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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 7374/2023 del 21/02/2023

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al resistente

La controversia

Il ricorrente chiedeva il riconoscimento della continuazione tra i reati oggetto della sentenza di condanna emessa dal Tribunale di Catania l'8 febbraio 2021 (divenuta irrevocabile il 25 aprile) e i reati oggetto di altre due sentenze di condanna già unificate in continuazione con provvedimento del 27 giugno 2022. Il Tribunale, in funzione di giudice dell'esecuzione, aveva rigettato tale richiesta. Il ricorso per cassazione deduceva vizio di violazione di legge e difetto di motivazione, contestando che il Tribunale non avesse affrontato le questioni relative al riconoscimento della continuazione e alla rideterminazione della pena finale.

La decisione

La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per intervenuta rinuncia da parte dell'interessato. È stato ritenuto valido l'atto di rinuncia depositato successivamente dal difensore, contenente la dichiarazione sottoscritta personalmente dal Puglisi (sebbene la sottoscrizione non fosse autenticata), atteso che il difensore aveva allegato la dichiarazione e attestato espressamente la provenienza dell'atto dall'assistito. La Corte ha richiamato il principio secondo cui la rinuncia valida all'impugnazione determina l'immediata estinzione del rapporto processuale e il passaggio in giudicato della sentenza. Conseguentemente la Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di euro 500 in favore della Cassa delle Ammende.

Norme richiamate

  • Sezioni Unite, n. 12602 del 17 dicembre 2015 (Ricci)

    La rinuncia valida al ricorso determina l'immediata estinzione del rapporto processuale e l'immediato passaggio in giudicato della sentenza all'atto della dichiarazione di inammissibilità dell'impugnazione; pertanto la rinuncia costituisce causa sopravvenuta di inammissibilità.

Massime di principio

  • La rinuncia espressa e valida dell'interessato rende inammissibile l'impugnazione: chi rinuncia perde la possibilità di ottenere controllo sulla decisione e provoca il passaggio in giudicato della sentenza.
  • La sottoscrizione personale dell'interessato è essenziale; tuttavia, se la firma non è autenticata, l'attestazione formale del difensore circa la provenienza dell'atto può integrare prova sufficiente della rinuncia, purché chiara e inequivoca.
  • Quando si contesta il mancato esame di questioni (es. riconoscimento della continuazione e rideterminazione della pena), non si deve rinunciare al ricorso se si intende ottenere il riesame: la rinuncia sopprime il rimedio giurisdizionale anche in presenza di vizi dell'ordinanza impugnata.
  • La rinuncia comporta anche conseguenze economiche: il ricorrente può essere condannato alle spese processuali e a sanzioni pecuniarie (es. somma in favore della Cassa delle Ammende).
  • Per cautela, quando si intende rinunciare è preferibile che la dichiarazione sia personale e autenticata o, almeno, che il difensore alleghi la dichiarazione firmata e attesti esplicitamente la provenienza per evitare contestazioni successiva.
  • Nel caso di richieste complesse (es. riconoscimento di continuazione tra più sentenze), se si vuole preservare la possibilità di ottenere tutela, è opportuno non depositare rinuncia fino alla completa valutazione degli esiti procedurali e delle eventuali impugnazioni alternative.

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