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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 34064/2025 del 17/10/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Ricorso per cassazione avverso la sentenza di condanna (art. 4 d.lgs. 74/2000) parzialmente riformata in appello. Tre motivi: 1) incompetenza territoriale: si deduceva che il procedimento avrebbe dovuto celebrarsi a Brescia (ultimo domicilio fiscale della società) ai sensi dell'art. 18 d.lgs. 74/2000 e art. 9 c.p.p.; 2) vizio nella valutazione della responsabilità dell'amministratore di diritto (prestanome) in presenza di un amministratore di fatto: si contestava che l'amministratore formale non potesse essere ritenuto responsabile se le attività gestorie erano svolte esclusivamente da altro soggetto e che la Corte avesse errato nel ritenere compatibili dolo eventuale e responsabilità dell'amministratore di diritto; censurata anche la valutazione della testimonianza di Cristina Riva, assunta dal gennaio 2015, ma utilizzata per fatti del 2014; 3) violazione dell'art. 603, comma 3, c.p.p. e illogicità motivazionale: la Corte d'appello avrebbe dichiarato tardivo un documento prodotto via PEC attestante l'assunzione della teste nel 2015 e la sua assenza per maternità, omettendo di acquisire prova decisiva.

La decisione

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Sulla competenza territoriale la Corte ha confermato l'interpretazione secondo la quale l'art. 18 d.lgs. 74/2000 rinvia alle regole generali dell'art. 8 c.p.p. e alla regola suppletiva del luogo di accertamento; nel caso concreto la sede effettiva della società per il 2014 risultò essere Bergamo, legittimando la competenza del Tribunale di Bergamo e la connessione ai sensi dell'art. 16 c.p.p. Sulla responsabilità dell'amministratore di diritto la Corte ha ribadito che l'accettazione della carica comporta doveri di vigilanza e controllo e l'assunzione del rischio connesso: il prestanome può rispondere anche a titolo di dolo eventuale, salvo provi di essere del tutto privo di poteri o possibilità di ingerenza; nel caso Zecchini risultò avere ruolo attivo e sostanziale in azienda. Quanto al documento tardivo e alla testimonianza, la Corte ha ritenuto che la Corte d'appello, pur dichiarandone la tardività, ne aveva valutato la decisività ed escluso la rilevanza; inoltre in Cassazione non possono essere introdotti nuovi documenti o rinnovare la valutazione di merito. Per tali ragioni il ricorso è inammissibile; il ricorrente è stato condannato alle spese del procedimento e a una sanzione pecuniaria ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

Norme richiamate

  • d.lgs. 74/2000, art. 4

    Norma sostanziale che disciplina i delitti in materia di dichiarazione tributaria, titolo dell'imputazione a carico dell'appellante

  • d.lgs. 74/2000, art. 18

    Per i delitti previsti dal capo I del titolo II il reato si considera consumato nel luogo in cui il contribuente ha il domicilio fiscale

    Regola speciale per la determinazione della competenza territoriale nei reati tributari che rinvia alle regole generali dell'art. 8 c.p.p. e prevede come regola suppletiva il luogo di accertamento del reato; applicata collegialmente con il principio di "domicilio fiscale effettivo" della persona giuridica

  • codice di procedura penale, art. 8

    Regole generali per la determinazione della competenza territoriale cui l'art. 18 d.lgs. 74/2000 rinvia per i singoli reati tributari

  • codice di procedura penale, art. 9

    Regola suppletiva ordinaria per la competenza territoriale che non si applica automaticamente nei reati tributari quando opera la disciplina speciale dell'art. 18 d.lgs. 74/2000

  • codice di procedura penale, art. 16

    Regola sulla competenza per connessione che trova applicazione nei reati tributari, determinando la competenza autonoma quando ricorre connessione fra fattispecie

  • codice penale, art. 40 (comma finale)

    Citato dalla difesa: la Corte, tuttavia, ha rimarcato che la responsabilità dell'amministratore di diritto si fonda anche sui doveri di vigilanza connessi alla carica e non può essere esclusa con richiamo esclusivo a tale disposizione

  • codice penale, art. 110

    Richiamato dalla difesa come base per responsabilità nel concorso di persone; la Corte ha invece richiamato l'applicabilità dei criteri di responsabilità connessi all'accettazione della carica (anche a titolo di dolo eventuale)

  • codice civile, art. 2392

    Richiamato a fondamento della posizione di garanzia dell'amministratore che deve vigilare sul patrimonio sociale e impedire danni, valorizzato dalla Corte come argomento per la responsabilità dell'amministratore formale

  • codice di procedura penale, art. 603 comma 3

    Norma sulla produzione documentale in appello: la Corte d'appello può dichiarare tardiva la produzione, ma può comunque valutarne la decisività; Cassazione limita la riapertura del merito e l'ammissione di documenti nuovi

  • codice di procedura penale, art. 581

    Richiamato in tema di necessità di critica argomentata nel ricorso per cassazione ai fini dell'ammissibilità delle censure di fatto

  • codice di procedura penale, art. 616

    Prevede la condanna alle spese e la possibile sanzione pecuniaria in caso di ricorso inammissibile, applicata alla specie

Massime di principio

  • Competenza territoriale nei reati tributari: applicare l'art. 18 d.lgs. 74/2000 con rinvio alle regole generali dell'art. 8 c.p.p.; la regola suppletiva ordinaria (art. 9 c.p.p.) non sostituisce la disciplina speciale: in mancanza di determinazione, si considera il luogo di accertamento o il domicilio fiscale effettivo della persona giuridica
  • Amministratore formale (prestanome): l'accettazione della carica comporta doveri di vigilanza e l'assunzione del rischio connesso; può rispondere anche a titolo di dolo eventuale per reati tributari commessi tramite amministratore di fatto, salvo prova rigorosa che fosse del tutto privo di poteri o di possibilità di ingerenza
  • Valutazione delle prove e documenti tardivi: la Corte d'appello può dichiarare tardiva la produzione ma comunque valutarne rilevanza; in Cassazione non è possibile riproporre valutazioni di merito né produrre "prove nuove" salvo casi molto limitati e non costituenti rinnovazione del giudizio di merito
  • Testimonianze relative a periodi non coperti dal rapporto di lavoro: tali dichiarazioni possono essere censurate ma la loro esclusione dipende dalla valutazione complessiva della credibilità e dalla coerenza probatoria; la loro inattendibilità non determina automaticamente l'annullamento se altre prove confermano i fatti
  • Procedura d'impugnazione in Cassazione: il ricorso deve svolgere una critica argomentata e non può limitarsi a nuove deduzioni di fatto; l'ammissibilità è condizione essenziale ed il ricorso inammissibile può comportare condanna alle spese e sanzione pecuniaria ai sensi dell'art. 616 c.p.p.

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