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Sentenza

Sentenza n. 5756/2026 - Roma, Sezione 1

per l’accertamento dell’illegittimità del silenzio sull'istanza di fissazione di un appuntamento per la formalizzazione della domanda di rilascio del visto d'ingresso per motivi di studio

Giustizia amministrativa202512550

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale
TAR Lazio - Roma, Sez. ISentenzaAzione avverso il silenzio

Atto impugnato: silenzio sull’istanza di fissazione di un appuntamento per la formalizzazione della domanda di visto d’ingresso per motivi di studio

Esito

CESSATA MATERIA DEL CONTENDERE

La controversia

Il ricorrente ha proposto ricorso ai sensi dell’art. 117 c.p.a. contro l’inerzia del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dell’Ambasciata d’Italia ad Islamabad sull’istanza diretta a ottenere la fissazione di un appuntamento per la presentazione e formalizzazione della domanda di visto d’ingresso in Italia per motivi di studio. Nel corso del giudizio, la sede diplomatica ha fissato l’appuntamento richiesto per il 20 dicembre 2025.

La decisione

Il TAR ha dichiarato la cessazione della materia del contendere, ritenendo che la fissazione dell’appuntamento abbia attivato il procedimento di rilascio del visto e abbia integralmente soddisfatto la pretesa azionata, ai sensi del combinato disposto degli artt. 34, comma 5, e 117 c.p.a. Le spese di lite sono state compensate, in considerazione del tempo non particolarmente esteso intercorso tra la richiesta di appuntamento e la notificazione del ricorso, nonché del comportamento dell’amministrazione, che si è attivata in tempi ritenuti ragionevoli anche in ragione dell’elevato numero di istanze analoghe. L’amministrazione è stata comunque condannata a restituire al ricorrente il contributo unificato, ove versato.

Norme richiamate

  • art. 117 c.p.a.

    Disciplina il ricorso avverso il silenzio dell’amministrazione; il giudizio è definito con cessazione della materia del contendere quando, nelle more, l’amministrazione soddisfa integralmente la pretesa azionata.

  • art. 34, comma 5, c.p.a.

    Consente di dichiarare la cessazione della materia del contendere quando l’amministrazione adotta un provvedimento o tiene un comportamento pienamente satisfattivo della pretesa dedotta in giudizio.

  • art. 52, commi 1 e 2, d.lgs. 196/2003

    Costituisce il presupposto per l’oscuramento delle generalità della parte ricorrente a tutela dei suoi diritti o della sua dignità.

  • artt. 5 e 6 Regolamento (UE) 2016/679

    Richiamati quali ulteriori presupposti per la tutela dei dati personali mediante oscuramento delle generalità del ricorrente.

Massime di principio

  • Nel giudizio avverso il silenzio, la fissazione dell’appuntamento necessario a formalizzare e avviare il procedimento amministrativo richiesto può integrare piena soddisfazione della pretesa, con conseguente cessazione della materia del contendere, quando tale attività corrisponda esattamente all’oggetto della domanda giudiziale.
  • La sopravvenuta attività amministrativa satisfattiva determina la cessazione della materia del contendere ai sensi del combinato disposto degli artt. 34, comma 5, e 117 c.p.a., quando non residui alcuna utilità concreta per il ricorrente derivante dalla prosecuzione del giudizio.
  • Nella regolazione delle spese di un giudizio contro il silenzio, il giudice può compensarle considerando la brevità dell’intervallo tra la richiesta amministrativa e la notificazione del ricorso e il comportamento collaborativo dell’amministrazione, anche in presenza di un elevato carico di istanze analoghe; resta possibile porre a carico dell’amministrazione la restituzione del contributo unificato versato.

Come è indicizzato

MaterieEmersione, decreto flussi e nulla ostaEstinzione, perenzione e improcedibilità
RamiImmigrazione e cittadinanzaProcesso amministrativo
IstitutiSilenzio della pubblica amministrazioneSopravvenuta carenza di interesse

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