarire la logica ricostruttiva che porta a ritenere sussistente quella probabilità di responsabilità
Massime di principio
- La gravità indiziaria richiede un percorso motivazionale chiaro: il giudice deve esporre quali elementi, in che modo e perché escludono spiegazioni alternative lecite
- Episodi visivi (telecamere) e tracciati GPS, se non corroborati da sequestri, riscontri analitici o elementi probatori univoci, possono non essere sufficienti a fondare una misura cautelare custodiale
- La ripetitività di incontri o la vicinanza a un locale indicato come 'centro di spaccio' non sono di per sé indizi forti: occorre illustrare la specificità dei comportamenti e il nesso diretto con l'attività illecita
- Assenza di riscontri positivi in perquisizioni (anche con unità cinofile) e la presenza di spiegazioni alternative credibili (es. attività commerciale lecita) indeboliscono fortemente la posizione dell'accusa in sede cautelare
- Sul punto della proporzionalità della misura cautelare il giudice deve valutare ruolo dell'indagato, frequenza e modalità delle condotte contestate, natura dei precedenti e possibilità di misure meno afflittive
- In casi analoghi è spesso efficace per la difesa evidenziare spiegazioni alternative, la mancanza di riscontri materiali e l'assenza di un quadro indiziario coordinato e specifico
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