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Sentenza

Sentenza n. 7107/2026 - Consiglio Di Stato, Sezione 7

Giustizia amministrativa202503677

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
Consiglio di Stato, Sez. VIISentenzaAzione di annullamento

Atto impugnato: nota di Roma Capitale del 14 dicembre 2023, recante il diniego della proposta di accordo transattivo che prevedeva il pagamento del debito e il prolungamento della concessione dell’impianto sportivo

Esito

RIGETTO

Favorevole al resistente (comune)

Prevale l’amministrazione

La controversia

L’associazione, già concessionaria dal 2005 dell’impianto sportivo comunale di viale Tiziano, aveva realizzato lavori di riqualificazione a proprie spese, confidando nel prolungamento della concessione previsto dagli atti comunali. Dopo la decadenza della concessione, disposta nel 2018 per il mancato pagamento di un debito, il ricorso contro tale provvedimento era stato dichiarato improcedibile nel 2023 e la decadenza era divenuta definitiva. L’associazione ha impugnato il diniego comunale del 14 dicembre 2023 alla proposta transattiva di pagamento del debito in cambio del prolungamento della concessione. In appello ha dedotto: 1) l’erroneità della sentenza del TAR nella parte in cui aveva escluso che comportamenti concludenti del Comune avessero superato la decadenza; 2) l’erroneità della decisione sul diniego della transazione, denunciando falsità dei presupposti, illogicità, incongruità, sviamento, violazione della tutela dell’affidamento e dell’art. 2 del Codice dei contratti pubblici; 3) omessa pronuncia sul motivo relativo alla violazione dell’art. 97 Cost. e al difetto dei presupposti, per omessa considerazione di interessi pubblici, sostenendo che il prolungamento costituiva un diritto già riconosciuto dagli atti comunali quale corrispettivo dei lavori e non un nuovo affidamento; 4) erroneità della declaratoria di inammissibilità della domanda subordinata di restituzione di € 500.000, oltre alle spese di manutenzione straordinaria, per i lavori eseguiti, richiamando l’art. 30 c.p.a., gli artt. 936 e 2041 c.c. e l’art. 190 del Codice dei contratti pubblici.

La decisione

L’appello è respinto. Il primo motivo è infondato: la decadenza del 2018 era ormai consolidata, perché il ricorso contro di essa era stato dichiarato improcedibile e il termine per impugnarla era decorso; non risultano atti del Comune idonei a manifestare una volontà di rimuoverla. La proposta transattiva proveniva unilateralmente dall’associazione e il consenso del Comune a rinviare le udienze del giudizio civile per trattative non generava affidamento. La concessione non poteva essere rinnovata per facta concludentia: il suo eventuale nuovo affidamento richiedeva una procedura competitiva, mentre l’ex concessionaria era rimasta priva di titolo. Il secondo e il terzo motivo, esaminati congiuntamente, sono infondati. La motivazione comunale è stata ritenuta condivisibile: dopo la decadenza, il prolungamento fino al 2043 avrebbe costituito un nuovo rapporto concessorio fuori da una procedura a evidenza pubblica. Il terzo motivo non è stato omesso, poiché la questione è stata implicitamente disattesa dalla motivazione. È stato inoltre escluso un affidamento incolpevole, anche perché già il 4 aprile 2023 il Comune aveva chiarito che il pagamento rateale non sarebbe stato collegato al prolungamento della concessione. Il quarto motivo è inammissibile: la domanda di restituzione era già stata proposta nel precedente giudizio contro la decadenza, definito con sentenza del TAR Lazio n. 4487/2023 per sopravvenuto difetto di interesse; le voci di danno erano direttamente collegate alla decadenza consolidata e la nuova domanda era quindi tardiva ai sensi dell’art. 30 c.p.a. L’appellante è condannata alle spese, liquidate in € 4.000 oltre accessori di legge, se dovuti.

Norme richiamate

  • art. 30 c.p.a.

    Ai sensi dell’art. 30 c.p.a. la domanda di risarcimento per lesione di interessi legittimi è proposta entro il termine di decadenza di centoventi giorni decorrente dal giorno in cui il fatto si è verificato ovvero “dalla conoscenza del provvedimento se il danno deriva direttamente da questo”; “nel caso in cui sia stata proposta azione di annullamento la domanda risarcitoria può essere formulata nel corso del giudizio o, comunque, sino a centoventi giorni dal passaggio in giudicato della relativa sentenza”.

    La domanda risarcitoria per danni derivanti direttamente da un provvedimento deve essere proposta entro centoventi giorni dalla conoscenza del provvedimento; se è stata proposta anche l’azione di annullamento, la domanda può essere formulata nel relativo giudizio o entro centoventi giorni dal passaggio in giudicato della sentenza. La domanda proposta nel giudizio in esame è inammissibile perché riguarda danni già collegati alla decadenza consolidata e già richiesti nel precedente giudizio.

Massime di principio

  • Una concessione amministrativa definitivamente decaduta non può essere rinnovata per facta concludentia; per instaurare un nuovo rapporto concessorio occorre attivare una procedura competitiva.
  • La proposta transattiva formulata unilateralmente dal privato e il mero assenso dell’amministrazione a rinviare udienze per consentire trattative non dimostrano, da soli, una volontà amministrativa di superare un precedente provvedimento definitivo né generano un affidamento incolpevole sulla conclusione dell’accordo.
  • Quando la motivazione della sentenza, valutata nel suo complesso, disattende implicitamente una questione prospettata come motivo di ricorso, non sussiste omessa pronuncia per il solo fatto che la questione non sia stata trattata separatamente.
  • La domanda risarcitoria relativa a danni direttamente collegati a un provvedimento deve essere proposta entro i termini decadenziali dell’art. 30 c.p.a.; non può essere riproposta in un successivo giudizio se era già stata avanzata nel precedente giudizio relativo al provvedimento e risulta ormai tardiva.

Come è indicizzato

MateriePatrimonio e alienazioniAppelloDanno da provvedimento illegittimo
RamiDemanio e patrimonio pubblicoProcesso amministrativo
IstitutiLegittimo affidamentoConcorrenza ed evidenza pubblicaDecadenza e tardività

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