Cassazione Penale, Sentenza n. 46052/2023 del 15/11/2023
Sintesi
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Favorevole al resistente
La controversia
I ricorrenti impugnano la sentenza della Corte d'appello di Palermo che aveva confermato la condanna del Tribunale di Marsala per i reati di cui all'art. 493-ter c.p. (indebito utilizzo di strumenti di pagamento) e art. 629 c.p. (estorsione). Randazzo deduce violazione di legge e vizio di motivazione rispetto al reato di estorsione sostenendo che la condotta fosse mera molestia e non idonea a coartare la volontà della vittima, e contesta anche fatti relativi al tentativo di assunzione del 29/12/2018. Di Maio censura travisamento della prova e vizio di motivazione: afferma che le dichiarazioni confessorie di Randazzo avrebbero esonerato la sua posizione, che la sua condotta era diversa e post factum e che mancava il concorso; chiede inoltre una riduzione di pena per le circostanze personali. Entrambi hanno poi proposto motivi nuovi invocando la sentenza della Corte costituzionale n.120/2023, che ha dichiarato parzialmente illegittimo l'art. 629 c.p. nella parte in cui non prevede la possibilità di diminuire la pena fino a un terzo per fatti di lieve entità, sostenendo che nel caso concreto ricorrano i presupposti per tale diminuzione.
La decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i motivi originari, rilevando che si trattava di una mera richiesta di riconsiderazione delle valutazioni di merito compiute dalla Corte d'appello, che aveva dato risposte puntuali alle doglianze e valorizzato le dichiarazioni della persona offesa e delle altre prove. I motivi nuovi sono stati ritenuti infondati: la Corte ha ritenuto che i fatti non rientrino nell'alveo della lieve entità contemplata dalla pronuncia costituzionale, perché mancava l'occasionalità dell'iniziativa delittuosa e perché emergeva una costante propensione al reato anche alla luce dei precedenti degli imputati. Di conseguenza i ricorsi sono stati rigettati e le condanne pronunciate dai giudici di merito sono state confermate.
Norme richiamate
art. 629 cod. pen.
Riguarda il delitto di estorsione; la Corte ha ritenuto che la fattispecie concreta rientri pienamente in tale reato e che la riduzione prevista dalla Corte costituzionale si applichi solo quando siano congiuntamente presenti l'occasionalità della condotta e la ridotta entità dell'offesa/utile preteso, condizioni non riscontrate nel caso di specie.
art. 493-ter cod. pen.
Si applica all'indebito utilizzo di strumenti di pagamento; la Corte di merito ha valutato le testimonianze (es. cassiera e dipendente del supermercato) come idonee a dimostrare il concorso degli imputati nel far uso indebito delle carte.
Sentenza Corte Costituzionale n. 120 del 2023
ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'art. 629 cod. pen. nella parte in cui non prevede che la pena da esso comminata sia diminuita in misura non eccedente un terzo quando, per la natura, la specie, i mezzi, le modalità o circostanze dell'azione, ovvero per la particolare tenuità del danno o del pericolo, il fatto risulti di lieve entità
La Corte costituzionale ha ammesso una riduzione fino a un terzo per casi di estorsione di lieve entità, ma la Cassazione ha precisato che ciò richiede la congiunta presenza di occasionalità dell'iniziativa delittuosa e la ridotta offensività/utilità richiesta; assenza di uno dei requisiti esclude la riduzione.
art. 65, primo comma, numero 3) cod. pen.
Richiamato quale regola generale che consente la diminuzione della pena in misura non eccedente un terzo per i casi di lieve entità, come richiamato nella giurisprudenza e nella pronuncia costituzionale; la Cassazione ricorda che la norma presuppone i requisiti indicati dalla Corte costituzionale.
Massime di principio
- In Cassazione non è ammesso un nuovo esame integrale del merito né una diversa valutazione della persuasività delle prove: sono rilevabili soltanto vizi di motivazione consistenti nella mancanza, manifesta illogicità o contraddittorietà tali da incidere su punti essenziali.
- Per escludere il reato di estorsione occorre dimostrare l'assenza di qualsiasi fatti idonei a coartare la volontà della vittima; la qualificazione come mera molestia è possibile solo se emerge chiaramente che la condotta non ha avuto efficacia costrittiva e la vittima ha agito liberamente.
- La riduzione di pena riconosciuta dalla Corte costituzionale n.120/2023 si applica solo se sono congiuntamente presenti: a) l'occasionalità dell'iniziativa delittuosa (estrema occasionalità, non condotte reiterate o organizzate) e b) la ridotta entità del danno e dell'utilità pretesa; la mancanza di uno dei due elementi esclude la riduzione.
- La dimostrazione di ruoli differenti tra coimputati o di assenza di concorso richiede elementi probatori specifici e non è automaticamente desumibile da confessioni altrui: una confessione di uno non esonera l'altro se le prove complessive indicano partecipazione.
- I precedenti penali e la persistente ripetizione di condotte illecite costituiscono elemento ostativo alla qualificazione del fatto come di lieve entità e alla concessione di attenuanti speciali o riduzioni di pena.
- Quando si invoca in via nuova una pronuncia costituzionale per ottenere una revisione del trattamento sanzionatorio, è necessario mostrare che i fatti oggettivi del caso rientrino chiaramente nella fattispecie che la Corte costituzionale ha inteso ricomprendere nella possibilità di diminuzione di pena.
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