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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 31245/2025 del 17/09/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Conflitto di competenza territoriale. Il GUP di Milano, con sentenza del 20/12/2023, aveva dichiarato la propria incompetenza territoriale in relazione a un procedimento contro più imputati (tra cui reati di associazione per delinquere, autoriciclaggio, accesso abusivo a sistemi informatici ex art. 615‑ter, truffa e falso) e aveva trasmesso gli atti al pubblico ministero presso il Tribunale di Cremona perché il più grave reato (autoriciclaggio) sarebbe stato commesso a Cremona. Il GIP di Cremona, con ordinanza del 16/04/2025, ha sollevato conflitto negativo rilevando che tra i capi di imputazione figura il reato di cui all'art. 615‑ter c.p., per il quale l'art. 51, comma 3‑quinquies c.p.p. prevede la competenza distrettuale (attribuendo funzioni al Tribunale del capoluogo del distretto), e dunque il Tribunale di Milano sarebbe funzionalmente competente.

La decisione

La Corte ha dichiarato fondato il conflitto e ha deciso nel senso indicato dal giudice rimettente (cioè ha ritenuto competente il Tribunale di Milano). La decisione si è basata sull'interpretazione dell'art. 51, comma 3‑quinquies, e dell'art. 328, comma 1‑quater, c.p.p., nonché sulla costante giurisprudenza di legittimità secondo la quale i reati ricompresi nel catalogo di cui all'art. 51, comma 3‑quinquies, esercitano una "vis attractiva" assoluta: quando per uno di tali reati si procede, la competenza territoriale va determinata unicamente in base al luogo di consumazione del reato del catalogo (qui: art. 615‑ter contestato come commesso a Milano nel periodo 30.11.2016-25.02.2019). Pertanto gli atti sono stati trasmessi al Tribunale di Milano per il prosieguo.

Norme richiamate

  • art. 51, comma 3‑quinquies, cod. proc. pen.

    "Quando si tratta di procedimenti per i delitti, consumati o tentati, di cui agli articoli [..] 615 ter [..] del codice penale [..] le funzioni indicate nel comma 1, lettera a), del presente articolo sono attribuite all'ufficio del pubblico ministero presso il tribunale del capoluogo del distretto nel cui ambito ha sede il giudice competente"

    Attribuisce la competenza distrettuale (ufficio del pubblico ministero del capoluogo di distretto) per i reati elencati, con effetto di richiamo esclusivo della competenza rispetto agli ordinari criteri territoriali (vis attractiva).

  • art. 328, comma 1‑quater, cod. proc. pen.

    "Quando si tratta di procedimenti per i delitti indicati nell'articolo 51, comma 3‑quinquies, le funzioni di giudice per le indagini preliminari e le funzioni di giudice per l'udienza preliminare sono esercitate, salve specifiche disposizioni di legge, da un magistrato del tribunale del capoluogo del distretto nel cui ambito ha sede il giudice competente"

    Attribuisce anche le funzioni giurisdizionali (GIP/GUP) al magistrato del Tribunale capoluogo del distretto, consolidando la competenza distrettuale per tali procedimenti.

  • art. 12, comma 1, lett. c), cod. proc. pen.

    Norma sulla connessione teleologica fra reati che consente di riunire procedimenti quando i reati perseguono il medesimo fine; è stata invocata dal GUP di Milano per sostenere la trasmissione degli atti a Cremona in ragione del rapporto di connessione fra i reati.

  • art. 28 cod. proc. pen.

    Definisce la fattispecie di conflitto di competenza quando due giudici contemporaneamente rifiutano la cognizione dello stesso fatto; norma che legittima la risoluzione del contrasto da parte della Corte.

  • Giurisprudenza di legittimità (es. Sez. 1, n. 16123 del 12/11/2018; richiamata sent. n. 15037 del 2025)

    Giurisprudenza consolidata che riconosce l'effetto attrattivo (vis attractiva) dei reati indicati negli specifici commi dell'art. 51 c.p.p., stabilendo che la competenza si determina unicamente in base al luogo di consumazione del reato del catalogo, nonostante la presenza di reati connessi più gravi o con luogo diverso.

Massime di principio

  • La presenza, nel capo di imputazione, di un reato ricompreso nel catalogo di cui all'art. 51, comma 3‑quinquies c.p.p. (es. art. 615‑ter c.p.) determina una competenza distrettuale che esercita una "vis attractiva" sugli altri reati connessi: la competenza va valutata primariamente in base al luogo di consumazione del reato del catalogo.
  • Quando giudici diversi declinano la cognizione per lo stesso complesso di fatti sorge conflitto di competenza ai sensi dell'art. 28 c.p.p., risolvibile dalla Corte di legittimità o dall'organo competente previsto dalla legge.
  • Per reati che si perfezionano in momenti diversi (es. autoriciclaggio la cui consumazione può coincidere con l'acquisto dell'utilitas), occorre determinare con cura il luogo e il momento della consumazione ai fini della competenza territoriale; decisioni diverse sul momento di consumazione possono determinare contrasto di competenza.
  • La deroga operata dall'art. 51, comma 3‑quinquies, è assoluta rispetto ai criteri ordinari di competenza: anche se altri reati sono più gravi o sono stati commessi in luoghi diversi, la competenza segue il reato del catalogo.
  • In fase di inquadramento processuale, la procura e il giudice devono valutare l'effetto attrattivo prima di trasferire o dichiarare incompetenza: errori o interpretazioni difformi possono generare conflitti e ritardi procedurali.
  • Difesa e PM possono utilizzare le regole sulla competenza distrettuale strategicamente: chi formula le imputazioni deve essere consapevole che includere un reato del catalogo determina il foro competente; analogamente la difesa deve contestare tempestivamente luogo/tempo di consumazione se ritiene impropria la vis attractiva.
  • Eccezioni alla regola esistono solo se norme speciali dispongono diversamente; in assenza di tali disposizioni la giurisprudenza consolidata prevale nell'interpretazione della regola attrattiva.

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