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Sentenza penale

Cassazione Penale, Sentenza n. 33072/2024 del 23/08/2024

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

Favorevole al ricorrente

La controversia

Impugnazione della sentenza del Tribunale di Catania che aveva dichiarato non doversi procedere per il reato di furto di energia elettrica per mancanza di querela, ritenendo tardiva e inammissibile la contestazione suppletiva, nonostante il Pubblico Ministero avesse inteso contestare l'aggravante della destinazione a pubblico servizio (art. 625, n.7 c.p.). Il Procuratore generale ha dedotto violazione dell'art. 516 c.p.p. sostenendo che il Tribunale illegittimamente ha impedito l'esercizio della contestazione suppletiva, ponendo un limite al potere esclusivo del pubblico ministero e trasformando retroattivamente in peius la posizione dell'imputato.

La decisione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Ha ritenuto che, benché l'aggravante non fosse espressamente indicata, la descrizione dei fatti contenuta nel capo di imputazione (furto mediante allaccio diretto e abusivo alla rete elettrica dell'ENEL) costituiva una univoca esemplificazione della "destinazione a pubblico servizio", rendendo il reato procedibile d'ufficio. Pertanto il Tribunale ha errato nel dichiarare la non procedibilità per mancanza di querela. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio per nuovo giudizio alla Corte di appello di Catania.

Norme richiamate

  • art. 625, n. 7 cod. pen.

    Aggravante della "destinazione a pubblico servizio" per il reato di furto; qui rilevante perché il furto di energia mediante allaccio alla rete costituisce sottrazione di bene destinato a pubblico servizio, rendendo il reato procedibile d'ufficio.

  • art. 85 d.lgs. n. 150 del 2022

    Norma che fissa il termine entro il quale la persona offesa può proporre querela; il Tribunale aveva ritenuto spirato tale termine, ma la Cassazione ha rilevato che la fattispecie era procedibile d'ufficio per l'aggravante implicitamente contestata.

  • art. 516 cod. proc. pen.

    Richiamato dal ricorrente come norma attinente alla contestazione suppletiva/modifica dell'imputazione; il ricorrente sosteneva che il diniego del Tribunale violava tale disposizione. La Cassazione ha ritenuto che, alla luce della descrizione dei fatti, l'aggravante risultava già contestata in fatto e dunque il diniego era errato.

  • Giurisprudenza - Sez. U., n. 24906 del 18/04/2019 (Sorge)

    Principio secondo cui l'aggravante della "destinazione a pubblico servizio" ha natura valutativa e non autoevidente; tuttavia può ritenersi validamente contestata se i fatti descritti nell'imputazione costituiscono una esemplificazione univoca di tale destinazione.

  • Giurisprudenza - Sez. 6, n. 698 del 03/12/2013 (Giordano)

    Definizione di "destinazione a pubblico servizio": non si valuta la mera fruizione pubblica, ma la qualità del servizio organizzato per soddisfare bisogni della collettività attraverso risorse e infrastrutture destinate all'interesse generale.

Massime di principio

  • Quando il capo di imputazione descrive fatti che, per loro natura, costituiscono una esemplificazione univoca dell'aggravante (es. allaccio diretto e abusivo alla rete di distribuzione), l'aggravante può ritenersi contestata in fatto anche se non nominata esplicitamente.
  • Se l'aggravante rende il reato procedibile d'ufficio, il giudice non può dichiarare la non procedibilità per mancanza di querela limitandosi a considerare tardiva una contestazione suppletiva quando i fatti già posti a carico rendono evidente la natura pubblica del servizio sottratto.
  • Il potere di contestazione suppletiva del pubblico ministero è ampio; il sindacato del giudice sull'ammissibilità della contestazione è limitato, soprattutto se la modificazione non sorprende l'imputato perché ricavabile dalla descrizione fattuale.
  • Per aggravanti di natura valutativa occorre che l'imputazione contenga circostanze fattuali che permettano all'imputato di comprendere e difendersi dall'accusa aggravata; formule descrittive chiare (es. "allaccio diretto alla rete dell'ente gestore") sono efficaci a tale scopo.
  • In situazioni analoghe, i difensori devono verificare se la descrizione dei fatti nel capo di imputazione consente al P.M. di far valere aggravanti; i P.M. devono curare la descrizione fattuale per evitare rilievi di incertezza o omissione formale.

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