Sentenza n. 13080/2026 - Roma, Sezione 4
per l'ottemperanza: del giudicato formatosi sulla sentenza n. 11684/2023 pubblicata il 13 luglio 2023, resa a definizione del procedimento R.G. n. 13406/2022 dal Tar Lazio, Roma, passato in giudicato, con la quale veniva statuito: “ordina al Ministero dell'Istruzione e del Merito di provvedere sull'istanza come sopra presentata dalla parte ricorrente, entro giorni 180 (centottanta) dalla notificazione o, se anteriore, dalla comunicazione in via amministrativa della presente sentenza".
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: inerzia del Ministero nell'esecuzione della sentenza del TAR Lazio n. 11684/2023
Esito
Favorevole al resistente (ministero)
Prevale l’amministrazione
La controversia
La ricorrente ha promosso il giudizio di ottemperanza al giudicato formatosi sulla sentenza del TAR Lazio n. 11684/2023, che aveva ordinato al Ministero dell'Istruzione e del Merito di provvedere sulla sua istanza entro 180 giorni dalla notificazione o, se anteriore, dalla comunicazione della sentenza. Nel corso del giudizio, il Ministero ha adottato il provvedimento prot. 138928 del 7 luglio 2026, dando esecuzione al giudicato. La ricorrente aveva quindi contestato la protratta inerzia dell'Amministrazione rispetto all'obbligo conformativo fissato dalla sentenza.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse, poiché il Ministero ha adottato, nel corso del giudizio, il provvedimento necessario a dare esecuzione alla sentenza passata in giudicato. Il Collegio ha tuttavia condannato l'Amministrazione alle spese di lite, liquidate in euro 1.000,00 oltre accessori, in applicazione del criterio della soccombenza virtuale o, comunque, considerando il comportamento processuale e sostanziale dell'Amministrazione. La condanna è stata motivata dal fatto che l'ottemperanza è intervenuta ampiamente dopo la scadenza del termine di 180 giorni fissato dal giudicato e che il Ministero non aveva riscontrato tempestivamente i chiarimenti istruttori richiesti dal Collegio, ponendo fine alla prolungata inerzia soltanto in prossimità dell'udienza.
Norme richiamate
art. 35, comma 1, lett. c, c.p.a.
Consente di dichiarare l'improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse, quando nel corso del giudizio viene meno l'utilità concreta della decisione.
art. 85, comma 9, c.p.a.
Richiamato dal giudice nel giudizio di ottemperanza; il testo non esplicita una specifica interpretazione ulteriore.
Massime di principio
- Nel giudizio di ottemperanza, l'adozione in corso di causa del provvedimento con cui l'amministrazione dà esecuzione al giudicato determina la sopravvenuta carenza di interesse e l'improcedibilità del ricorso, se non residua un'utilità concreta della decisione giudiziale.
- L'esecuzione tardiva del giudicato non impedisce la dichiarazione di improcedibilità per sopravvenuto difetto di interesse, ma può giustificare la condanna dell'amministrazione alle spese di lite.
- La protratta inerzia dell'amministrazione e il mancato tempestivo riscontro agli incombenti istruttori disposti dal giudice possono essere valorizzati nella regolazione delle spese, anche quando l'amministrazione adempia prima della decisione.
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La sintesi è generata dall'AI di Trovanorma a partire dal testo pubblicato da Giustizia amministrativa, ha finalità informative e non sostituisce la lettura del documento né un parere professionale: fa fede il testo ufficiale.
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