Cassazione Penale, Sentenza n. 41799/2023 del 13/10/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
Conflitto negativo di attribuzione relativo alla competenza a decidere sull'istanza presentata da Sejdic Elva (alias Sejdic Renata) per il riconoscimento della continuazione tra reati giudicati con sentenze della Pretura di Pisa e del Tribunale di Firenze. La Corte d'appello di Roma, dopo che la Cassazione aveva annullato con rinvio un precedente rigetto, ritenne di essere competente in forza di un provvedimento di unificazione delle pene emesso dalla Procura generale di Roma il 21/01/2014; il giudice dell'esecuzione di Firenze aveva invece dichiarato la propria incompetenza e trasmesso gli atti a Roma, provocando il conflitto.
La decisione
La Corte di cassazione ha dichiarato ammissibile il conflitto e ha affermato la competenza del giudice dell'esecuzione del Tribunale di Firenze. Motivi: applicazione dell'art. 627, comma 1, cod. proc. pen. (la decisione di questa Corte sulla competenza è vincolante nel giudizio di rinvio salvo fatti nuovi ai sensi dell'art. 25), assenza di "fatti nuovi" nella unificazione delle pene disposta dalla Procura generale di Roma, e principio della perpetuatio jurisdictionis applicato all'art. 665 cod. proc. pen. Poiché l'istanza era stata presentata il 30/05/2013 e all'epoca l'ultima sentenza divenuta definitiva era quella del Tribunale di Firenze (irrevocabile il 9/01/2007), la competenza spettava a Firenze; pertanto gli atti sono stati trasmessi al Tribunale di Firenze.
Norme richiamate
art. 627, comma 1, cod. proc. pen.
Nel giudizio di rinvio dopo un annullamento della Cassazione non è ammessa discussione sulla competenza attribuita con la sentenza di annullamento; la decisione della Corte sulla competenza è vincolante salvo fatti nuovi ex art. 25.
art. 25, cod. proc. pen.
Prevede l'eccezione alla vincolatività della decisione sulla competenza quando emergano fatti nuovi che ne cambino la qualificazione giuridica e quindi la competenza di un giudice superiore.
art. 665, comma 4, cod. proc. pen.
Stabilisce che la competenza funzionale del giudice dell'esecuzione si determina al momento della presentazione della domanda e non muta per il successivo passaggio in giudicato di altre sentenze (principio di perpetuatio jurisdictionis).
art. 665, comma 2, cod. proc. pen.
Indica il criterio di riferimento per individuare il giudice competente in base alla sentenza divenuta definitiva all'epoca della domanda; nel caso concreto la sentenza definitiva di riferimento era quella del Tribunale di Firenze.
Massime di principio
- Nel giudizio di esecuzione la competenza si determina al momento della presentazione dell'istanza: il giudice competente resta tale anche se successivamente intervengono nuove pronunce penali.
- Dopo un annullamento con rinvio, la decisione della Cassazione sulla competenza vincola il giudice di rinvio salvo che emergano fatti nuovi che modifichino la qualificazione giuridica rilevante ai fini della competenza (art. 627, comma 1, e art. 25 c.p.p.).
- Un provvedimento di unificazione delle pene emanato successivamente alla presentazione dell'istanza non costituisce di per sé un "fatto nuovo" idoneo a spostare la competenza, se la situazione fattuale all'epoca della domanda indicava già un altro giudice competente.
- In caso di rifiuto o contrasto tra giudici sull'attribuzione della competenza, è ammissibile il conflitto di attribuzione davanti alla Cassazione per risolvere la stasi procedimentale.
- Per valutare la competenza in ipotesi di cumulo/continuazione occorre riferirsi alla sentenza divenuta definitiva al momento della richiesta di riconoscimento della continuazione (art. 665, comma 2 c.p.p.).
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