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Cassazione Penale, Ordinanza n. 24227/2025 del 01/07/2025

Giurisprudenza penale

Sintesi

Generata da Trovanorma sul testo ufficiale

Esito

INAMMISSIBILITA

Favorevole al resistente (pubblico ministero)

La controversia

L'imputato ha impugnato per cassazione la sentenza della Corte d'appello di Roma che aveva confermato la condanna di primo grado per furto aggravato. Con il primo motivo ha formulato censure generiche, dirette in sostanza a contestare la ricostruzione dei fatti operata dai giudici di merito e a sollecitare una diversa lettura del compendio probatorio, senza indicare specifici travisamenti della prova. Con il secondo motivo ha contestato la configurabilità dell'aggravante della violenza sulle cose, sostenendo che non ricorressero i presupposti richiesti. Con il terzo motivo ha censurato l'aggravante dell'esposizione della cosa alla pubblica fede, richiamando la presenza di un sistema di videosorveglianza nel luogo del fatto.

La decisione

La Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Ha ritenuto il primo motivo inammissibile perché volto a ottenere un sindacato di merito sulla valutazione delle prove, precluso in sede di legittimità in assenza di specifici travisamenti e in presenza di una motivazione non illogica o carente. Ha giudicato il secondo motivo manifestamente infondato, affermando che per l'aggravante di cui all'art. 625, comma 1, n. 2, c.p. è sufficiente l'uso di violenza sulle cose per conseguire l'impossessamento del bene. Ha giudicato il terzo motivo manifestamente infondato, rilevando che la polizia giudiziaria era intervenuta quando l'imputato aveva già conseguito il possesso dei beni e che la videosorveglianza, se non idonea a impedire immediatamente la sottrazione, non esclude l'aggravante dell'esposizione della cosa alla pubblica fede. Conseguentemente, oltre alla declaratoria di inammissibilità, ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di euro 3.000 in favore della Cassa delle ammende.

Norme richiamate

  • artt. 624-625 c.p.

    La condotta integra furto aggravato; sono rilevanti le aggravanti contestate e confermate in sentenza.

  • art. 625, comma 1, n. 2, c.p.

    L'aggravante ricorre quando l'agente usa violenza sulle cose per conseguire l'impossessamento del bene; non è necessario che il bene danneggiato fosse quello posto a protezione della cosa sottratta.

  • art. 625, comma 1, n. 7, c.p.

    L'esposizione della cosa alla pubblica fede non è esclusa dalla sola presenza di un sistema di videosorveglianza, se questo è solo un ausilio investigativo e non una sorveglianza effettivamente idonea a impedire la sottrazione.

  • art. 606, comma 1, lett. e), c.p.p.

    Il sindacato di legittimità sulla motivazione è limitato all'esistenza di un apparato argomentativo logico; la verifica del merito probatorio è consentita solo nei limiti dell'errore nella lettura degli atti denunciabile nei modi previsti.

Massime di principio

  • In sede di legittimità non è consentito chiedere una nuova valutazione del fatto o delle prove, salvo la deduzione di specifici travisamenti probatori nei limiti devolutivi del ricorso.
  • La motivazione è censurabile in cassazione solo quando manchi, sia manifestamente illogica o presenti vizi macroscopici, non quando il ricorrente prospetti una lettura alternativa del materiale probatorio.
  • Per l'aggravante della violenza sulle cose nel furto è sufficiente che la violenza sia funzionale a realizzare l'impossessamento del bene, senza che sia necessario un nesso materiale con la cosa specificamente protetta.
  • La mera presenza di videosorveglianza in un luogo non elimina l'aggravante dell'esposizione della cosa alla pubblica fede se il sistema non sia concretamente idoneo a impedire la sottrazione in modo immediato.

Come è indicizzato

MaterieFurtoImpugnazioni
RamiDelitti contro il patrimonioProcesso penale
IstitutiInutilizzabilità della prova

Testo integrale

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