Cassazione Penale, Sentenza n. 39762/2025 del 10/12/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Il ricorrente ha impugnato l'ordinanza che ha respinto la richiesta di revoca o sostituzione della misura cautelare degli arresti domiciliari, deducendo inosservanza o erronea applicazione dell'art. 275, comma 2, c.p.p. Contestava che l'ordinanza avesse errato nel ritenere un aggravamento della misura per la commissione di reati della stessa indole durante l'obbligo di dimora, mentre in realtà il comportamento contestato era l'uscita dal Comune di pertinenza. La difesa ha inoltre sostenuto la violazione dei criteri di adeguatezza e proporzionalità considerando la pena patteggiata (1 anno, 10 mesi e 10 giorni), l'autorizzazione a svolgere attività lavorativa per oltre otto ore giornaliere e il comportamento conforme del ricorrente dal mese di aprile.
La decisione
La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per cassazione rilevando che, nel frattempo, la Corte di Cassazione aveva definito irrevocabile la sentenza di patteggiamento (ordinanza del 11/11/2025), sicché la misura cautelare ha perso la sua funzione servente e si è aperta la fase esecutiva. Per tali motivi l'impugnazione è divenuta inammissibile. È stato precisato che l'inammissibilità sopravvenuta esclude l'obbligo di sostenere le spese processuali e il versamento previsto dall'art. 616 c.p.p., non trattandosi di ipotesi di soccombenza.
Norme richiamate
art. 275, comma 2, cod. proc. pen.
La norma è stata evocata dal ricorrente per censurare la scelta della misura, ma la Corte non è entrata nel merito per l'inammissibilità sopravvenuta; la questione relativa ai criteri di adeguatezza e proporzionalità sarebbe rilevante solo se non fosse intervenuta l'irrevocabilità della condanna
art. 616 cod. proc. pen.
Richiamato per spiegare che, in caso di inammissibilità sopravvenuta del ricorso, non si applica l'obbligo di versamento a favore della Cassa delle ammende e non si impongono le spese processuali alla parte
Massime di principio
- Se, nel corso di un ricorso cautelare o di impugnazione relativo a una misura cautelare, interviene una sentenza di condanna divenuta irrevocabile per lo stesso fatto, il ricorso può diventare inammissibile perché la funzione servente della misura cautelare cessa e si avvia la fase esecutiva.
- L'inammissibilità sopravvenuta per definizione del procedimento principale esclude in genere l'assoggettamento alle spese processuali e ai versamenti previsti a titolo di sanzione processuale, non configurando una soccombenza della parte.
- Questioni di adeguatezza e proporzionalità della misura cautelare (rapporto fra pena patteggiata e misura applicata, condizioni di lavoro autorizzate, comportamento posteriore) sono rilevanti se il procedimento principale non è stato definito irrevocabilmente; una definizione irrevocabile impedisce alla corte di cassazione di decidere sul merito della misura cautelare.
- In situazioni analoghe, prima di proporre impugnazioni sulla misura cautelare, è utile verificare lo stato del procedimento principale: se vi sono rischi concreti di definizione irrevocabile imminente, il ricorso può risultare destinato a perdere la rilevanza pratica.
- La cessazione della funzione della misura cautelare con la condanna irrevocabile non preclude eventuali rimedi nella fase esecutiva (es. istanze in sede esecutiva), ma rende improcedibili i rimedi cautelari ordinari volti a ottenere la revoca/sostituzione della misura.
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