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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 24205/2022 del 23/06/2022

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Il Procuratore generale ha impugnato l'ordinanza che aveva ammesso il condannato alla detenzione domiciliare ai sensi dell'art. 47-ter, comma 1-bis O.P., denunciando violazione di legge e vizio di motivazione per contraddittorietà e manifesta illogicità. In particolare si censura che il Tribunale, pur avendo rigettato l'affidamento in prova per motivi di pericolosità e inserimento in ambienti di criminalità organizzata, abbia comunque concesso la detenzione domiciliare senza compiere una valutazione adeguata e motivata dell'idoneità di tale misura a prevenire il rischio di commissione di nuovi reati, limitandosi a richiamare esclusivamente lo svolgimento di attività lavorativa come elemento ostativo del pericolo di recidiva.

La decisione

La Corte ha ritenuto il ricorso ammissibile e fondato: ha rilevato una contraddittorietà intrinseca e l'assenza di una motivazione adeguata del Tribunale di sorveglianza, che non ha spiegato perché, nonostante la gravità dei fatti, precedenti numerosi, l'appartenenza a contesti criminali e l'uso di stupefacenti, la detenzione domiciliare fosse idonea a contenere il rischio di recidiva. Per tali ragioni la Corte ha annullato il provvedimento impugnato con rinvio ai sensi dell'art. 623 lett. a) c.p.p., disponendo che il giudice di merito riconsideri l'intero materiale probatorio e dia motivazione completa e coerente sul giudizio prognostico e sull'idoneità delle prescrizioni imposte.

Norme richiamate

  • art. 47-ter, comma 1-bis, legge n. 354/1975 (Ordinamento Penitenziario)

    La concessione della detenzione domiciliare richiede una prognosi favorevole e la valutazione dell'idoneità della misura a prevenire il pericolo di recidiva; non è sufficiente una motivazione generica e occorre valutare fattori concreti.

  • art. 47 Ord. pen. (riguardo all'affidamento in prova)

    L'affidamento in prova richiede presupposti più rigorosi rispetto alla detenzione domiciliare; il rifiuto dell'affidamento non implica automaticamente il divieto di concedere la detenzione domiciliare, ma il giudizio deve essere coerente e motivato.

  • art. 133 c.p., primo e secondo comma

    I criteri per valutare la pericolosità e la prognosi devono essere ancorati agli elementi indicati dall'art. 133 c.p. (condotta antecedente e successiva, personalità, circostanze), e su questa base va formulato il giudizio prognostico.

  • art. 623 lett. a) c.p.p.

    Consente alla Corte di annullare con rinvio le ordinanze del giudice dell'esecuzione per vizi di motivazione o di diritto, come avvenuto nel caso di specie.

Massime di principio

  • La detenzione domiciliare può essere concessa solo se il giudice fornisce una motivazione concreta e coerente che dimostri l'idoneità della misura a prevenire la recidiva; non è sufficiente un richiamo generico al lavoro attuale.
  • Il rifiuto di una misura alternativa più estesa (es. affidamento in prova) per motivi di pericolosità non esime il giudice dall'illustrare perché una misura comunque meno afflittiva (detenzione domiciliare) sarebbe comunque idonea a contenere il rischio di nuovi reati.
  • Il giudizio prognostico deve tener conto degli elementi previsti dall'art. 133 c.p.: gravità dei fatti, precedenti, condotta successiva, legami con contesti criminali, uso di stupefacenti e precedenti insuccessi di misure alternative.
  • La sola possibilità di svolgere un'attività lavorativa non può costituire da sola la base probatoria per escludere il rischio di recidiva; il lavoro è un fattore rilevante ma va integrato da altre valutazioni concrete e prescrizioni adeguate.
  • Motivazioni contraddittorie o superficiali del giudice dell'esecuzione possono determinare l'annullamento con rinvio da parte della Corte di Cassazione, che impone una rivalutazione completa e documentata del materiale probatorio.

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