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Sentenza

Sentenza n. 11273/2026 - Roma, Sezione 3

per l'ottemperanza della sentenza n. 502/2025 del Tribunale di Velletri, Sezione Lavoro, passata in giudicato.

Giustizia amministrativa202602693

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. IIISentenzaGiudizio di ottemperanza

Atto impugnato: mancata esecuzione della sentenza del giudice ordinario che aveva riconosciuto il diritto alla Carta del docente per gli anni scolastici 2018/2019, 2019/2020 e 2020/2021

Esito

ACCOGLIMENTO

Favorevole al ricorrente (docente precaria)

Prevale il privato

La controversia

La ricorrente ha promosso il giudizio di ottemperanza chiedendo l'esecuzione della sentenza del Tribunale ordinario, Sezione Lavoro, passata in giudicato e notificata al Ministero ai fini esecutivi. La sentenza aveva riconosciuto il diritto della docente precaria a usufruire della Carta del docente per gli anni scolastici dal 2018/2019 al 2020/2021, ordinando al Ministero di attivare la Carta e accreditare euro 1.500,00, oltre interessi legali e rivalutazione nei limiti di legge, nonché rimborsare le spese processuali. La ricorrente ha dedotto l'inadempimento dell'Amministrazione. Il Ministero si è costituito soltanto formalmente e non ha fornito chiarimenti sull'esecuzione. Il TAR ha verificato il passaggio in giudicato, la rituale notificazione e il decorso del termine dilatorio di 120 giorni previsto per l'esecuzione dei titoli giudiziali nei confronti delle amministrazioni pubbliche.

La decisione

Il TAR ha accolto il ricorso di ottemperanza. Ha ritenuto sussistente la propria competenza ai sensi dell'art. 113, comma 2, c.p.a. e verificato che il giudicato fosse regolarmente formatosi, notificato e non eseguito, nonostante il decorso del termine di 120 giorni. Poiché il Ministero non ha contestato né documentato l'adempimento, la pretesa della ricorrente è stata ritenuta provata anche alla luce dei principi sull'onere della prova nei rapporti tra creditore e debitore. Il giudice dell'ottemperanza non può rimettere in discussione i presupposti della pretesa definitivamente riconosciuta dal giudicato, ma deve assicurarne l'attuazione. È stato quindi ordinato al Ministero di eseguire la sentenza entro 60 giorni dalla notificazione o, se anteriore, dalla comunicazione della decisione. Per il caso di ulteriore inerzia è stato nominato commissario ad acta il Direttore generale competente del Ministero, con facoltà di delega, senza compenso e con un ulteriore termine di 60 giorni decorrente dalla scadenza del termine assegnato all'Amministrazione, previa richiesta della ricorrente. Le spese del giudizio di ottemperanza, liquidate in euro 800,00 oltre accessori, sono state poste a carico del Ministero e distratte in favore del difensore antistatario. Il TAR ha inoltre disposto la trasmissione della sentenza alla Procura regionale della Corte dei conti e all'OIV del Ministero, in considerazione dell'inerzia amministrativa reiterata e del ricorso seriale a giudizi di ottemperanza.

Norme richiamate

  • art. 114 c.p.a.

    Disciplina il giudizio di ottemperanza, nell'ambito del quale il giudice può ordinare all'amministrazione di eseguire il giudicato e adottare le misure necessarie a garantirne l'attuazione.

  • art. 113, comma 2, c.p.a.

    Fondamento della competenza del TAR adito per l'esecuzione del giudicato indicato in sentenza.

  • art. 14, comma 1, d.l. 31 dicembre 1996, n. 669, convertito dalla legge 28 febbraio 1997, n. 30, come modificato dall'art. 44, comma 3, d.l. 30 settembre 2003, n. 269, convertito dalla legge 24 novembre 2003, n. 326

    Prevede il termine di 120 giorni decorrente dalla notificazione del titolo esecutivo prima di poter procedere all'esecuzione forzata nei confronti dell'amministrazione; il TAR ne ha verificato il decorso ai fini dell'ammissibilità e fondatezza dell'ottemperanza.

  • art. 1, comma 121, l. n. 107/2015

    Prevede e disciplina il beneficio della Carta del docente, il cui riconoscimento per gli anni di precariato era stato definitivamente disposto dal giudicato oggetto di ottemperanza.

Massime di principio

  • Nel giudizio di ottemperanza il giudice deve dare attuazione al contenuto del giudicato senza rimettere in discussione i presupposti della pretesa definitivamente accertata dal titolo esecutivo.
  • Quando una sentenza passata in giudicato è stata ritualmente notificata all'amministrazione e il termine dilatorio previsto dalla legge è decorso, l'inerzia dell'amministrazione legittima l'accoglimento dell'azione di ottemperanza, se l'adempimento non è dimostrato.
  • A fronte della deduzione dell'inadempimento del giudicato, l'amministrazione deve fornire chiarimenti e documentare l'eventuale esecuzione; la mancata contestazione o prova dell'adempimento conduce all'accoglimento della domanda di ottemperanza.
  • Il giudice dell'ottemperanza può assegnare all'amministrazione un termine per adempiere e nominare anticipatamente un commissario ad acta, destinato a intervenire, previa richiesta dell'interessato, in caso di infruttuoso decorso del termine.
  • L'inerzia reiterata dell'amministrazione nell'esecuzione di obblighi risultanti da giudicati può giustificare la trasmissione della decisione agli organi di controllo e alla Procura regionale della Corte dei conti per le valutazioni di eventuale competenza.

Come è indicizzato

MaterieGiudizio di ottemperanzaScuola
RamiProcesso amministrativoIstruzione e università
IstitutiOttemperanza e commissario ad actaEffetto conformativo e riedizione del potereOnere della prova e principio dispositivo

Testo integrale

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