Cassazione Penale, Sentenza n. 480/2025 del 07/01/2025
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al resistente
La controversia
Ricorso straordinario ex art. 625-bis c.p.p. per presunto errore di fatto nella sentenza della Sesta Sezione della Corte di Cassazione (n.15641/24). La difesa contestava la ricostruzione della data di una dazione di denaro a favore della pubblica ufficiale Silvana Saguto (29 vs 30 giugno 2015), sostenendo che l'errore nella collocazione temporale aveva inciso sulla determinazione della pena (applicazione della cornice edittale post riforma introdotta dalla legge n.69/2015) e che, se fosse stata riconosciuta la data del 29 giugno, le prove avrebbero reso impossibile l'accertamento della consegna compiuta da Cappellano Seminara, indicando invece altre persone come possibili consegnanti (es. Carmelo Provenzano). La difesa lamentava inoltre la mancata disamina di censure rilevanti atte a dimostrare l'impossibilità materiale della consegna il 29 giugno.
La decisione
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha richiamato il principio delle Sezioni Unite secondo cui il ricorso per errore di fatto è ammissibile solo quando l'errore sia riconducibile a una fuorviata percezione; qualora invece la decisione contenga valutazioni, si tratta di errore di giudizio non rimediabile con l'art.625-bis. La Corte ha ritenuto che non sussistesse l'errore di fatto denunciato: la sentenza di merito e la motivazione della Cassazione avevano evidenziato più elementi (conversazioni telefoniche dall'8 giugno, cessazione delle conversazioni dal 1° luglio, telefonata del 30 giugno sulla consegna di "documenti", servizio di osservazione che attestava la visita la sera del 30 giugno, versamenti successivi sui conti) che, nel loro insieme, dimostravano la consegna del denaro la sera del 30 giugno 2015. Le dichiarazioni del teste Caronia risultavano non univoche (talvolta 29, talvolta 30) e, comunque, la diversa indicazione non era decisiva alla luce delle risultanze complessive. La Corte ha inoltre affermato che le doglianze non superano la prova di resistenza richiesta per provare un errore di fatto decisivo. Conseguentemente il ricorso è stato rigettato come inammissibile e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e a versare €3.000,00 alla cassa delle ammende ai sensi dell'art.616 c.p.p.
Norme richiamate
art. 625-bis cod. proc. pen.
Ricorso straordinario per errore di fatto ammissibile solo se l'errore è di percezione; non è ammesso per questioni che comportano valutazioni di merito (errori di giudizio).
Sezioni Unite, sentenza n. 18651 del 26/03/2015 (Moroni)
Principio secondo cui se la causa dell'errore non è una mera percezione fuorviata e la decisione contiene valutazioni, l'errore è di giudizio e non rientra nel rimedio dell'art.625-bis.
art. 319 cod. pen.
Norma sostanziale sulla corruzione; richiamata in relazione alla rilevanza della collocazione temporale del fatto per la determinazione della cornice edittale dopo la modifica legislativa (legge n.69/2015).
legge n.69/2015
Riforma che ha modificato la disciplina sanzionatoria in materia di corruzione; la difesa sosteneva che la collocazione temporale del fatto inciderebbe sull'applicabilità della normativa post-riforma.
Sez.1, sentenza n. 391 del 09/11/2023 (Piromalli)
Richiama il principio che la mancata disamina di doglianze non decisive o incompatibili con la struttura motivazionale non configura errore di fatto: è onere del ricorrente dimostrare che i motivi non esaminati fossero decisivi.
art. 616 cod. proc. pen.
Prevista la condanna alle spese processuali e la possibilità di irrogare somme alla cassa delle ammende quando il ricorso sia dichiarato inammissibile; la Corte ha disposto il pagamento di €3.000,00 per profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità.
Massime di principio
- Il ricorso straordinario ex art.625-bis c.p.p. è idoneo solo quando l'errore impugnato sia riconducibile a una percezione fuorviante di un fatto elementare e non a valutazioni logiche o giuridiche: divergenze nella lettura o nella valutazione delle prove configurano errore di giudizio, non recuperabile con questo rimedio.
- Una singola discrepanza temporale o una contraddizione nella dichiarazione di un teste (es. 29 vs 30 giugno) può essere assorbita se esistono molteplici elementi probatori convergenti (telefonate, osservazioni di polizia, movimenti bancari); per ottenere l'ammissione del ricorso occorre dimostrare che l'errore è decisivo e avrebbe mutato l'esito della decisione.
- Quando si contesta la collocazione temporale di un fatto per incidere sulla normativa penale applicabile (es. modifica di legge che innalza la pena), è necessario provare in modo chiaro e determinante la diversa collocazione temporale, non semplicemente prospettare ipotesi alternative.
- La mancata disamina di argomenti difensivi è rilevante solo se tali argomenti erano decisivi e il loro omesso esame è dovuto a un errore di percezione; il ricorrente ha l'onere di dimostrare questa decisività.
- Presentare ricorsi manifestamente infondati o basati su valutazioni di merito comporta il rischio di condanne alle spese e, se ravvisata colpa, di ammenda a carico del ricorrente.
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