Cassazione Penale, Sentenza n. 15848/2023 del 14/04/2023
Sintesi
Generata da Trovanorma sul testo ufficialeEsito
Favorevole al ricorrente
La controversia
Il ricorso deduceva che l'ordinanza di riesame aveva confermato la custodia cautelare fondandosi prevalentemente su dichiarazioni di due collaboratori di giustizia (Giuseppe Zaffonte e Silvio Gioia) non adeguatamente riscontrate né valutate nella credibilità intrinseca, con dichiarazioni di un terzo collaboratore (Terrazzano) generiche e non idonee a costituire base indiziaria precisa. Si contestava altresì la mancata valutazione delle prove difensive prodotte (documentazione sulla tracciabilità dei movimenti economici, prova della base reddituale e l'uscita di Gervasi dalla societa "GE.CHI.GAME" fin dal 2013), l'assenza di motivazione sulla riconducibilità delle attività contestate al gruppo associativo e la mancata dimostrazione della rilevanza causale del contributo del Gervasi come "concorrente esterno" rispetto all'associazione di tipo mafioso. Venivano contestati inoltre i rilievi sull'aggravante dell'agevolazione mafiosa e l'adeguatezza delle esigenze cautelari rispetto alla misura carceraria.
La decisione
La Corte di Cassazione ha ritenuto il ricorso fondato: ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato per nuovo giudizio al Tribunale di Catanzaro. La Suprema Corte ha rilevato che la gravità indiziaria era stata costruita essenzialmente su apports dichiarativi di collaboratori non sufficientemente specifici e non adeguatamente riscontrati, senza spiegare l'origine delle conoscenze riportate e senza confronto reciproco fra le dichiarazioni (art. 192 cpp). Non risultava poi accertata, neppure sul piano indiziario, la rilevanza causale e il ruolo concreto del Gervasi come concorrente esterno dell'associazione mafiosa; non era stata data adeguata risposta alla documentazione difensiva sulla presunta uscita dalla societa e sulla tracciabilita economica. La Corte ha quindi disposto la rinnovazione del giudizio di riesame per eliminare i vizi indicati e rivalutare la gravità indiziaria e la proporzionalità della misura cautelare.
Norme richiamate
art. 192, commi 3 e 4, cod. proc. pen.
richiama la necessita' di reciprocita' e riscontro tra contributi dichiarativi dei collaboratori per rafforzare la base indiziaria; la Corte ha osservato l'assenza di tale riscontro tra le dichiarazioni di Gioia e Zaffonte
art. 309, comma 7, cod. proc. pen.
indica la competenza del Tribunale per il nuovo giudizio; la Cassazione ha rinviato al Tribunale di Catanzaro, competente ai sensi di tale norma
art. 94, comma 1-ter, disp. att. cod. proc. pen.
la Cancelleria e' incaricata degli adempimenti consequenziali all'annullamento e al rinvio, come disposto nella sentenza
artt. 512-bis, 416-bis, 648-bis, artt. 81 e 110 cod. pen. (contestazioni nei capi 137, 138, 139)
sono le fattispecie penalmente contestate (intestazione fittizia, associazione di tipo mafioso - concorso esterno, riciclaggio); la Corte ha ritenuto che, in relazione a tali fattispecie, la gravita' indiziaria non fosse stata ricostruita con la dovuta specificita' e riscontri
Sez. U., n. 33748 del 12/07/2005 (Mannino)
giurisprudenza richiamata sul concetto di 'concorrente esterno': soggetto non inserito stabilmente nell'associazione che fornisce un contributo concreto, specifico, consapevole e rilevante causalmente per la conservazione o il rafforzamento delle capacita' operative dell'associazione; la Corte ha richiamato questo principio per osservare l'assenza di accertamento indiziario della rilevanza causale del contributo attribuito a Gervasi
Massime di principio
- La misura cautelare fondata su dichiarazioni di collaboratori richiede che tali dichiarazioni siano specifiche, coerenti tra loro e adeguatamente riscontrate; la sola affermazione generica di un collaboratore non basta a sostenere la gravita' indiziaria.
- Il giudice deve motivare la valutazione di credibilita' e attendibilita' dei collaboratori, indicando le fonti delle loro conoscenze e verificando l'eventuale reciproco riscontro fra dichiarazioni (art.192 cpp).
- Le prove difensive che documentano tracciabilita' finanziaria o l'uscita dell'imputato da societa' rilevanti devono essere adeguatamente valutate e motivate; l'omessa considerazione di tali elementi può rendere insufficiente la base indiziaria.
- Per configurare il concorso esterno in associazione mafiosa occorre accertare, anche sul piano indiziario, che il contributo del terzo sia concreto, specifico e causalmente rilevante per il rafforzamento dell'organizzazione; la mera gestione formale di attività non prova automaticamente tale rilevanza.
- L'aggravante dell'agevolazione mafiosa richiede un nesso finalizzante tra l'attività contestata e gli interessi dell'associazione; tale nesso deve emergere con chiarezza nella motivazione.
- Se per un coindagato la gravità indiziaria relativa alla stessa condotta viene esclusa in altro provvedimento, il giudice dovrebbe valutare coerentemente la posizione degli altri indagati e motivare eventuali differenze di giudizio.
- La proporzionalità e l'adeguatezza della misura cautelare (es. custodia in carcere) devono essere rivalutate alla luce della rinnovata e concreta valutazione della gravità indiziaria; se questa viene ridimensionata, la misura va proporzionalmente ripensata.
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