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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7119/2022 del 01/03/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il ricorrente impugnava la sentenza della Corte d'appello di Messina che lo aveva ritenuto partecipe, con altri (in particolare Di Giovanni Francesco), del sodalizio criminoso descritto nel capo g) e lo aveva condannato per il reato di cui al capo c) (ex art. 73 DPR 309/90). Il motivo dedotto era la mancata prova di un rapporto stabile e duraturo di partecipazione all'associazione: a suo dire i contatti contestati erano insufficienti a dimostrare l'inclusione del ricorrente nel sodalizio e la condivisione di un programma criminale, mentre le argomentazioni dei giudici di merito erano apodittiche e fondate su mere probabilità e sospetti, anche con riferimento al presunto ruolo di "trait d'union" tra gruppi diversi.

La decisione

La Corte di legittimità ha ritenuto il ricorso fondato. Pur riconoscendo l'esistenza di rapporti tra il ricorrente e Di Giovanni e la ripetizione di episodi di rilievo (anche ai fini del reato di cui al capo c.), la Corte ha ritenuto che tali elementi, così come utilizzati dalla Corte d'appello, non dimostrino in modo adeguato l'inclusione stabile e consapevole del ricorrente nel sodalizio criminale di riferimento. I giudici di merito avevano valorizzato in termini meramente probabilistici contatti e allegati ruoli di intermediazione, senza illustrare come tali fatti configurassero una partecipazione associativa certa. Per questi motivi la sentenza impugnata è stata annullata limitatamente al reato associativo (capo g) e la causa è stata rinviata alla Corte d'appello di Messina per nuovo giudizio anche ai fini dell'eventuale rideterminazione della pena.

Norme richiamate

  • DPR 309/1990, art. 74, comma 3

    menzionata in sentenza riguardo all'aggravante esclusa per i partecipi dediti all'uso di sostanze stupefacenti

    La Corte d'appello aveva escluso l'aggravante prevista dal comma 3 dell'art. 74 per alcuni partecipi dediti all'uso; la Suprema Corte non ha approfondito contestazione su questa specifica esclusione, limitandosi a rilevare che la qualificazione della partecipazione associativa richiede adeguata prova fattuale.

  • DPR 309/1990, art. 73

    richiamato come norma del reato di traffico/illecito di sostanze stupefacenti oggetto del capo c)

    La condotta contestata ex art. 73 è stata valutata insieme agli elementi relativi ai rapporti tra imputati; la Corte ha ritenuto che, sebbene esistano indizi di concorso nel reato ex art. 73, ciò non è automaticamente sufficiente a dimostrare la partecipazione all'associazione criminale senza prove della stabile inclusione e della condivisione di un progetto associativo.

Massime di principio

  • Per configurare il reato di associazione è necessaria la prova di rapporti stabili e della condivisa adesione a un programma criminoso; contatti sporadici o occasionali non sono sufficienti.
  • Le inferenze meramente probabilistiche o i sospetti, se non supportati da un adeguato quadro fattuale, non possono sostenere una condanna per associazione criminale.
  • Il ruolo di intermediario o "trait d'union" tra gruppi deve essere provato con elementi concreti (attività ripetute, compiti specifici, provate forniture), non solo ipotizzato.
  • È necessario che il giudice di merito motivi chiaramente il nesso tra i singoli atti/contatti e la struttura associativa, spiegando come ogni elemento contribuisca a delineare la partecipazione all'associazione.
  • In caso di dubbio sulla partecipazione associativa la Corte di legittimità può annullare e rinviare per nuovo giudizio, con possibile rideterminazione della pena se muta la qualificazione del fatto.
  • La distinzione tra il reato di traffico (art. 73) e la partecipazione all'associazione criminale va mantenuta: la commissione di singoli delitti non comporta automaticamente l'appartenenza associativa.

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