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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 37106/2025 del 13/11/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugnava l'ordinanza del Presidente della Corte d'appello di Roma del 28/04/2025 che revocava l'ordinanza collegiale del 18/04/2025 che, in sede di incidente di esecuzione ex art. 666 c.p.p. (o quale integrazione per errore materiale ex art. 130 c.p.p.), aveva autorizzato gli allontanamenti dal domicilio per consentire al condannato di proseguire l'attività lavorativa di macellaio e ne aveva indicato gli orari. Il ricorso deduceva: 1) abnormità dell'atto per esercizio di poteri non riconosciuti dall'ordinamento, in quanto la revoca è stata adottata monocraticamente dal Presidente e inaudita altera parte, mentre il provvedimento originario era collegiale e doveva essere modificato dal medesimo giudice che lo aveva adottato; 2) violazione degli artt. 111, comma 6 Cost. e 125, comma 3 c.p.p. e difetto assoluto di motivazione, nonché contraddittorietà della decisione, anche rispetto alla decisione negativa del Magistrato di Sorveglianza (art. 62 legge n. 689/1981) e alla mancata indicazione degli orari nel dispositivo della sentenza sostitutiva (art. 56 legge n. 689/1981).

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso fondato e ha annullato senza rinvio l'ordinanza impugnata ai sensi dell'art. 620 c.p.p. Ha ritenuto che la revoca monocratica e inaudita altera parte di un provvedimento collegiale sia avvenuta al di fuori degli strumenti previsti dall'ordinamento e costituisca abnormità, richiedendo invece che le integrazioni o correzioni di provvedimenti siano operate dal giudice che ha adottato l'atto originario. Ha inoltre concluso che la motivazione della revoca è contraddittoria e insufficiente, non spiegando perché l'irrevocabilità della sentenza osterebbe alle prescrizioni sugli allontanamenti dal domicilio. Per questi motivi si è disposta l'annullamento senza rinvio.

Norme richiamate

  • art. 666 cod. proc. pen.

    Norma richiamata come base dell'incidente di esecuzione: le integrazioni al dispositivo della sentenza in fase esecutiva devono essere adottate dal giudice competente per l'esecuzione; non può essere sostituito con provvedimenti monocratici che revocano atti collegiali.

  • art. 130 cod. proc. pen.

    Richiamato come possibile dedotto titolo alternativo (correzione di errore materiale), ma il Collegio osserva che anche in questa ipotesi la correzione deve seguire le procedure previste e non può essere effettuata monocraticamente e inaudita altera parte.

  • art. 56 legge n. 689/1981

    Richiama la facoltà di consentire lo svolgimento dell'attività lavorativa durante la detenzione domiciliare sostitutiva; la sentenza di sostituzione avrebbe dovuto indicare gli orari, omissione che giustificava l'incidente di esecuzione per integrazione.

  • art. 62 legge n. 689/1981

    Norma che disciplina il Magistrato di Sorveglianza: la pronuncia negativa di quel magistrato ha creato una contraddittorietà tra provvedimenti, ma ciò non legittima una revoca monocratica del giudice dell'esecuzione senza le necessarie garanzie procedurali.

  • art. 606, comma 1, cod. proc. pen.

    Richiamato come motivo di ricorso in Cassazione: le dedotte violazioni di legge e l'abnormità dell'atto rientrano nei motivi invocati ai sensi di questa norma.

  • art. 111, comma 6 Cost.

    Richiamato dalla difesa come garanzia del giusto processo e del contraddittorio; la Corte rileva il difetto di motivazione e la mancanza di rispetto delle garanzie procedurali nell'adozione della revoca monocratica.

  • art. 125, comma 3 cod. proc. pen.

    Richiamato per ragioni relative alla composizione e competenza del giudice dell'esecuzione e alla necessità che modifiche a provvedimenti collegiali siano adottate secondo le forme procedurali previste.

  • art. 620 cod. proc. pen.

    Norma invocata per l'annullamento senza rinvio del provvedimento impugnato, applicata dalla Corte in presenza di abnormità e vizio insanabile.

  • Cass. Sez. Un., n. 26 del 24/11/1999 (Magnani)

    Giurisprudenza richiamata sul concetto di abnormità dell'atto processuale: atto avulso dagli schemi processuali o esercizio del potere al di fuori dei casi consentiti è abnorme e viziato.

Massime di principio

  • Un provvedimento collegiale non può essere revocato o modificato monocraticamente da un Presidente senza rispettare le procedure previste e il contraddittorio; le modifiche devono essere adottate dal giudice che ha emesso l'atto o secondo le forme di legge.
  • La revoca inaudita altera parte di un provvedimento decisorio è esposta al vizio di abnormità se non trova fondamento nelle norme processuali che attribuiscono espressamente tale potere; in tali casi la Corte può annullare senza rinvio.
  • La motivazione deve essere coerente e spiegare il nesso tra i fatti e la decisione: argomentazioni contraddittorie o inconferenti costituiscono motivo di annullamento.
  • Quando una sentenza sostituisce la pena con la detenzione domiciliare e la possibilità di svolgere un lavoro è rilevante, il dispositivo dovrebbe indicare le prescrizioni essenziali (es. orari); l'omissione legittima un incidente di esecuzione per integrazione da parte del giudice competente.
  • Le contraddizioni tra provvedimenti emessi da organi diversi (es. giudice dell'esecuzione e Magistrato di Sorveglianza) vanno risolte attraverso i rimedi previsti dall'ordinamento e non con interventi unilaterali che ledono il contraddittorio.
  • Nei casi in cui il vizio sia grave e non sanabile con una nuova decisione collegiale, la Corte di legittimità può disporre l'annullamento senza rinvio.

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