Sentenza n. 8642/2026 - Roma, Sezione 5Q
per l'accertamento dell'illegittimità del silenzio-inadempimento serbato dall'Amministrazione intimata in ordine all'istanza di convocazione al fine del rilascio del visto per motivi di lavoro in favore del sig. -OMISSIS- e per la condanna della stessa a provvedere entro un termine non superiore a trenta giorni, con richiesta di nomina di un Commissario ad acta ex art. 117, co. 3 c.p.a.
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeAtto impugnato: silenzio-inadempimento sull'istanza di convocazione per l'attivazione del procedimento di rilascio di un visto di ingresso per lavoro subordinato
Esito
Favorevole al resistente (amministrazione diplomatica)
Prevale l’amministrazione
La controversia
Il ricorrente ha proposto ricorso ai sensi dell'art. 117 c.p.a. per l'accertamento dell'illegittimità del silenzio-inadempimento serbato dall'amministrazione sull'istanza volta a ottenere la convocazione necessaria alla presentazione della domanda di visto per motivi di lavoro subordinato, chiedendo la condanna dell'amministrazione a provvedere entro trenta giorni e la nomina di un commissario ad acta ai sensi dell'art. 117, comma 3, c.p.a. Dopo la proposizione del ricorso, la competente sede diplomatica ha fissato un appuntamento per la presentazione della domanda di visto.
La decisione
Il TAR ha dichiarato il ricorso improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse, ai sensi dell'art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a. L'avvenuta fissazione dell'appuntamento e, quindi, l'attivazione del procedimento per il rilascio del visto hanno fatto venir meno l'interesse del ricorrente a ottenere una pronuncia che imponesse all'amministrazione di procedere. Il Collegio non ha esaminato nel merito la fondatezza del silenzio originariamente contestato. Le spese di lite sono state integralmente compensate, in considerazione dell'enorme numero di richieste gravante sulla sede diplomatica e della complessità dell'iter previsto dalla legge per la conclusione del procedimento.
Norme richiamate
art. 117 c.p.a.
istanza di convocazione al fine del rilascio del visto per motivi di lavoro; richiesta di nomina di un Commissario ad acta ex art. 117, co. 3 c.p.a.
Il ricorso è stato proposto contro il silenzio dell'amministrazione e mirava a ottenere una condanna a provvedere; la nomina del commissario ad acta è stata richiesta come strumento di esecuzione dell'eventuale ordine giudiziale.
art. 35, comma 1, lett. c), c.p.a.
improcedibile per sopravvenuto difetto di interesse alla decisione
L'attivazione del procedimento amministrativo successivamente alla proposizione del ricorso elimina l'interesse concreto e attuale alla pronuncia contro il silenzio, rendendo il ricorso improcedibile.
art. 60 c.p.a.
ex art. 60 cod. proc. amm.
La controversia è stata definita con sentenza in forma semplificata all'esito della camera di consiglio, sentite le parti.
Massime di principio
- Nel giudizio avverso il silenzio della pubblica amministrazione, la sopravvenuta attivazione del procedimento richiesto dal ricorrente elimina l'interesse concreto e attuale a ottenere una pronuncia che ordini all'amministrazione di provvedere e determina l'improcedibilità del ricorso per sopravvenuto difetto di interesse.
- La fissazione dell'appuntamento necessario alla presentazione della domanda di visto integra, ai fini del giudizio contro il silenzio, l'attivazione del procedimento amministrativo e rende non più utile una condanna giudiziale dell'amministrazione a procedere.
- La sopravvenuta improcedibilità per difetto di interesse non comporta necessariamente la condanna dell'amministrazione alle spese: queste possono essere integralmente compensate quando il giudice ravvisi giusti motivi, tra cui il rilevante carico di richieste gravante sull'ufficio e la complessità dell'iter procedimentale.
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