Cassazione Penale, Sentenza n. 30322/2026 del 10/08/2026
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente (pubblico ministero)
La controversia
La sentenza riguarda una condanna confermata in appello per un delitto commesso in concorso, in danno di una donna straniera, nel periodo tra fine luglio 2015 e il 15 ottobre 2015. La ricorrente ha impugnato la decisione deducendo, con il primo motivo, la violazione degli artt. 512 e 526, commi 1 e 1-bis, c.p.p., sostenendo che le dichiarazioni predibattimentali della persona offesa erano state acquisite illegittimamente perché la sua irreperibilità non sarebbe stata adeguatamente accertata; le ricerche si sarebbero fermate al 2019, sarebbero state solo finalizzate all’incidente probatorio e non avrebbero dimostrato un effettivo e attuale impossibilità di rintraccio, tanto più in relazione a una cittadina extracomunitaria per la quale sarebbero state necessarie verifiche anche all’estero. La difesa ha inoltre dedotto che la Corte territoriale avrebbe invertito l’onere della prova, pretendendo dalla difesa l’indicazione di un nuovo domicilio della teste, e avrebbe erroneamente ritenuto che la persona offesa non si fosse volontariamente sottratta al contraddittorio. Sempre secondo il ricorso, una volta espunte le dichiarazioni della vittima, i riscontri esterni sarebbero rimasti privi di autonoma rilevanza. Con il secondo motivo, la ricorrente ha censurato il trattamento sanzionatorio e il diniego delle circostanze attenuanti generiche ex art. 62-bis c.p., lamentando una motivazione apodittica sulla pena, confermata perché di poco superiore al minimo edittale, e la mancata valorizzazione del contesto sociale disagiato, della parità delle condizioni sociali tra imputata e persona offesa, della incensuratezza e della correttezza del comportamento processuale.
La decisione
La Corte di cassazione ha ritenuto il ricorso infondato e lo ha rigettato integralmente, condannando la ricorrente al pagamento delle spese processuali. Ha affermato che l’acquisizione delle dichiarazioni rese dalla persona offesa in fase di indagini era legittima perché la sua irreperibilità era stata accertata in modo concreto e progressivo, attraverso plurime ricerche nel tempo, e perché non risultava una sua scelta volontaria di sottrarsi all’esame; ha inoltre escluso che fosse necessario svolgere ulteriori ricerche all’estero in assenza di elementi specifici sul radicamento della teste nel Paese d’origine o altrove. Quanto ai motivi sulla pena, la Corte ha reputato corretta la motivazione della sentenza impugnata, osservando che la pena era stata fissata di poco sopra il minimo edittale e che, in assenza di elementi positivi, il diniego delle attenuanti generiche era legittimamente motivato.
Norme richiamate
art. 110 c.p.
norma sul concorso di persone richiamata per qualificare la partecipazione criminosa contestata
art. 601 c.p.
norma incriminatrice posta a base della condanna confermata in appello
art. 602-ter, comma 1, lett. b), c.p.
aggravante speciale richiamata nella contestazione
art. 512 c.p.p.
consente la lettura delle dichiarazioni rese in precedenza quando il testimone sia divenuto irreperibile nonostante ricerche concrete e ragionevoli
art. 526, comma 1-bis, c.p.p.
impedisce di fondare la responsabilità su dichiarazioni rese da chi, per libera scelta, si sia volontariamente sottratto all’esame; nel caso concreto la norma non era ostativa perché mancava una sottrazione volontaria al contraddittorio
art. 62-bis c.p.
le attenuanti generiche possono essere negate in assenza di elementi positivi; non basta la sola incensuratezza
art. 52 d.lgs. 196/2003
richiamato solo per l’omissione dei dati identificativi in caso di diffusione del provvedimento
Massime di principio
- Ai fini dell’acquisizione ex art. 512 c.p.p. delle dichiarazioni predibattimentali, la verifica dell’irreperibilità del testimone deve essere concreta, attuale e condotta con riferimento alle ricerche effettivamente praticabili, non in via astratta o esplorativa.
- La prevedibilità della successiva irreperibilità del dichiarante va apprezzata ex ante, cioè alla luce delle circostanze note o conoscibili fino al momento in cui la parte avrebbe potuto attivare gli strumenti anticipatori di prova.
- Le ricerche del testimone all’estero non sono imposte in modo automatico: sono esigibili solo quando emergano specifici elementi di collegamento con il Paese estero; in mancanza, ulteriori verifiche sarebbero meramente ipotetiche.
- L’art. 526, comma 1-bis, c.p.p. opera solo se risulti che il dichiarante si sia volontariamente sottratto all’esame; la mera irreperibilità, non accompagnata da elementi di scelta elusiva, non basta a bloccare l’utilizzabilità delle dichiarazioni.
- La responsabilità dell’imputato può essere affermata anche sulla base di dichiarazioni rese in precedenza dalla persona offesa, purché esse siano legittimamente acquisibili e corroborate da ulteriori riscontri probatori.
- In tema di trattamento sanzionatorio, quando la pena è stata determinata in misura prossima al minimo edittale, non è necessaria una motivazione particolarmente estesa sul punto, se il giudice dia conto del percorso logico seguito.
- Il diniego delle circostanze attenuanti generiche può essere motivato con l’assenza di elementi positivi a favore dell’imputato; la mera incensuratezza o la regolarità processuale non sono, da sole, sufficienti a imporne la concessione.
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